Badisches Staatstheater Karlsruhe, Internationale Händel Festspiele 2026
“RINALDO”
Opera seria in tre atti HWV 7, Libretto di Giacomo Rossi su una sceneggiatura di Aaron Hill dalla “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso.
“RINALDO”
Opera seria in tre atti HWV 7, Libretto di Giacomo Rossi su una sceneggiatura di Aaron Hill dalla “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso.
Versione del 1731
Musica di Georg Friedrich Händel
Rinaldo LAWRENCE ZAZZO
Goffredo JORGE NAVARRO COLORADO
Almirena SUZANNE JEROSME
Armida VALERIA GIRARDELLO
Argante FRANCESCA ASCIATI
Mago/Un araldo LISANDRO ABADIE
Una Donna MARTHA EASON
Deutsche Händel Solisten
Direttore Rinaldo Alessandrini
Regia, scene e costumi Hinrich Horstkotte
Luci Stefan Wolnke
Musica di Georg Friedrich Händel
Rinaldo LAWRENCE ZAZZO
Goffredo JORGE NAVARRO COLORADO
Almirena SUZANNE JEROSME
Armida VALERIA GIRARDELLO
Argante FRANCESCA ASCIATI
Mago/Un araldo LISANDRO ABADIE
Una Donna MARTHA EASON
Deutsche Händel Solisten
Direttore Rinaldo Alessandrini
Regia, scene e costumi Hinrich Horstkotte
Luci Stefan Wolnke
Video Sven Stratmann
Drammaturgia Natalie Widmer
Karlsruhe, 1 marzo 2026
Ogni anno nella seconda metà di febbraio il Badisches Staatstheater ospita gli Internationale Händel Festspiele, la più importante rassegna tedesca dedicata al
compositore di Halle, alla quale prendono parte molti fra i più autorevoli specialisti del repertorio operistico settecentesco. Tra i titoli della quarantottesima edizione era per me interessante il Rinaldo, che in questa nuova produzione era eseguito nella versione riveduta del 1731 come raramente accade. Di solito infatti si preferisce la versione originale del 1711 con la quale Händel fece il suo esordio sulle scene inglesi al Queen’s Theater di Haymarket e che rielaborò vent’ anni dopo apportando significativi cambiamenti alla partitura. Tra le modifiche più importanti della versione riveduta si registrano la trasposizione di registro vocale per Argante, che da basso diventa contraltista, Armida da soprano a contralto, Rinaldo da sopranista a contraltista e Goffredo da contraltista a tenore, oltre alla sostituzione di sei arie con altre provenienti da Partenope, Admeto e Lotario e alla soppressione del personaggio di Eustazio. Anche la drammaturgia fu modificata nella nuova edizione, con un diverso ordine delle arie e una nuova conclusione in cui Argante e Armida sono rapiti da un
drago invece di convertirsi alla religione cristiana. Nell’insieme, in questa versione la spettacolarità delle scene di guerra viene attenuata in favore di una più marcata sottolineatura degli affetti privati, anche tramite una strumentazione più ridotta rispetto all’ originale. La nuova edizione non ebbe un grande successo e fu ritirata dopo appena sei recite. Anche a me nel complesso sembra preferibile la partitura originale, per la sua maggiore brillantezza strumentale e teatralità e perché nella revisione viene pesantemente penalizzato il personaggio di Argante che perde tutte le sue arie più belle.
Ad ogni modo, l’ ascolto della seconda versione è sicuramente molto utile a capire tutti gli aspetti del processo compositivo di Händel, come giustamente deve fare un festival monografico. La messinscena del nuovo allestimento era affidata a Hinrich Horstkotte, cinquantaquattrenne regista renano autore anche delle scene e dei costumi, che per questa produzione ha voluto ricreare le tecniche e l’ ambiente del teatro barocco in un’ atmosfera visiva molto elegante e di grande fascino, valorizzata molto bene dai giochi di luce creati da Stefan Wolnke. Lo spettacolo aveva una sua logica e un suo stile, che senza mai forzare la drammaturgia originale voluta dall’ autore riusciva a offrire diversi momenti di buon teatro. Anche la parte musicale, realizzata dai Deutsche Händel-Solisten sotto la direzione di Rinaldo Alessandrini, era esemplare per rigore filologico e correttezza stilistica. Il direttore, organista e cembalista romano è da anni considerato uno tra i più autorevoli interpreti di questo repertorio e la sua interpretazione si caratterizzava per la bellezza delle sonorità strumentali, l’attenzione all’ accompagnamento dei cantanti e il perfetto equilibrio tra buca orchestrale e palcoscenico oltre che per il senso del teatro e delle atmosfere sceniche. Di livello soddisfacente era anche il cast vocale, che comprendeva
alcuni conosciuti specialisti del repertorio barocco. Il controtenore americano Lawrence Zazzo ha reso molto bene gli aspetti sentimentali della figura di Rinaldo ma non altrettanto adeguatamente quelli eroici a causa di una pronuncia del testo poco scandita, come sempre accade per i cantanti del suo registro. Il mezzosoprano italiano Valeria Girardello ha raffigurato Armida con un fraseggio autorevole e ben marcato, oltre che con un’ assoluta precisione nei passaggi virtuosistici. Molto convincente era anche l’ Almirena del soprano francese Suzanne Jerosme, per la bella qualità del legato e la luminosità del timbro vocale. Il contralto calabrese Francesca Ascioti, accreditata interprete delle opere settecentesche, ha conferito autorevolezza vocale e scenica al personaggio di Argante con la sua voce di timbro denso e omogeneo. Molto buona anche la prova del tenore spagnolo Jorge Navarro Colorado nella parte di Goffredo, per la vocalità impeccabile dal punto di vista stilistico e la personalità ben definita del fraseggio. Impeccabile anche il basso-baritono argentino Lisandro Abadie nel doppio ruolo del Mago Cristiano e dell’ Araldo. Successo vivissimo in un teatro completamente esaurito. Foto: Felix Grünschloß
