Venezia: Constantinos Carydis sul podio dell’orchestra del teatro La Fenice

Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Sinfonica 2025-2026
Orchestra del Teatro La Fenice
Direttore Constantinos Carydis
Ernest Guiraud: “La Chasse fantastique”; Periklis Koukos: “O Lightless Light!” Ode to Oedipus; Hector Berlioz: Symphonie fantastique op. 14

Venezia, 6 marzo 2026
Costantino Carydis debutta sul podio dell’Orchestra del Teatro La Fenice, proponendo un intrigante programma, comprendente tre titoli, ognuno dei quali richiama un certo modo di intendere il Romanticismo. Vale la pena di ricordare che il movimento romantico rivela una molteplicità di aspetti, seppur riducibili a due diverse concezioni estetiche: la prima basata su posizioni ideologiche, che vanno dal realismo al patriottismo liberale; l’altra caratterizzata da atteggiamenti reazionari o solipsistici o irrazionali. Alla propensione per l’irrazionale si lega anche il gusto per il filone noir o diabolico, che si coglie nella prima e nella terza composizione, presenti nel programma del concerto. Tutte e tre, invece, manifestano un’indole narrativa e descrittiva, coniugata a un impianto formale di derivazione romantica, ben radicato all’interno del sistema tonale. Perfetta l’intesa tra l’Orchestra in gran spolvero – ancora una volta salutata al suo apparire in palcoscenico da fragorosi applausi di solidarietà del pubblico – e il direttore greco, il cui gesto, molto chiaro e coinvolgente, ha saputo comunicare efficacemente agli strumentisti la propria visione interpretativa, scevra da ogni ridondanza, eppure così intensamente espressiva, a partire dal poema sinfonico La Chasse fantastique di Ernest Guiraud. Composto tra il 1886 e il 1887 sul modello lisztiano, evoca spettrali cacciatori, lanciati in un selvaggio inseguimento. Una breve introduzione ha immerso subito gli ascoltatori nel clima sinistro che caratterizza l’intera partitura, tra richiami dei corni, rulli di timpani, disegni degli archi. Poi nell’Allegro è comparso l’eroico tema principale, scandito con forza ancora dai corni, cui in seguito si è intrecciato un secondo tema cromaticamente lamentoso. Ne è risultato un tragico galoppo, che si è spento tra echi sempre più lontani del tema principale. Più oltre si alternavano un nuovo motivo dei corni, in pianissimo ma baldanzoso, un tema estatico degli archi e il secondo tema dell’Allegro. Dopo un’ampia transizione si è riaccesa la tensione drammatica fino alla ripresa del tema principale, sviluppato come un’inesorabile cavalcata fino alla perorazione finale, seguita da una fulminea coda.

Una struttura di vero poema sinfonico ha rivelato anche O Lightless Light! Ode to Oedipus di Periklis Koukos, personalità di spicco nell’attuale panorama musicale greco. Dopo una prima fase creativa di segno avanguardistico, Koukos ha abbracciato, negli anni Novanta del Novecento, l’estetica neoromantica, ritornando nell’ambito tonale. Le sue composizioni sono molto legate alla cultura greca, dagli antichi miti alla tragedia: tra esse le musiche di scena per la rappresentazione dell’Edipo a Colono di Sofocle (2005, Teatro di Epidauro), dalle quali ha ricavato O Lightless Light! Ode to Oedipus, lavoro per baritono e orchestra, composto tra dicembre 2024 e marzo 2025 e dedicato proprio a Constantinos Carydis, La partitura procede a ritroso rispetto alla tragedia di Sofocle: inizia con la ‘partenza’ trascendentale dell’eroe verso la Luce, aprendo poi continui flashback sulla vita di Edipo, fino al culmine della sua lotta interiore contro il Destino. Nel presente concerto il direttore ateniese ha diretto una versione solo orchestrale del lavoro, dimostrando acuta sensibilità e particolare attenzione alla qualità del suono, verosimilmente in sintonia con le aspettative di Koukos. Encomiabile la prestazione offerta dall’Orchestra nel sottoporre il materiale melodico a continue metamorfosi armoniche, timbriche e poliritmiche lungo quattro movimenti legati tra loro tematicamente, che si succedono senza soluzione di continuità.
Il concerto si è concluso con la Symphonie fantastique: Épisode de la vie d’un artiste, en cinq parties, caposaldo del primo romanticismo musicale: una sinfonia a programma, composta da Berlioz a ventisette anni ed eseguita per la prima volta il 5 dicembre 1830. Carydis ha dato il meglio di se stesso nella lettura di questa partitura – che non si basa musicalmente su concatenazioni e sviluppi consequenziali, ma si presenta divisa in scene –, mettendone in risalto l’intrinseca teatralità, pur mantenendo la compostezza stilistica. Particolarmente suggestiva la lenta introduzione, in apertura del primo movimento, Rêveries, Passions – narrazione dell’incontro del giovane musicista con la donna amata –, dove si sono segnalati i violini con la loro sognante melodia, mentre il corno ha contribuito ad evocare un’atmosfera irreale; dopodiché, nel successivo Allegro agitato e appassionato, i violini e il flauto hanno brillato intonando la famosa idée fixe (il pensiero dell’amata). Particolare raffinatezza timbrica si è colta nel delicato secondo movimento, Un bal. Valse, che vede il protagonista cercare, all’interno di una sala da ballo, l’amata, rappresentata dall’idée fixe, proposta dal clarinetto al ritmo di valzer. Un’insolita quiete ha pervaso il terzo movimento, Scènes au champs, dove il giovane ascolta in lontananza il mesto dialogo tra due zampogne (in realtà, oboe e corno inglese), finché il pensiero della donna, l’idée fixe, torna a turbarlo. Inizialmente cupo e selvaggio, poi brillante e solenne, prima del ritorno dell’idée fixe al clarinetto, il quarto movimento, Marche au supplice, presenta il giovane, allucinato dall’oppio, convinto di aver assassinato la donna e di essere stato condannato al patibolo. Nell’ultimo movimento, Songe d’une nuit du Sabbat – in cui il protagonista si trova nel bel mezzo di un sabba di streghe – si susseguono ininterrottamente quattro ‘quadri’: il primo presenta una distorsione triviale della idée fixe, cui subentra un’oscena parodia dell’amata; il secondo è una caricatura del Dies irae; il terzo è la Ronde du Sabbat, un vorticoso fugato; il quarto, Dies irae et Ronde du Sabbat ensemble, comincia con un’allucinata sovrapposizione della sequenza gregoriana sul fugato, per chiudersi con una trionfante apoteosi. Trionfo finale anche per il direttore e l’orchestra.