Clémence de Grandval (1828 – 1907). “Mazeppa” (1892)

Opéra in cinque atti su libretto di Charles Grandmougin e Georges Hartmann. Tassis Christoyannis (Mazeppa), Nicole Car (Matréna), Julien Dran (Iskra), Ante Jerkunica (Kotchoubey), Paweł Trojak (L’Archimandrit). Chor des Bayerischen Rundfunks, Stellario Fagone (maestro del coro), Münchner Rundfunkorchester, Mihhail Gerts (direttore). Registrazione: München – Prinzregententheater, 17-18 gennaio 2025- 2 CDE Fondazione Palazzetto Bru Zane, OF46.
Donna, nobile e ricca. Non certo i requisiti per essere presa sul serio nel mondo teatrale del XIX secolo, più le caratteristiche di una dilettante magari di lusso che di una professionista interessata a ricavarsi un proprio spazio sul palcoscenico. Clémence de Grandval nonostante tutto riuscì nell’impresa diventando una delle poche donne a svolgere attività di compositore professionale nella Francia del secondo Ottocento. Figlia di un’aristocratica e di un ex ufficiale bonapartista nasce nel 1828 in un ambiente aperto e stimolante dove la propensione musicale della giovinetta non solo non viene ostacolata ma può appoggiarsi alla presenza di Friedrich von Flotow, amico di famiglia e primo maestro di Clémence.
Il matrimonio con il visconte di Grandval non interruppe la sua formazione ma anche apri nuove possibilità per la ragazza. La giovane sposa poté infatti proseguire gli studi con un altro maestro d’eccezione: Camille Saint-Säens. L’ottima formazione non basta però per vincere le reticenze di un mondo poco propenso a dare spazio a una giovane viscontessa decisa a cimentarsi con il palcoscenico. Solo nel 1859 con “Le Sou de Lise” riuscirà a vedere in scena un suo lavoro mentre un primo vero successo arriverà con “Piccolino” del 1869. Nel 1880 riceve il Premio Rossini e nel 1890 il Premio Chabrier, nel frattempo erano arrivate le prime commissioni da parte della Société des concerts du Conservatoire (“Concerto per oboe e orchestra op. 7”). L’apice del successo è però raggiunta nel 1892 quando il dramma storico “Mazeppa” andrà in scena a Bordeaux pur non riuscendo a trovare spazio sui palcoscenici parigini, sempre restii ad accettare lavori nati su altre piazze.
Mazeppa” ispirato alla figura del cosacco protagonista tra storia e leggenda delle vicende ucraine della fine del XVII secolo parte dalla fine del celebre poema di Byron con la tragica cavalcata attraverso la steppa e si concentra sulle successive vicende dalla lotta contro la Polonia-Lituania all’ambiguo gioco delle parti durante la guerra russo-svedese che porterà alla sua definitiva caduta. Sono gli stessi temi dell’opera omonima di Čajkovškij anche se il lavoro della Grandval non raggiungere i vertici di quest’ultimo rimanendo ancorato a una tradizione ecclettica prettamente francese. Il vasto affresco storico e l’attenzione agli affetti privati nel più puro stile del grand-opéra alla Scribe vede la Grandval emergere soprattutto nei secondi. Vi è in lei una naturale vena lirica, una facilità melodica veramente degna di nota. Si riconosce la lezione di Saint-Säens così come una conoscenza profonda dei contemporanei lavori di Massenet ma il tutto è fuso con una sincerità che lo rende autentico e personale. Orchestratrice raffinatissima la Grandval gioca con un’orchestra preziosa sia nell’accompagnamento del canto sia nei non infrequenti brani strumentali. Dove meno convince è nei grandi momenti d’assieme, nei concertati del finale I o del secondo atto scritti con professionalità ma fin troppo unitari e granitici, in cui manca una maggior capacità polifonica e poliespressiva. E’ quindi nel lungo duetto d’amore che occupa quasi l’intero atto, nel commosso monologo del protagonista nel IV o nella scena della follia di Matréna nel finale che troviamo i momenti più ispirati della composizione.
Mihhail Gerts ha a disposizione i sempre splendidi complessi della Münchner Rundfunkorchester capaci di esaltare tutto il preziosismo strumentale della scrittura della Grandval. Tutte le sezioni dell’orchestra così come i solisti spesso impegnati anche con soluzioni timbriche insolite – come l’uso del sassofono al tempo autentica npvità – e riescono a trasmettere pienamente anche i valori espressivi della partitura. Gerts dirige con mano sicura, cura la tenuta drammatica complessiva e la chiarezza formale dell’insieme sicuro della formazione a sua disposizione.
Tassis Christoyannis è un interprete sensibile e un fraseggiatore di rara eleganza. La parte sembra richiedere una voce più ampia della sua, una vocalità è da autentico baritono drammatico che Christoyannis non è il che lo costringe a tratti a giocare in difesa. La vocalità spesso declamatoria gli permette invece di sfruttare al meglio la perfetta dizione e la qualità del fraseggio. Il grande monologo “Quelle plaisable nuit!” emerge grazia a un canto nobile e musicalissimo.
Nicole Car è una Matréna di notevole presenza vocale e dal temperamento al calor bianco. La voce è da soprano lirico pieno con centri e gravi ricchi di suono ma in acuto il controllo non è sempre perfetto e a tratti tende a sconfinare nell’urlo. La dizione francese e molto buona e l’identificazione con il personaggio completa, Matréna è un personaggio estremo nei suoi stati d’animo e la Carr si lancia senza paura nei furori estremi come nelle inquietanti dolcezze della scena della follia.
In un insolito ruolo di tenore villain – quello del tradizione Iskra – Julien Dran sfoggia una voce solida e squillante, con acuti svettanti e ricchi di armonici e grande slancio interpretativo. La musicalità non è forse il suo forte e qualche tratto grossier andrebbe forse ripulito però il personaggio concede non poco al riguardo e nell’aria del II atto si nota una certa cura nella ricerca dei colori e delle sfumature.
Ante Jerkunica è un Kotchoubey di grande autorevolezza vocale. Bellissima voce di basso cantante, ricca e nobile unita ad un accento commosso e partecipe. Solidissimo Pawel Trojak dona al breve ruolo dell’Archimandrita tutta la necessaria ieraticità. Registrazione impeccabile e come sempre ricchissimo il volume di accompagnamento.