Tragédie en musique in un prologo e cinque atti su libretto di Pierre Joseph Bernard. Judith van Wanroji (Télaïre), Véronique Gens (Phébé), Reinoud van Mechelen (Castor), Tassis Christoyannis (Pollux), Olivia Doray (Minerve, un Constellation), Hasna Bennani (Vénus, un servant d’Hébé, un ombre hereuse), Jehanna Amzal (L’Amour, un plaisir céleste, un autre ombre hereuse), David Witczak (Mars, deuxième athlète, Juppiter), Attila Vargas-Tóth (Premier athlète, le grand-prêtre de Juppiter). Orfeo Orchestra, Purcell Choir, György Vashegyi (direttore). Registrazione: Béla Bartók National Concert Hall of Müpa Budapest. 27 febbraio – 2 marzo 2023- 2 CD Alpha 1148
Essere in mezzo alle contese sembra il destino di “Castor et Pollux” l’opera presentata da Rameau all’Accadémie Royale de Musique nel 1737. Un debutto tormentato non tanto per questioni interne all’opera che è un autentico capolavoro di invenzione musicale quanto per il contesto di contorno. Il clima della vita musicale francese era al tempo alquanto arroventato e i cultori della tradizione legata allo stile di Lully (i cosiddetti “lullisti”) aspettavano solo l’occasione per prendere al varco il nuovo astro nascente. “Castor et Pollux” lontana dai temi sentimentali cari alla tradizione e tutta centrata del tema dell’amore fraterno era l’occasione perfetta che i sostenitori di Lully non potevano farsi mancare. Tra contestazioni organizzate e contrasti tra fazioni e lo sconcerto del pubblico per l’insolito soggetto l’opera non sopravvisse più di ventun recite. Rameau era però fermamente convinto del valore del suo lavoro e una nuova versione appositamente rivista fu riproposta nel 1754. Era però destino che intorno a quest’opera dovessero scoppiare polemiche. Questa volta le parti si erano invertite, con Rameau i difensori della tradizione francese contro gli innovatori che guardavano al modello italiano e soprattutto a quell’opera buffa napoletana, tanto amata dagli illuministi. Un nuovo confronto scoppiava ancora intorno a “Castor et Pollux” e questa volta sarebbe stata una delle diatribe culturali più intense nell’Europa d’antico regime quella passata agli annali come Querelle des Bouffons che giunse a coinvolgere direttamente la corona.
L’edizione del 1754 è quella normalmente ripresa in seguito, ora Alpha Classics e i complessi ungheresi dell’Orfeo Orchestra ci permettono di ascoltare l’originale versione del 1737. Rispetto al rifacimento successivo il lavoro originale aveva un passo più ampio con un maggior spazio concesso agli elementi decorativi e d’ambiente. E’ inoltre presente un Prologo affidato alle divinità dell’Olimpo in cui non solo si chiariscono alcuni punti narrativi che restano difficili da sciogliere nella versione definitiva – in specie il ruolo di intrigante ingannatrice svolto da Venere – ma soprattutto inserisce una cifra di raffinata ironia che crea un perfetto contraltare ai momenti emotivamente più intensi. Grande spazio è concesso ai momenti d’occasione come le scene delle Grazie o del corte di Hébé – ma sul versante opposta anche il quadro infernale risponde allo stesso gusto spettacolare – con ripetuti interventi di personaggi di fianco cui si affidano piccole ma squisite arie.
Specialista riconosciuto di questo repertorio György Vashegyi ha saputo fare di Budapest un centro di assoluta eccellenza per la musica barocca francese, una sorta di Parigi musicale sulle rive del Danubio. La scrittura orchestrale di Rameau è molto ricca e di grande raffinatezza con il ricorso a sonorità insolite – particolarmente originale l’uso delle percussioni – e una grande varietà di colori. Vashegyi – anche grazie alla qualità indiscutibile tanto dell’orchestra quanto del Purcell Choir, impeccabile anche sul terreno della dizione e della prosodia francese – fa autentici miracoli. L’abbandono ironicamente voluttuoso del prologo olimpico con gli Dei avvolti in languidi ritmi di gavotta o la violenza dei cori inferi del III atto o degli elementi di tempesta – che la macchina del vento rende ancor più realisti – passando per la grazia leggera delle scene di festa tutto è non solo splendidamente suonato ma calibrato alla perfezione.
La compagnia di canto è composta da affermati specialisti di questo repertorio. Tassis Christoyannis (Pollux) è il raffinato dicitore che ben conosciamo. La voce è chiara, forse fin troppo per un ruolo più vicino a una vocalità di basso, ma l’emissione è morbida ed elegante, la dizione impeccabile e il canto avvolto da un’espressività aulica e aristocratica che non potrebbe essere più in sintonia con questo repertorio. Il Castor di Reinoud van Mechelen non ha lo stesso fascino timbrico del fratello e forse la voce è persin troppo leggera per una parte che non manca di slancio. Canta però con gusto e musicalità e interpreta con innegabile sensibilità riuscendo a trovare accenti di autentica commozione.La parte di TélaÏre è forse la più interessante e impegnativa dell’opera. Judith van Wanroji conferma tutte le buone impressioni date in altri ascolti. La cantante olandese possiede una bella voce, ricca di armonici e dal colore caldo e morbido che ben s’addice alla parte. Stilisticamente è nel suo repertorio d’elezione, i grandi declamatici sono eseguito con la giusta autorevolezza e non manca di personalità. Rameau gli affida uno dei momenti più alti dell’opera “Triste apprets” struggente lamento sul corpo senza vita di Castore contato con autentica emozione. La parte della rivale Phébé è assai breve, più rilevante sul piano teatrale che su quello musicale. Véronique Gens riesce comunque a farsi notare per l’autorevolezza dell’accento e per la capacità di dare spessore anche a un ruolo un po’ banale come questo. David Witczak affronta Mars con la giusta irruenza e con una notevole prestanza vocale ma è soprattutto come Juppiter che riesce a trasmettere tutta l’autorevolezza del Dio chiamato a dare scioglimento alla vicenda. Hasna Bennani è una Vénus dal timbro morbido e luminoso e cesella con gusto impeccabile la breve aria dell’Ombre heureuse. La sua compagna è affidata a Jehanna Amzal che nel prologo è un godibilissimo Amour. Olivia Doray ha la dizione nitida e autorevole che ci si aspetta per Minerva cui affianca i panni di una Costellazione personificata. Completa il cast Attila Varga-Tóth di bella voce nei panni del Gran Sacerdote di Giove nonché di uno dei due atleti nella scena agonistica del primo atto affiancato da Witczak chiamata al suo terzo personaggio.
Jean-Philippe Rameau (1683 – 1764). “Castor et Pollux” (Versione originale 1737)