Arezzo: Concerto dei complessi del Maggio Musicale Fiorentino diretti da Daniele Rustioni

Arezzo, Auditorium Caurum Hall Guido d’Arezzo, Stagione Concertistica Aretina 2025/2026
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Daniele Rustioni
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Richard Wagner, «Tannhäuser» Ouvertüre; Johannes Brahms, «Das Schicksalslied» per coro e orchestra op. 54; Sinfonia n. 2, op.73
Arezzo, 26 febbraio 2026
Giovedì scorso, all’Auditorium Caurum Hall Guido d’Arezzo, abbiamo assistito ad un concerto con musiche del grande romanticismo tedesco. L’evento ha richiamato un numeroso pubblico quasi ammaliato dalla bellezza del programma. L’Ouvertüre di Wagner poteva ricordare: «Tannhäuser rappresenta il conflitto fra due principi che hanno prescelto il cuore umano come campo di battaglia, e questi principi sono la carne e lo spirito, l’inferno ed il Cielo, Satana e Dio» (Baudelaire). Il resto dell’evento trovava il suo ‘divenire’ nelle composizioni brahmsiane. Il levare del direttore sul wagneriano Andante maestoso faceva cogliere il respiro dei clarinetti, corni e fagotti del loro canto, risultando molto compatto e di ineccepibile equilibrio. Sul piano interpretativo tutto si è risolto nella cantabilità accentuando dettagli in cui la trama trova sviluppo in una grande espansione, mentre la ratio è da rintracciare nel ritorno del tema iniziale. Pertanto il canto dei violoncelli nel piano, imitato dai violini, come l’enfatizzazione del grande rallentando per l’ingresso del fortissimo dei tromboni, nella reiterazione del canto iniziale e altro ancora, potrebbero essere accolti in questa prospettiva.
Das Schicksalslied (Canto del destino), su testo di Friedrich Hölderlin, uno dei capolavori più significativi della letteratura per coro, nella città sede del Concorso Polifonico Internazionale “Guido d’Arezzo” ha rappresentato il clou dello spettacolo. Sembra che dalla prima viennese (8 Settembre 1871) ad oggi l’innesto tra il testo intonato dal coro e l’orchestra continui a stupire e a ricordare l’intenzione di fecondare la musica attraverso la poesia, trovando in Brahms tale soluzione: «ho detto qualcosa che nella poesia non c’è». Composizione non semplice in tutti i sensi: alcuni studiosi la collocano accanto al Nänie op. 82 (testo di Schiller) e al Gesang der Parzen op. 89 (testo di Goethe), non escludendo di accostarlo alla profondità più filosofica del Requiem tedesco composto tre anni prima. Rapiti dal canto dei violini (p espressivo – con sord.) – già all’inizio del Lentamente e malinconicamente (Langsam und schnsuchtsvoll) nella tonalità d’impianto (Mib maggiore), con i suoni profondi dei contrabbassi, dei violoncelli e dai colpi scanditi dei timpani – tutto è proiettato in un ‘già e non ancora’. La scansione ritmica dei timpani ricorda Un poco sostenuto del primo movimento della sinfonia n. 1 mentre l’incedere del contrappunto ed alcuni raddoppi tra gli strumenti prepara, in modo luminoso, l’entrata dei soprani (Ihr wandelt droben im Licht) contrappuntato dai legni e sostenuto dal dolcissimo suono del corno I. L’ingresso del coro, con l’equilibrio straordinario delle voci, si proietta verso l’incontro con ‘altre voci’ (archi) in un afflato colmo di tenerezza e dolcezza. La partecipazione commossa dei musicisti ha permesso a Rustioni di unirsi con appropriata tensione emotiva alla bellezza della partitura e alle voci di un coro capace di toccare corde sensibili. Nella seconda parte (Doch uns gegeben; Allegro; do minore), contrastante alla precedente, la percezione della ricerca di pace di un’umanità cieca dal dolore e dalle povertà era perfettamente restituita dalla magistrale scrittura brahmsiana e dall’univoca intenzione dei due complessi del Maggio che trovavano una giusta sintonia nell’essenziale gesto direttoriale. Grazie alla valorizzazione da parte dei musicisti di ogni dettaglio non di rado si sono colti modelli che guardano all’artigianato contrappuntistico rintracciabile già in Josquin Desprez e poi nel magistero di Johann Sebastian Bach. Una menzione a parte per il coro. Il lavoro di grande cesello del loro direttore Lorenzo Fratini ha incantato i presenti cogliendone una profonda intensità emotiva. Nella terza parte (Adagio- Postludio orchestrale in Do maggiore) il tono compassionevole e il desiderio di lasciarsi inondare dalla luce della speranza e dalle sonorità espressive della compagine strumentale hanno preso il sopravvento. Tutto sembrava sprigionarsi dai versi di Hölderlin e, grazie all’unione di intenti, per alcuni aspetti, si avvicinava ad una bellezza quasi spirituale. Già dall’Allegro non troppo della Sinfonia dopo l’incipit dei violoncelli e contrabbassi che presentano la cellula generatrice e la ‘bussola’, pur in modo variato, nei quattro movimenti – l’esposizione del I tema affidato al corno I e crogiolato dall’intervento dolce dei legni, si coglieva il carattere pastorale. Il canto pervade tutto il movimento non solo attraverso il II tema (viole e violoncello cantando) in fa # minore ma anche, dopo il ritorno del ‘tempestoso’ intervento degli ottoni (molto coesi in tutto il programma), già con la ripresa del I tema. L’espressività degli oboi riportava l’ascoltatore verso stati d’animo sereni unitamente alla possibilità di seguire anche con gli occhi il canone tra violoncelli, contrabbassi e fagotti con i violini. Nel secondo movimento (Adagio non troppo in Si maggiore), diviso in tre sezioni, è il forte espressivo della sezione dei violoncelli a presentare il I Tema con i fagotti (controcanto che ricompare sempre in presenza del Tema), sezione che ha sempre suonato molto ispirata. La terza sezione, pur con episodi quasi ‘tragici’, riconduce alla serenità iniziale all’interno della variazione sfociando nelle ultime 8 battute di coda con la prima parte del tema iniziale ove Rustioni invitava ad una maggiore espressività in particolare alcuni legni e poi i violini I. Nell’Allegretto grazioso (Quasi Andantino) in Sol maggiore, uno Scherzo con due Trii (Presto ma non assai 2/4; Presto ma non assai 3/8), dal carattere pastorale, i legni hanno ‘danzato’ fin dall’iniziale pizzicato dei violoncelli. Con l’Allegro con spirito, nella forma sonata, si ritorna alla tonalità d’impianto (Re maggiore) e il I Tema esposto dagli archi, in ottave diverse, ha sottolineato la gioia insita nella sua natura. Il resto, grazie ad una conduzione sempre chiara, ha restituito un’altrettanta luminosa narrazione che, oltre a delineare l’architettura, riusciva ad avvicinarsi al carattere della festa. I ripetuti applausi da parte dei presenti per i protagonisti hanno chiuso la serata all’insegna della grande musica.