Roma, Teatro dell’Opera: “Ariadne auf Naxos”

Roma, Teatro dell’Opera 
“ARIADNE AUF NAXOS”
Opera in un prologo e un atto su libretto di Hugo Von Hofmannsthal
Musica di Richard Strauss
Ariadne AXELLE FANYO
Bacchus TUOMAS KATAJALA
Zerbinetta ZIYI DAI
Der Komponist ANGELA BROWER
Ein Musiklehrer ADRIAN ERÖD
Der Haushofmeister CHARLES MORILLON
Harlekin ÄNEAS HUMM
Scaramuccio MATTEO IVAN RAŠIĆ
Truffaldino KARL HUML
Brighella MANUEL GÜNTHER
Najade JESSICA RICCI*
Dryade MICHELA GUARRERA
Echo SOFIA BARBASHOVA*
Ein Perückenmacher LUKÁŠ ZEMAN
Ein Tanzmeister DAN KARLSTRÖM
Ein Lakai DAJU XU*
Ein Offizier GIOVANNI DI DEO
Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Maxime Pascal
Regia David Hermann
Scene Jo Schramm
Costumi Michaela Barth
Luci Fabrice Kebour

Nuovo allestimento in collaborazione con Semperoper Dresden
*Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
Roma, 01 marzo 2026
Assente dalle scene romane da 35 anni, torna al Teatro dell’Opera Ariadne auf Naxos di Richard Strauss in un nuovo allestimento affidato al regista David Hermann ed alla bacchetta del maestro Maxime Pascal. Lo spettacolo evita qualsiasi rimando ad una epoca specifica se si escludono le citazioni del rococò di Watteau ed è impostato su una sorta di progressiva metamorfosi che conduce alla fusione fra due livelli dell’espressione artistica, rappresentativi di due mondi il mito e un pragmatico neosettecento, l’uno contraddistinto da un registro più elevato ma tormentato e l’altro più basso ma assai più spensierato. Alla fine tutto si mescola e si ricompone nell’idea di teatro come luogo di unione e dell’amore degli eroi classici come esempio per superare i conflitti e le contrapposizioni. Tutto questo è senza ombra di dubbio molto edificante ed in linea con il pensiero e le ansie di questi tempi. Si comprende meno potremmo dire quasi una ostinazione a voler ridimensionare l’immagine del divino riducendola a quella di un ragazzo qualsiasi, vestito in jeans e camicia di fuori in una maniera tale che, ad una generazione solo precedente la nostra, non avrebbe consentito di entrare neppure al liceo. Ma anche questo crediamo che faccia parte di un certo modo di pensare dei nostri giorni e va simpaticamente accettato. Lo spettacolo in ogni caso si guarda con piacere, la narrazione della vicenda procede senza inutili divagazioni e si svolge con leggerezza, ironia ma anche la necessaria profondità drammatica.
La direzione d’orchestra è stata affidata al maestro Maxime Pascal il quale, con un bel gesto morbido e sicuro ed una ottima sintonia con l’orchestra, guida il pubblico fra le infinite declinazioni timbriche e ritmiche che illustrano i diversi climi culturali attraversati dalla partitura in un viaggio raffinato e gradevole. Di assoluto alto livello tutta la compagnia di canto fra i quali vogliamo ricordare nel ruolo eponimo Axelle Fanyo sofferta e turbata Ariadne, Angela Brower morbido e soave compositore, Tuomas Katajala sicuro e intenso Bacchus e l’impeccabile Zerbinetta di Ziyi Dai. A lei, oltre che per la indiscutibile bravura, sono stati tributati i maggiori applausi della serata in quanto destinataria di un’aria attesa, facile all’ascolto e di sicuro effetto pirotecnico quasi a voler ribadire con malcelata ironia che il saper mantenere un tono lieve in fondo non è poi un fatto così negativo a dispetto di tanti turbamenti dell’anima. Photocredit Fabrio Sansoni Teatro dell’ Opera di Roma