Roma, Teatro dell’Opera, Stagione 2025/2026
“NEUMEIER / GODANI / MILLEPIED”
“Spring and Fall”
Musica Antonín Dvořak
Direttore Daniel Capps
Coreografia, Scene, Costumi e Luci John Neumeier
Assistenti alla coreografia Sasha Riabko, Nicholas Le Riche
Man1 Michele Satriano
Principal Lady Marianna Suriano
“Echoes from a Restless Soul”
Musica Maurice Ravel
Coreografia, Scene, Costumi e Luci Jacopo Godani
Assistenti alla coreografia Zoe Lenzi, Vincenzo De Rosa
Pianoforte Massimo Spada
Prima coppia principale Sara Loro, Alex Gattola
Seconda coppia principale Virginia Giovanetti, Jacopo Giarda
“I Feel the Earth Move”
Musica Philip Glass
Coreografia Benjamin Millepied
Assistenti alla coreografia Daisy Jacobson, Allister Madin, Clairemarie Osta
Costumi Ferrari Style by Rocco Iannone
Luci Brad Fields
Passo a due Giorgia Calenda, Claudio Cocino
Tre coppie Alessandra Amato, Marta Marigliani, Beatrice Foddi, Sebastiano Marino, Giacomo Castellana, Mattia Tortora
Orchestra, Étoiles, Primi ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Roma, Teatro Costanzi, 22 marzo 2026
Nella programmazione dei teatri lirici è pratica comune alternare ai titoli di repertorio dal grande richiamo delle serate dedicate a un trittico di pezzi contemporanei, con i quali favorire la familiarizzazione del pubblico con i nuovi nomi della coreografia e allo stesso tempo svecchiare le dinamiche coreutiche cui sono usi i danzatori del corpo di ballo. Naturalmente, la parte difficile di questa operazione è trovare un fil rouge tra i vari brani della serata che presenti una certa consistenza d’intenti.
Al Teatro dell’Opera di Roma la scorsa settimana si sono visti in successione i lavori di un maestro della coreografia novecentesca, e di due tra i più noti coreografi in auge nel nuovo millennio. Quando si pensa a John Neumeier si ha in mente l’idea di un genio della coreografia narrativa, capace di trasmettere i più intensi palpiti emotivi delle storie messe in scena. Sua è un’incantevole produzione di La dame aux camélias, creata nel 1978 per il Balletto di Stoccarda sulle musiche di Fryderyk Chopin e divenuta emblematica della sensibilità poetica del coreografo. Altrettanto esemplare la sua messa in scena della Terza sinfonia di Mahler, realizzata nel 1975 per l’Hamburg Ballet e divenuta un viaggio spirituale nel palpitare delle note musicali. La danza anche quando è astratta non è del resto immune dal presentare una certa drammaturgia. La musica fornisce una base su cui impostare l’impalcatura dei corpi, che seppur addestrati, nel reagire ad essa con onestà mostrano delle tensioni emotive. Ora, fin dal titolo del pezzo proposto in apertura di serata al Teatro dell’Opera di Roma si precisa un ben delineato intento.
Spring and Fall è riconducibile alle due stagioni dell’anno, la primavera e l’autunno, ma anche a una dinamica corporea che include la caduta e la risalita, tecnica di cui a inizio Novecento si fece promotrice la statunitense Doris Humphrey. Non bisogna dimenticare che proprio dal contesto statunitense prese avvio la carriera del geniale Neumeier, che evidentemente in questo pezzo vuole celebrare i suoi inizi, le basi della tecnica di movimento da lui sviluppata sul versante sinfonico e narrativo. Nella sua malinconia, la musica della Serenata per archi di Antonín Dvořák si impronta ai versi di un poeta gesuita inglese che accosta l’autunno delle stagioni all’avvizzire della vita, confrontandone l’intrinseco dolore. Ma la danza nasce ancor prima, ad apertura di sipario i danzatori si muovono verso le quinte dando vita a trame geometriche e lasciando emergere la figura del protagonista maschile. L’impressione globale è di purezza e di somma levità, come comunica del resto il bianco dei costumi.
I movimenti partono da piccoli scatti come un piede in flex, per poi allungarsi in slanci più vaporosi, e nel gioco di sguardi e rispecchiamenti che accosta il primo protagonista a un secondo e ad un terzo uomo si introduce un principio di amplificazione che vedrà la sua massima concretizzazione nell’alternanza del corpo di ballo maschile e femminile e nel gioco dei passi a due. Ai lifts faranno seguito le scivolate sul pavimento, lo slancio si confonderà con la gravità, la dinamica sarà la più complessa, ma la sensazione finale sarà sempre e comunque quella di un’estrema soavità. Decisamente più aggrovigliata e contorta la danza di Echoes from a Restless Soul, che Godani crea sulla musica di Gaspard de la nuit di Ravel, suonata a lato scena al pianoforte da Massimo Spada. Vibrazioni notturne, echi glitterati, un continuo raggomitolarsi e contorcersi dei corpi per poi esplodere in slanci improvvisi degli arti riflettendo momenti gravi e acuti delle note. Dal passo a due iniziale si passa al corpo di ballo, che questa volta non esplora lo spazio, compattandosi piuttosto nella forma mutevole e avvolgente di una medusa.
Il riflesso di una chimica che dal pianoforte si trasmette ai corpi in movimento, e che si lascia guardare ammirata senza aspirare a trasmettere verità profonde, se non l’essenza stessa del principio motorio, e di una decostruzione del linguaggio classico. Energia ancor più vitale e decisa per I Feel the Earth Move di Benjamin Millepied. Dopo Closer nel 2016 (ripresentato al Festival Equilibrio), Heart and Arrows nel 2019 e On the Other Side nel 2024, siamo ormai abituati all’effetto ipnotico prodotto dal riverbero dello stile di movimento del coreografo francese sul corpo di ballo capitolino in congiunzione alla musica minimalista di Philip Glass. Questa volta l’accento maggiore è sulle pose, oltre che sull’acrobatismo e sulle diverse velocità di movimento, e la scena di presenta quasi come una seduta fotografica del corpo di ballo in abiti dal colore nero e rosso, firmati da Rocco Iannone. L’energia fisica e cromatica si rivolge allo spettatore con grande forza impattante, per poi abbandonarlo in un non finito coreografico. La danza vuole qui essere solo una fuggevole impressione? Dopo i grandi del Novecento resteranno delle architetture di movimento altrettanto solide? Al momento lasciamo aperti questi interrogativi, nutrendoci di una bellezza per definizione effimera, ma allo stesso tempo capace di avvolgere i nostri sguardi in un vibrante abbraccio visivo. Foto Fabrizio Sansoni – Teatro dell’Opera di Roma