Bari, Teatro Petruzzelli: “Falstaff”

Bari, Teatro Petruzzelli, Stagione Lirica 2026
“FALSTAFF”
Commedia lirica in tre atti su libretto di Arrigo Boito da Shakespeare
Musica di Giuseppe Verdi
Sir John Falstaff MILAN SILJANOV
Ford MIHAI DAMIAN
Fenton JACK SWANSON
Dott. Cajus CHRISTIAN COLLIA
Bardolfo ENRICO CASARI
Pistola MARCO SPOTTI
Mrs. Alice Ford ROBERTA MANTEGNA
Nannetta DAMIANA MIZZI
Mrs. Quickly ANITA RACHVELISHVILI
Mrs. Meg Page IRENE SAVIGNANO
Orchestra e Coro del Teatro Petruzzelli
Direttore 
Vincenzo Milletarì
Maestro del Coro Marco Medved
Regia Luca Ronconi  ripresa da Marina Bianchi
Scene Tiziano Santi
Costumi Tiziano Musetti
Disegno luci A.J. Weissbard
Bari, 11 marzo 2026
L’allestimento barese ripresenta, con la cura di Marina Bianchi, la terza rilettura registica del Falstaff che Luca Ronconi tenne a battesimo proprio al Petruzzelli nel 2013 e che oggi mantiene intatto il fascino derivante dalla sua dolente essenzialità e dall’intenzionale alleggerimento degli elementi scenici ideati da Tiziano Santi, qui ridotti a tappeti – connotanti l’osteria della Giarrettiera, Casa Ford e il parco di Windsor – e semplici teloni bianchi tesi da un sistema di corde che perimetrano lo spazio d’un’azione considerata dal regista come intima e raccolta (un dato che lo statico disegno luci di A.J. Weissbard rimarca a dovere). Più elaborato risulta l’ultimo quadro con l’enorme quercia di Herne rovesciata con le radici al cielo, come in una visione onirica degna del Sylvie & Bruno Concluded di Lewis Carroll, romanzo edito nel 1893, l’anno della prima scaligera (9 febbraio) del Falstaff al quale alludono i costumi di Tiziano Musetti in cui busti e corsetti paiono andar “stretti” al gentil sesso (che di lì a qualche mese, il 19 settembre, si vedrà riconosciuto per la prima volta nella Storia il diritto di voto dal governo neozelandese). All’interno di questo spazio, da Ronconi definito ‘pauperistico’, ogni gesto e ogni oggetto (l’avventore fluttuante nell’osteria, la vasca da bagno ambulante con Alice dentro, gli astrusi mezzi di locomozione alla Jules Verne) assumono valenze surrealiste e metafisiche (nel senso di Dalì e De Chirico) che ne incrementano la forza visiva. La poetica della spoliazione, tipica dell’ultimo Ronconi, è funzionale a una lettura del personaggio di Falstaff mirata a calcarne un lato crepuscolare e serioso. Il seduttore, ormai vecchio e obeso, passa la maggior parte del tempo a letto, consapevole che il rapporto di forza tra sessi sta cambiando e che a tale metamorfosi non può opporsi. La voce di Milan Siljanov incarna da subito l’intenzione ronconiana grazie all’equilibrio di volume e alla pulizia d’emissione attribuendo al suo Falstaff la nobiltà che in fondo gli compete. Più aspro il Ford di Milhai Damian, baritono rumeno dal bel timbro pastoso che nel 2025 gli ha permesso di vincere Operalia The World Opera Competition. Di sapore quasi mozartiano il delicato Fenton (lo status sociale subalterno è rimarcato dalla divisa da meccanico) interpretato dal tenore Jack Swanson che insieme all’ottima Nannetta di Damiana Mizzi ha saputo attribuire un colore consono alle oasi liriche ideate da Verdi per la coppia di innamorati. Autorevole la prova di Roberta Mantegna, un’Alice insieme potente e delicata, con una grana vocale congrua al personaggio, una donna matura alle prese con le ultime divertite schermaglie amorose. L’adeguatezza che questi interpreti hanno mostrato nei confronti dei rispettivi personaggi si registra anche per la Quickly di Anita Rachvelishvili (che ha saputo risolvere in corso d’opera alcuni problemi iniziali con la proiezione vocale) e la Meg di Irene Savignano, come pure per i buffi Bardolfo/Enrico Casari e Pistola/Marco Spotti. Buono il Cajus di Christian Collia. Una menzione a parte merita l’ottima direzione di Vincenzo Milletarì: gesto raffinatissimo, autorevolezza nel guidare le ardue sezioni in concertato, capacità di esaltare ogni dettaglio della partitura, sempre seguito dall’Orchestra del Teatro Petruzzelli attenta e smagliante come non mai. Foto Clarissa Lapolla