Munchen, Bayerische Staatsoper, Stagione 2025/26
“ELEKTRA”
Tragedia in un atto su libretto di Hugo von Hofmannsthal
Musica Richard Strauss
Klytämnestra VIOLETA URMANA
Elektra ELENA PANKRATOVA
Chrysothemis SINÉAD CAMPBELL-WALLACE
Aegisth CHARLES WORKMAN
Orest IAIN PATERSON
Der Pfleger des Orest BÁLINT SZABÓ
Die Vertraute MEG BRILLESLYPER
“ELEKTRA”
Tragedia in un atto su libretto di Hugo von Hofmannsthal
Musica Richard Strauss
Klytämnestra VIOLETA URMANA
Elektra ELENA PANKRATOVA
Chrysothemis SINÉAD CAMPBELL-WALLACE
Aegisth CHARLES WORKMAN
Orest IAIN PATERSON
Der Pfleger des Orest BÁLINT SZABÓ
Die Vertraute MEG BRILLESLYPER
Die Schleppträgerin NONTOBEKO BHENGU
Ein junger Diener TANSEL AKZEYBEK
Ein alter Diener MARTIN SNELL
Ein junger Diener TANSEL AKZEYBEK
Ein alter Diener MARTIN SNELL
Die Aufseherin KATJA PIEWECK
Erste Magd NOA BEINART
Zweite Magd SHANNON KEEGAN
Dritte Magd EMILY SIERRA
Vierte Magd ERIKA BAIKOFF
Funfte Magd KATHLEEN O’MARA
Bayerisches Staatsorchester & Chor
Erste Magd NOA BEINART
Zweite Magd SHANNON KEEGAN
Dritte Magd EMILY SIERRA
Vierte Magd ERIKA BAIKOFF
Funfte Magd KATHLEEN O’MARA
Bayerisches Staatsorchester & Chor
Direttore Vladimir Jurowsky
Maestro del Coro Christoph Heil
Regia, scene e costumi Herbert Wernicke
Allestimento del 1997 ripreso da Anna Brunnlechner
München, 18 aprile 2026
Maestro del Coro Christoph Heil
Regia, scene e costumi Herbert Wernicke
Allestimento del 1997 ripreso da Anna Brunnlechner
München, 18 aprile 2026
La Bayerische Staatsoper riprende in questi giorni l’ allestimento di Elektra ideato da Herbert Wernicke, uno dei più importanti registi d’ opera del recente passato, prematuramente scomparso nel 2002 a soli 56 anni. Diventato celebre grazie a una serie
di produzioni realizzate nei maggiori teatri lirici del mondo, Wernicke aveva un rapporto speciale con i Salzburger Festspiele dove mise in scena Orfeo, Fidelio, Der Rosenkavalier, Don Carlo e lo splendido Boris Gudunov diretto da Claudio Abbado. Anche con la Bayerische Staatsoper il regista nativo della Schwarzwald aveva lavorato a lungo e al momento della sua scomparsa stava portando avanti una nuova messinscena del Ring, rimasta incompiuta. La sua produzione dell’ Elektra di Strauss risale al 1997 e viene ripresa regolarmente, sempre con grandissimo successo. Come tutte le realizzazioni sceniche di Wernicke, anche questa si basa su elementi scenici scarni ed essenziali e su una condotta drammaturgica molto attenta e curata nei particolari. Il clima ossessivo e allucinato della vicenda è visivamente evidenziato in modo perfetto dall’ ambientazione sempre giocata
su tinte scure, che fanno da contrasto alle luci che illuminano spietatamente i personaggi. Dopo quasi trent’ anni dalla sua prima apparizione, la lettura scenica di Wernicke non ha perduto nulla intermini di efficacia, essenzialità e tensione drammatica e si propone ancora oggi come un assoluto modello di riferimento. La Bayerische Staatsoper a sempre avuto un rapporto privilegiato con la musica di Richard Strauss, le cui opere vengono sempre allestite con grande cura. Anche per questa ripresa la parte
musicale era di livello davvero eccellente, a partire dalla splendida direzione di Vladimir Jurowski. Il Generalmusikdirektor del teatro ha sfruttato tutte le possibilità offertegli dalla Bayerische Staatsorchester, uno dei migliori complessi operistici del mondo che suona la musica straussiana con la naturalezza di chi si esprime nella lingua madre, per un’ interpretazione tesa, notevolissima per carica drammatica e violenza espressionistica selvaggia, con sonorità orchestrali di tono barbarico e a tratti squassante alternate a squisite finezze strumentali. Un clima da ossessione psichica, che a tratti si dilatava in improvvisi squarci melodici come il motivo in la bemolle sul quale Elektra intona le parole “deine Kind”, i quali a tratti interrompono il clima da incubo creato da episodi come il breve interludio che precede il duetto fra Elektra e Klytämnestra, una marcia in cui Strauss tocca i vertici del parossismo, con feroci dissonanze, un’ estensione fonica con timbri che vanno dall’
ottavino al bassotuba, con archi divisi, con ogni tipo di percussione; un magma sonoro al limite del rumore per illustrare musicalmente l’ entrata in scena dell’ uxoricida perseguitata dai suoi rimorsi. Un’ interpretazione matura e completa, sicuramente fra le migliori che si siano ascoltate nella storia esecutiva recente dell’ opera. La compagnia di canto era dominata dalla eccellente caratterizzazione della protagonista delineata da Elena Pankratova. La cinquantaseienne cantante siberiana, da anni specialista dei ruoli di Hochdramatischer Sopran wagneriani e straussiani, domina senza problemi la tessitura del ruolo e padroneggia perfettamente i passi di canto declamatorio evidenziando al meglio il carattere aggressivo e ossessionato dagli incubi e dal
