Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Sinfonica 2025-2026
Kremerata Baltica
Direttore e violino Gidon Kremer
Pianoforte Georgijs Osokins
Jēkabs Jančevskis: Lignum per orchestra d’archi, svilpaunieki e percussioni; Frédéric Chopin: Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in fa minore op. 21, versione per pianoforte e orchestra d’archi di Yevgeniy Sharlat; Raminta Šerkšnytė: Winternacht per violino e orchestra d’archi; Victor Kissine: Frühlingstraum per violino e orchestra d’archi; Georgijs Osokins: Auf dem Flusse per violino e orchestra d’archi; Astor Piazzolla: Las Cuatro Estaciones Porteñas
Venezia, 9 febbraio 2026
Il presente concerto vedeva come graditissimi ospiti della Stagione Sinfonica 2025-2026, della Fondazione Teatro La Fenice, Gidon Kremer e la Kremerata Baltica. Il maestro di Riga, uno degli artisti più originali e autorevoli della sua generazione, ha guidato l’ensemble, da lui fondato nel 1997 – con lo scopo di promuovere il talento di giovani musicisti provenienti dalle tre repubbliche baltiche, ma anche per diffondere la nuova vita musicale indipendente di quei paesi – nell’esecuzione di un intrigante programma, che comprendeva musiche originali e trascrizioni da altri autori, realizzate da compositori baltici. Nel corso della serata è emerso chiaramente il rapporto simbiotico esistente tra i giovani talentuosi musicisti e il maestro Kremer. Da lui concepita come regalo per se stesso in occasione del suo cinquantesimo compleanno, la Kremerata continua ad esprimere l’instancabile energia e le qualità visionarie dell’artista lettone, felice di condividere con i colleghi provenienti dall’area baltica la sua immensa esperienza, come solista e musicista da camera, e di animare la vita culturale di quella regione. Primus inter pares, riesce a guidare autorevolmente il giovane ensemble cameristico assicurando, al tempo stesso, un clima di ‘democrazia musicale’, di spontaneità nel fare musica come continuazione dell’atto creativo di un determinato autore.
La serata ha avuto inizio con Lignum, un brano composto per la Kremerata Baltica dal giovane compositore lettone Jēkabs Jančevskis e presentato in prima assoluta nel 2017, in occasione del quattordicesimo Concerto di gala del Festival della Kremerata stessa: una pagina per orchestra d’archi, svilpaunieki (strumento lettone simile all’ocarina) e percussioni, che ha evocato l’incanto della natura e la molteplicità delle sue voci.
Seguiva il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in fa minore op. 21 di Frédéric Chopin, proposto nella versione per pianoforte e orchestra d’archi realizzata dal russo Yevgeniy Sharlat. Solista: il pianista lettone
Dedicato alla contessa Delphine Potocka ma in realtà ispirato da Konstancja Gladkowoska (un’allieva di canto del Conservatorio di Varsavia segretamente amata dall’autore), questo Concerto è stato portato a termine dal compositore polacco prima dell’omologo pubblicato come n. 1. Osokins ha affrontato l’ardua parte solistica con prestanza tecnica, compostezza stilistica ed intensità espressiva, restituendo pienamente il fascino di questa partitura, che è un inno alla giovinezza e alla passione, procedendo tra stile Biedermeier e qualche rara allusione alla tradizione musicale polacca. Brillantezza del suono e nitidezza dell’articolazione anche nei passaggi più veloci hanno segnato, in particolare, l’interpretazione di questo lavoro – tra l’altro prediletto da Clara Schumann –, dove il pianoforte è il protagonista assoluto, mentre l’orchestra ha la sola funzione di accompagnamento (ancora una concessione ai canoni Biedermeier). Reiterati applausi ed acclamazioni per il giovane concertista. Un fuoriprogramma-omaggio a Venezia: Variations sur Le Carnaval de Venise di Franz Liszt, da Paganini.
La seconda parte della serata ha proposto tre brani per violino e orchestra d’archi, ispirati ai Lieder del ciclo Winterreise (1827) di Franz Schubert, che fanno parte di quelli composti nell’ambito del progetto Eine (andere) Winterreise, avviato nel 2022 da Gidon Kremer, in omaggio al grande viennese, nonché per celebrare il 25° anniversario della Kremerata Baltica. Tutti e tre i brani –Winternacht (“Notte d’inverno”), della lituana Raminta Šerkšnytė, Frühlingstraum (“Sogno di primavera”) del russo Victor Kissine, Auf dem Flusse (“Sul fiume”) del già menzionato Georgijs Osokins: titoli che fanno riferimento a melodie tratte da Winterreise – hanno visto Gidon Kremer esibirsi nella doppia veste di direttore e violinista solista con risultati di grande qualità estetica. Hanno chiuso la serata Las Cuatro Estaciones porteñas (“Le Quattro Stagioni di Buenos Aires”) di
Astor Piazzolla. Composte originariamente per quintetto formato da bandoneon, violino, pianoforte, basso e chitarra elettrica, sono state proposte in un particolare arrangiamento con la strumentazione delle Stagioni di Vivaldi, realizzato da Leonid Desyatnikov. Non si tratta di una semplice trascrizione della musica di Piazzolla, ma di una vera e propria rielaborazione. I riferimenti musicali vivaldiani vengono arricchiti e ampliati da Desyatnikov nella sua versione per orchestra d’archi e violino solista, risalente alla fine degli anni Novanta del Novecento: un arrangiamento che ha messo in rilievo la qualità del suono, le doti solistiche e d’insieme, la finezza interpretativa di cui è capace la Kremerata Baltica, ispirata dal proprio nume tutelare. L’iniziale Otoño Porteño ci ha calato immediatamente nel “Nuevo Tango” di Piazzolla attraverso ritmi marcati, aspre armonie, sottili dissonanze, glissando, effetti percussivi, cadenze virtuosistiche dei vari strumenti. Un celebre e concitato passaggio dal terzo tempo dell’Estate vivaldiana si coglieva nel mesto canto del violino che ha aperto l’Invierno Porteño, dove nel prosieguo venivano anche citate le vorticose scale discendenti della grandinata nella campagna veneta (dall’Estate vivaldiana) e, in pizzicato, la celeberrima pioggia che si sente cadere nel tempo centrale dell’Inverno vivaldiano. La Primavera Porteña si è aperta con un complesso fugato, irto di cromatismi ed esasperati ritmi di tango, su cui scivolava l’ubriaco dell’Autunno vivaldiano: un motivo ricomparso successivamente negli ampi e dissonanti accordi dell’ensemble e nei virtuosismi tecnici del violino solista, sempre più teso e marcato. Il Verano Porteño era stemperato dai rigori dell’Inverno vivaldiano liberamente interpolati nella suadente melodia ‘tanguera’ che lo percorreva interamente, mentre un languido momento centrale era caratterizzato da frequenti glissando, tipici del caratteristico trascinamento dei piedi sulla pista da ballo. Fragorosi applausi ed acclamazioni a fine serata. Due fuoriprogramma, tra cui una pirotecnica serie di variazioni ‘tangueras’ su Happy Birthday to You.
Venezia, Teatro La Fenice: Gidon Kremer e la Kremerata Baltica in concerto