“Die Gebüsche”
Una struttura semplicissima di quattro quartine a rima alternata fa da impalcatura al testo magico ed arioso di Die Gebüsche. Siamo dinanzi ad una poesia che palesa, forse più degli altri, l’importanza del respiro in quanto atto di vita, del soffio come gesto divino che dona quest’ultima, incondizionatamente, a qualsiasi cosa da esso venga sfiorata. La natura è più che mai animata e partecipa attivamente al mutare degli stati d’animo dell’uomo che, anzi, da essa prende spunto per designarli. Il paesaggio, apparentemente fermo, pulsa invece sotto la volta del cielo animato dalla luce dei suoi stessi mille occhi, pronti a sorridere dinanzi al consueto svolgersi delle attività proprie di ogni elemento terrestre: il soffiare del vento, lo spettinarsi dei fili d’erba accarezzati dalla brezza, l’agitarsi del mare ed il continuo, infinito rincorrersi delle onde.
Es wehet kühl und leise
Die Luft durch dunkle Auen,
Und nur der Himmel lächelt
Aus tausend hellen Augen
(Soffia fresco e leggero il vento tra i prati bui, e solo il cielo sorride attraverso migliaia di occhi chiari.)
In questi versi Schlegel annulla il senso della vista, lasciando solo il tatto, la percezione epidermica del vento sulla pelle e il suono che crea passando attraverso i fili d’erba. Chiude gli occhi a colui che in silenzio attende, ma li apre al cielo che osserva sereno attraverso migliaia di occhi luccicanti. In questi primi versi si ha la sensazione di uno spazio aperto quasi infinito. L’assenza degli esseri umani è forte, talmente tanto da sembrare quasi il punto centrale di questa quartina. C’è un vuoto strano, un’irreale sensazione di isolamento della natura dall’uomo. Il cielo domina il mondo sorridendo. È sempre notte e, se questi non avesse le stelle ad illuminarlo, sarebbe solo un invisibile manto buio. Il loro luccichio disegna invece percorsi da seguire e certezze cui aggrapparsi. È una sorta di mappa sulla quale leggere se stessi e la propria vita, un simbolo che Schlegel adopera spessissimo nella sua opera paragonandolo ora agli occhi della donna amata, come quelli di Lucinde per Julius, ora a segni celestiali che suggeriscono il cammino verso un mondo dal cuore ingenuo di un bambino che non si lascia più sopraffare dalle tempeste della vita, come in Die Sterne. La pace campestre, qui dipinta, lascia cadere nell’oblio le volgarità umane sublimando l’anima individuale a discapito della massa informe che, assordata dal rumore delle sue stesse voci, non è più capace di ascoltare e comprendere i suoni o il silenzio della natura.
Es regt nur eine Seele
Sich in des Meeres Brausen,
Und in den leisen Worten
Die durch die Blätter rauschen.
(Solo un’anima si muove nel fragore del mare, e nelle deboli parole che sussurrano attraverso le foglie).
Possiamo supporre che l’individuo solitario che tanto è coinvolto dallo spettacolo
della natura sia in realtà Der Dichter, traduttore, in parole umane, del linguaggio segreto del cosmo, divinamente prescelto come tramite comunicativo fra i due universi. La poesia Der Dichter, secondo l’ordine di pubblicazione di Schlegel, segue infatti Die Gebüsche, e va poi a chiudere completamente il ciclo. La natura viene interiorizzata dal poeta e fatta penetrare in ogni cellula, così che all’interno di esse avvenga una sorta di gesta- zione che darà poi alla luce l’opera d’arte ”ogni opera artistica ed ogni opera dell’arte è perciò una creazione analoga al supremo bello nel grande insieme della natura”1.La fantasia è l’ingrediente che consente di immagazzinare e riprodurre, anzi riflettere, la visione della natura, facendo- la propria particolarmente nel carattere e nei sentimenti. Questa sorta di somatizzazione permette all’artista di misurare il grado della propria genialità laddove sarà maggiore più chiara l’immagine dell’universo: “In questo modo Schlegel ribalta il principio dell’imitazione della natura, secondo il quale la natura è modello dell’arte, e conclude, al contrario, che l’uomo è nell’arte modello della natura” 2.
So tönt in Welle Welle
Wo Geister heimlich trauren
So folgen Worte Worten
Wo Geister Leben Hauchen
(Così risuona l’onda nell’onda dove gli spiriti segretamente piangono.
Così seguono le parole nelle parole dove gli spiriti respirano la vita). La forma Welle-Welle, Worte Worten – come, nell’ultima quartina, Töne Tönet – rimanda all’immagine dell’una cosa che ingloba l’altra, che la contiene, a mo’ di scatole cinesi, cosicché tutto sia parte di tutto, dal più piccolo elemento al più grande. L’onda nell’onda è il susseguirsi di stati d’animo dolorosi che tendono a non placarsi. In quest’eterno movimento rivive il percorso ciclico dell’universo intero che muore e si rigenera dalle sue stesse ceneri. Le parole nelle parole cercano, con lo stesso ritmo, di seguire i percorsi naturali esprimendoli in un linguaggio mortale che li sminuisce, non fosse per le metafore che permettono, a loro modo, di spiegare cripticamente i misteri del divino in terra. Se gli spiriti, nello sbattere continuo dell’onda, sono descritti come dolenti, ora, liberati dal potere della parola, tornano a respirare la vita, e nell’atto dell’ossigenazione torna a vibrare in essi l’energia vitale.
Durch alle Töne Tönet
Im burden Erdentraume
Ein leiser Ton gezogen
Für den, heimlich lauschet
(Attraverso il suono dei suoni, nel sogno colorato della terra, un debole suono risuona, per colui che segretamente ascolta)
La persona che riesce ad avvertire l’eco particolare di un suono tra il continuo sovrapporsi di tanti altri è certamente il poeta. Più in generale chi ha un animo votato all’arte, essendo questa puro riflesso della natura, possiede la capacità di ascoltare ed affacciarsi alla finestra di un mondo meraviglioso, visibile grazie alla fantasia ed alla propensione del proprio spirito a concordarsi col resto dell’universo. (Continua)
1 – E. BEHLER, Romanticismo, Trad. I. Pierini Bianchi, Firenze 1997, p. 76.
2 – Ivi, p. 77
3 – Immagine Pinterest & Österreichische Nationalbibliothek