Torino: la violinista Bomsori Kim al suo debutto con l’Orchestra RAI diretta da Fabio Luisi

Auditorium RAI “Arturo Toscanini”, di Torino.,tagione Sinfonica 2025-26. Concerto n.15 4
Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Direttore 
Fabio Luisi
Violino Bomsori Kim
Carl Maria von Weber: Euryanthe ouverture op.81; Felix Mendellsohn-Bartholdy: Concerto in mi minore per violino e orchestra op.64. Franz Schmidt Sinfonia n.4
Torino, 5 marzo 2026
Se l’appassionato e dirompente Romanticismo di Carl Maria von Weber non trova più spazi nei nostri teatri d’opera, appartate enclaves gli vengono ancora riservate ad apertura di serate sinfoniche. Le ouverture delle sue tre opere maggiori, pur senza ricordi ed agganci alle vicende e alle melodie che nel corso dell’opera si sviluppano, trovano forza comunicativa nella facile comprensione delle passioni che le pervadono. Delle vicende che vive Euryanthe non sappiamo ormai più nulla e, se fosse possibile, ancora meno dei temi musicali che le modellano. Le Enciclopedie Musicali ci assicurano però che di essi l’ouverture ne sia totalmente disseminata; tuttavia, gli otto minuti del pezzo non solo piacciono ma entusiasmano. L’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e Fabio Luisi, suo Direttore Emerito, tornato sul podio dell’Auditorio per l’ormai unica e tradizionale presenza stagionale, confermano la riuscita con un appassionato approccio di rara bellezza fonica e di eccezionale forza comunicativa. A Weber segue, sempre in clima di pieno Romanticismo, il notissimo concerto per violino di Mendelssohn. Allo strumento, avvolta in impalpabili veli del colore di tenue lillà, la violinista sudcoreana Bomsori Kim, in primo approdo all’auditorio torinese della RAI. Le sue mani stringono il preziosissimo Guarneri del Gesù, “ex-Moller” del 1725, affidatole in comodato, dalla ricca Fondazione Samsung, sua compatriota. Il suono dello strumento è soavissimo e con la sua meravigliosa cavata, la violinista lo rende ancor più incorporeo e meravigliosamente magico. Tante sono le insidie a cui il suo flebile fraseggiare è esposto, dialoga infatti con una direzione che, come già nell’ouverture di Weber, si sente interprete d’elezione di sonore passioni romantiche. Meravigliosa la cadenza del primo tempo in cui il superiore gioco strumentale si unisce all’appassionata comunicativa del messaggio. L’Andante, secondo movimento del concerto, viene suonato con l’eterea leggerezza di un indiavolato virtuosismo. La velocità e l’estroversione concludono, in tempo Allegro e con non celata spettacolarità, il concerto. Da ammirare, in sintesi, la maestria del trattamento virtuosistico del violino unito a una linea spettacolare del gesto e all’inappuntabile pulizia d’intonazione. All’entusiastica approvazione del pubblico ha fatto seguito un fuori programma: una manciata di minuti, introdotti da poche battute pateticamente appassionate che preludono a uno scatenato e danzante virtuosismo iperbolico, un Capriccio di una non ben nominata autrice polacca. La seconda parte del concerto è completamente dedicata alla Sinfonia N.4, datata 1932-33, di Franz Schmidt (1874-1939). Il compositore, nativo di Presburgo allora, Bratislava ora, che visse e lavorò sempre a Vienna ove mantenne pure la carica, dal ‘925 al ’937, di direttore del locale prestigiosissimo Conservatorio. Fu allievo di Bruckner e collega di Mahler. Le sue fortune artistiche, come autore di musica, furono alterne e solo attualmente, dopo ottant’anni di quasi assoluto oblio, pare si ritorni a prenderlo in considerazione. Fabio Luisi, che si è ormai imposto saldamente come uno dei direttori più esperti del tardo-romanticismo austro-tedesco, alcune composizioni di Franz Schmidt, oltre a dirigerle in vari concerti, le ha anche incise. Il direttore genovese ha quindi deciso di portare a Torino, in questa ultima venuta, la Sinfonia n.4 e di farla risuonare qui, nell’Auditorio RAI, per la prima volta. La Sinfonia consta dei classici quattro movimenti, da eseguirsi consecutivamente, senza pause, per una durata complessiva di quasi tre quarti d’ora. Orchestra al completo, ma non sovrabbondante. Qualche percussione in più, due arpe e otto contrabbassi in formazione. Il carattere prevalente è mestamente funebre, venne infatti composta nel ricordo di una figlia dell’autore, vittima di recente prematura morte. Ad avviarla, come poi a chiuderla alla fine del percorso, un tema cromatico, di una ventina di battute, affidato a una tromba solitaria. Egual tema, ripreso immediatamente da violini e viole, si snoda su un cupo e persistente pedale di semiminime dei violoncelli in pizzicato. A loro replica, creando un’insistente e funerea eco, l’uniforme martellare del timpano dell’ottimo Biagio Zoli. L’Allegro molto moderato, movimento iniziale, procede con svariate dottissime ed elaborate variazioni tematiche, senza comunque trovare mai un reale centro di focalizzazione. Con quieta e soave dolcezza, il violoncello di Leonardo Sesenna, avvia poi l’Adagio. Un tema sereno quasi affettivo che fa cantare via via l’intera orchestra e la pone in un clima disteso e meditativo. Ritorna poi il violoncello ma questa volta è assediato da ossessive quartine ribattute di legni, timpani e contrabbassi, quasi tamburi velati che danno il passo a un corteggio funebre. L’elaborazione è sicuramente dotta, ma l’orchestrazione non riesce a suscitare interesse e l’aria che si respira è sostanzialmente asfitticamente stagnante. Poche battute del violino di Lorenzo Milani, riprese dal violoncello e dalle viole, avviano il Molto vivace, un fugato a ritmo puntato. Alle viole si accodano, in stile accademico, gli altri archi e i legni sia riprendendo il tema di fuga che svolgendo i divertimenti. Con l’avvio del quarto movimento, Tempo 1° poco sostenuto, riprende il percorso funerario, lo intona il corno solitario di Ettore Bongiovanni assediato dal tremulo, in pianissimo, del timpano. Si uniscono quindi gli altri corni in una fanfara punteggiata da scale di arpe e di archi. È stato forse questo il punto emozionalmente più partecipato dell’intera composizione, Schmidt stesso lo denomina in partitura come Passionato (sic). Ritorna, a passo lento, il Tempo 1° iniziale che conclude il lungo percorso riproponendo temi e suoni già uditi all’avvio: l’emblematica frase della tromba solista. Se è indubbia l’alta qualità delle prestazioni sia dell’Orchestra che di Luisi, i dubbi possono sorgere sull’opportunità di ripescare quanto il tempo, giudice inesorabile, ha sepolto. L’ascolto pare infatti confermare che Schmidt non sia stato solo accantonato per le sue deprecabili scelte politiche quanto perché la sua musica manchi del vigore espressivo che, in un impietoso confronto, lo costringeva all’accostamento a contemporanei quali Bruckner, Mahler e Strauss. Pubblico scarso ma prodigo di applausi.