Karlsruhe, 1 marzo 2026
Ogni anno nella seconda metà di febbraio il Badisches Staatstheater ospita gli Internationale Händel Festspiele, la più importante rassegna tedesca dedicata al
compositore di Halle, alla quale prendono parte molti fra i più autorevoli specialisti del repertorio operistico settecentesco. Tra i titoli della quarantottesima edizione era per me interessante il Rinaldo, che in questa nuova produzione era eseguito nella versione riveduta del 1731 come raramente accade. Di solito infatti si preferisce la versione originale del 1711 con la quale Händel fece il suo esordio sulle scene inglesi al Queen’s Theater di Haymarket e che rielaborò vent’ anni dopo apportando significativi cambiamenti alla partitura. Tra le modifiche più importanti della versione riveduta si registrano la trasposizione di registro vocale per Argante, che da basso diventa contraltista, Armida da soprano a contralto, Rinaldo da sopranista a contraltista e Goffredo da contraltista a tenore, oltre alla sostituzione di sei arie con altre provenienti da Partenope, Admeto e Lotario e alla soppressione del personaggio di Eustazio. Anche la drammaturgia fu modificata nella nuova edizione, con un diverso ordine delle arie e una nuova conclusione in cui Argante e Armida sono rapiti da un
drago invece di convertirsi alla religione cristiana. Nell’insieme, in questa versione la spettacolarità delle scene di guerra viene attenuata in favore di una più marcata sottolineatura degli affetti privati, anche tramite una strumentazione più ridotta rispetto all’ originale. La nuova edizione non ebbe un grande successo e fu ritirata dopo appena sei recite. Anche a me nel complesso sembra preferibile la partitura originale, per la sua maggiore brillantezza strumentale e teatralità e perché nella revisione viene pesantemente penalizzato il personaggio di Argante che perde tutte le sue arie più belle.
Ad ogni modo, l’ ascolto della seconda versione è sicuramente molto utile a capire tutti gli aspetti del processo compositivo di Händel, come giustamente deve fare un festival monografico. La messinscena del nuovo allestimento era affidata a Hinrich Horstkotte, cinquantaquattrenne regista renano autore anche delle scene e dei costumi, che per questa produzione ha voluto ricreare le tecniche e l’ ambiente del teatro barocco in un’ atmosfera visiva molto elegante e di grande fascino, valorizzata molto bene dai giochi di luce creati da Stefan Wolnke. Lo spettacolo aveva una sua logica e un suo stile, che senza mai forzare la drammaturgia originale voluta dall’ autore riusciva a offrire diversi momenti di buon teatro. Anche la parte musicale, realizzata dai Deutsche Händel-Solisten sotto la direzione di Rinaldo Alessandrini, era esemplare per rigore filologico e correttezza stilistica. Il direttore, organista e cembalista romano è da anni considerato uno tra i più autorevoli interpreti di questo repertorio e la sua interpretazione si caratterizzava per la bellezza delle sonorità strumentali, l’attenzione all’ accompagnamento dei cantanti e il perfetto equilibrio tra buca orchestrale e palcoscenico oltre che per il senso del teatro e delle atmosfere sceniche. Di livello soddisfacente era anche il cast vocale, che comprendeva
alcuni conosciuti specialisti del repertorio barocco. Il controtenore americano Lawrence Zazzo ha reso molto bene gli aspetti sentimentali della figura di Rinaldo ma non altrettanto adeguatamente quelli eroici a causa di una pronuncia del testo poco scandita, come sempre accade per i cantanti del suo registro. Il mezzosoprano italiano Valeria Girardello ha raffigurato Armida con un fraseggio autorevole e ben marcato, oltre che con un’ assoluta precisione nei passaggi virtuosistici. Molto convincente era anche l’ Almirena del soprano francese Suzanne Jerosme, per la bella qualità del legato e la luminosità del timbro vocale. Il contralto calabrese Francesca Ascioti, accreditata interprete delle opere settecentesche, ha conferito autorevolezza vocale e scenica al personaggio di Argante con la sua voce di timbro denso e omogeneo. Molto buona anche la prova del tenore spagnolo Jorge Navarro Colorado nella parte di Goffredo, per la vocalità impeccabile dal punto di vista stilistico e la personalità ben definita del fraseggio. Impeccabile anche il basso-baritono argentino Lisandro Abadie nel doppio ruolo del Mago Cristiano e dell’ Araldo. Successo vivissimo in un teatro completamente esaurito. Foto: Felix Grünschloß