monomaniaco desiderio di vendetta che sono i tratti fondamentali della figura di Elektra. Violeta Urmana ha dato una ulteriore dimostrazione del suo carisma nella sua raffigurazione scenica e vocale di Klytämnestra, raffigurando perfettamente i rimorsi e gli incubi della regina omicida con un tono angosciato espresso da sottili sfumature di fraseggio come l’ accento allucinato con cui intonava la frase “Weisst du kein Mittel gegen Träume?” e di ribattere colpo su colpo alla ferocia aggressiva di Elektra durante lo scontro fra madre e figlia. Ottima anche la Chrysothemis del giovane soprano irlandese Sinéad Campbell-Wallace, in grado di trovare ottime finezze di fraseggio nelle due scene con Elektra. Ian Paterson ha delineato un Orest vocalmente e scenicamente assai efficace nella sua gelida compostezza e il tenore americano Charles Workman ha reso molto bene il fraseggio mobile e nevrotico del breve intervento di Aegisth. Buona anche la prova di tutte le parti di fianco, in particolare quella delle cinque Mägde. Successo entusiastico in un teatro completamente esaurito. Foto: Geoffroy Schied
di produzioni realizzate nei maggiori teatri lirici del mondo, Wernicke aveva un rapporto speciale con i Salzburger Festspiele dove mise in scena Orfeo, Fidelio, Der Rosenkavalier, Don Carlo e lo splendido Boris Gudunov diretto da Claudio Abbado. Anche con la Bayerische Staatsoper il regista nativo della Schwarzwald aveva lavorato a lungo e al momento della sua scomparsa stava portando avanti una nuova messinscena del Ring, rimasta incompiuta. La sua produzione dell’ Elektra di Strauss risale al 1997 e viene ripresa regolarmente, sempre con grandissimo successo. Come tutte le realizzazioni sceniche di Wernicke, anche questa si basa su elementi scenici scarni ed essenziali e su una condotta drammaturgica molto attenta e curata nei particolari. Il clima ossessivo e allucinato della vicenda è visivamente evidenziato in modo perfetto dall’ ambientazione sempre giocata
su tinte scure, che fanno da contrasto alle luci che illuminano spietatamente i personaggi. Dopo quasi trent’ anni dalla sua prima apparizione, la lettura scenica di Wernicke non ha perduto nulla intermini di efficacia, essenzialità e tensione drammatica e si propone ancora oggi come un assoluto modello di riferimento. La Bayerische Staatsoper a sempre avuto un rapporto privilegiato con la musica di Richard Strauss, le cui opere vengono sempre allestite con grande cura. Anche per questa ripresa la parte
musicale era di livello davvero eccellente, a partire dalla splendida direzione di Vladimir Jurowski. Il Generalmusikdirektor del teatro ha sfruttato tutte le possibilità offertegli dalla Bayerische Staatsorchester, uno dei migliori complessi operistici del mondo che suona la musica straussiana con la naturalezza di chi si esprime nella lingua madre, per un’ interpretazione tesa, notevolissima per carica drammatica e violenza espressionistica selvaggia, con sonorità orchestrali di tono barbarico e a tratti squassante alternate a squisite finezze strumentali. Un clima da ossessione psichica, che a tratti si dilatava in improvvisi squarci melodici come il motivo in la bemolle sul quale Elektra intona le parole “deine Kind”, i quali a tratti interrompono il clima da incubo creato da episodi come il breve interludio che precede il duetto fra Elektra e Klytämnestra, una marcia in cui Strauss tocca i vertici del parossismo, con feroci dissonanze, un’ estensione fonica con timbri che vanno dall’
ottavino al bassotuba, con archi divisi, con ogni tipo di percussione; un magma sonoro al limite del rumore per illustrare musicalmente l’ entrata in scena dell’ uxoricida perseguitata dai suoi rimorsi. Un’ interpretazione matura e completa, sicuramente fra le migliori che si siano ascoltate nella storia esecutiva recente dell’ opera. La compagnia di canto era dominata dalla eccellente caratterizzazione della protagonista delineata da Elena Pankratova. La cinquantaseienne cantante siberiana, da anni specialista dei ruoli di Hochdramatischer Sopran wagneriani e straussiani, domina senza problemi la tessitura del ruolo e padroneggia perfettamente i passi di canto declamatorio evidenziando al meglio il carattere aggressivo e ossessionato dagli incubi e dal
monomaniaco desiderio di vendetta che sono i tratti fondamentali della figura di Elektra. Violeta Urmana ha dato una ulteriore dimostrazione del suo carisma nella sua raffigurazione scenica e vocale di Klytämnestra, raffigurando perfettamente i rimorsi e gli incubi della regina omicida con un tono angosciato espresso da sottili sfumature di fraseggio come l’ accento allucinato con cui intonava la frase “Weisst du kein Mittel gegen Träume?” e di ribattere colpo su colpo alla ferocia aggressiva di Elektra durante lo scontro fra madre e figlia. Ottima anche la Chrysothemis del giovane soprano irlandese Sinéad Campbell-Wallace, in grado di trovare ottime finezze di fraseggio nelle due scene con Elektra. Ian Paterson ha delineato un Orest vocalmente e scenicamente assai efficace nella sua gelida compostezza e il tenore americano Charles Workman ha reso molto bene il fraseggio mobile e nevrotico del breve intervento di Aegisth. Buona anche la prova di tutte le parti di fianco, in particolare quella delle cinque Mägde. Successo entusiastico in un teatro completamente esaurito. Foto: Geoffroy Schied