Milano, MTM, Teatro Litta: “Gli Uccelli” di Aristofane

Milano, MTM – Teatro Litta, Stagione 2025/26
GLI UCCELLI”
da Aristofane
con MARIA CANAL, SIMONA DE LEO, LISA MIGNACCA, ELEONORA MINA, CLAUDIO ORLANDINI
Drammaturgia e Regia
Filippo Renda
Scene e Costumi
Eleonora Rossi
Cura delle Animazioni
Valeria Sacco
Disegno luci
Fulvio Mella
Sound design
Sofia Tieri
Produzione Manifatture Teatrali Milanesi inserito nel Progetto Madre con il contributo di Fondazione Cariplo
Milano, 26 febbraio 2026
La messa in scena de “Gli uccelli” presso il teatro Litta di Milano ci dà una preziosa occasione di riflettere su Aristofane nella contemporaneità; forse dovremmo, infatti, accettare di cambiare prospettiva su questo autore, e, senza minimizzarne l’importanza, togliergli l’etichetta di commediografo che fino ad oggi ha mantenuto, per riconoscerlo con un più vasto e generico “drammaturgo“. La vis comica aristofanea, infatti, si esprime in legami tanto indissolubili dal suo contesto, che oggi è praticamente impossibile scioglierli: siamo quindi obbligati a condividerlo, o ad approcciare i testi in maniera puramente archeologica – ossia per il solo piacere di recuperarli. Se la famosa “trilogia delle donne” – “Lisistrata”, “Tesmoforiazuse”, “Ecclesiazuse” – riesce ancora (ed è intuibile la ragione) a segnare più di un punto, la maggior parte della produzione aristofanea risente proprio di questa ormai incolmabile distanza; tuttavia, qualora tentiamo di riconcepire le sue opere fuori dall’intento comico, mantenendo però tutto il portato satirico, ci rimangono delle pièce à thèse di indiscutibile valore, capaci di smuovere ancora riflessioni su temi attuali. Non sappiamo quanto Filippo Renda condivida le nostre considerazioni – di sicuro nella sua messa in scena non sembra interessato a battere il sentiero del comico: l’atmosfera è fumosa, rarefatta, buia, quasi che i personaggi si muovano in una dimensione interiorizzata, e anche gli uccelli somigliano più a dei demoni che a delle variopinte creature piumate; questa visione diametralmente opposta al fiabesco aristofaneo, se sulle prime lascia disorientati, alla lunga, tuttavia, dimostra una certa apprezzabile coerenza interna. Siamo comunque di fronte a una regia cerebrale, con alcuni momenti di esasperata cupezza non del tutto piacevoli (ma ben realizzati sul piano illuminotecnico da Fulvio Melli) e altri in cui il ritmo decisamente latita, ma che può ben avvalersi del talento di Claudio Orlandini nel ruolo del protagonista: la pacatezza, la maniera lieve, la solidità vocale e della presenza scenica, fanno di Orlandini l’interprete ideale per un dramma ideologico, giacché sa mostrare sia un lato spiccatamente interpretativo, sia uno quasi divulgativo. Accanto a lui, le quattro attrici, che si scambiano i ruoli secondari e le parti corali (Maria Canal, Simona De Leo, Lisa Mignacca, Eleonora Mina), costituiscono un nucleo compatto, spesso arrivando persino a confondersi, a causa di fisicità, costume e vocalità simile – ma comunque il contrasto tra la loro performance “selvaggia” e la candida pacatezza di Orlandini si nota, ed ottiene un effetto decisamente straniante. In generale, la recita presenta momenti riusciti, costruiti sulla scenografia minimale di Eleonora Rossi, sull’uso ardito del buio e del suono (a cura di Sofia Tieri), ma l’aspetto che indebolisce di più la fruizione e proprio la scollatura col testo, che, per quanto adattato, affronta la questione ambientale e del vivere in città in maniera fiabesca ed anacronistica, stridente rispetto all’estetica pesantemente contemporanea della messa in scena – ed ecco che torniamo alla nostra riflessione iniziale. Foto Luca del Pia