Venezia, Palazzetto Bru Zane: Noé Inui & Vassilis Varvaresos – “Generazione Farrenc”

Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival “Il Tempo di Louise Farrenc”, 28 marzo-28 aprile 2026
GENERAZIONE FARRENC”
Violino Noé Inui
Pianoforte Vassilis Varvaresos
Frédéric Chopin: Nocturne pour piano en si bémol mineur n° 1; Louise Farrenc: Sonate pour violon et piano en la majeur n° 2; Franz Liszt: Rhapsodie hongroise pour piano en do dièse mineur n° 2; Théodore Gouvy: Sonate pour violon et piano en sol mineur

Venezia, 28 marzo 2026
Dedicato alla compositrice Louise Farrenc (1804-1875), questo nuovo ciclo veneziano, targato Palazzetto Bru Zane, rende omaggio anche a quella generazione di artisti, nata ai tempi dell’Impero napoleonico, che ha fondato la scuola romantica musicale francese. Come per altre compositrici, il Centre de Musique Romantique Française intende indagare, oltre alla musicista – dotata di eccezionali doti nella composizione, l’interpretazione, la didattica, la ricerca musicologica –, anche la donna controcorrente, che ha anticipato i tempi, con­qui­stando spa­zio, con­senso, pub­blico e per­sino parità sala­riale, in un mondo musi­cale, allora domi­nato dagli uomini. Nel cuore dell’Otto­cento, Far­renc inse­gna pianoforte al Con­ser­va­to­rio di Parigi, dove – prima donna al mondo – ha anche allievi maschi; com­pone, suona nei salotti e per­sino presso l’esclu­siva Società dei Concerti del Conservatorio parigino; fre­quen­ta la Biblio­teca nazio­nale per risco­prire reper­tori dimen­ti­cati e, insieme al marito – flautista ed editore –, pubblica Le Tré­sor des pia­ni­stes, una visio­na­ria col­lana, messa insieme per ripor­tare alla luce autori del pas­sato, da Bach a Mozart. Profondamente influenzata da Beethoven, contribuì al rinnovamento musicale parigino insieme ad altre personalità come Berlioz, David e Chopin.
Il presente concerto presentava pagine di Louise Farrenc e di altri compositori, come il polacco Chopin e l’ungherese Liszt – che frequentarono la vivacissima Ville lumière nel periodo della Monarchia di Luglio – o come Théodore Gouvy, influenzato dalla compositrice parigina, il cui linguaggio guardava a Beethoven per inventare il futuro. Interpreti d’eccezione: Noé Inui, al violino, e Vassilis Varvaresos, al pianoforte. Ineccepibile il pianista greco nell’eseguire i pezzi affidati alla sola tastiera, perfetta l’intesa con il violinista – nato a Bruxelles, ma greco da parte di madre – nell’affrontare le due sonate per violino e pianoforte.
Una mesta atmosfera notturna ha avvolto la deliziosa sala dei concerti del Palazzetto con il Notturno in si bemolle minore op. 9 n. 1 di Frédéric Chopin – dalla ricca l’ornamentazione tutt’altro che accessoria –, che nella languida cantabilità, sostenuta da delicati arpeggi, lasciava trasparire l’eredità di John Field.. Suggestiva e ricca di colori l’esecuzione proposta da Inui. Dopo l’inizio lamentoso, costellato di appoggiature, spunti melodici e sospensioni, nella parte centrale il tempo si è come dilatato, prima della ripresa variata dell’inizio – più plastica nel canto e più serrata nel discorso – seguita da una coda, dove una discesa di appoggiature di terze e seconde, è sfociata in cinque accordi perfetti in più che pianissimo, in un clima di contenuta drammaticità, lontano da ogni artificiosità retorica. Un classicismo romantico caratterizzava la Sonata per violino e pianoforte in la maggiore n. 2 di Louise Farrenc, che forse risente, come la Prima, della frequentazione, da parte dell’autrice, di eminenti violinisti. Qui i due concertisti hanno saputo utilizzare una ricca tavolozza di colori, nonché intessere un dialogo vivace, ma non conflittuale tra di loro. Particolarmente espressivi sono risultati nell’Allegro grazioso con i suoi accordi alterati e nell’Adagio con le sue incursioni nel modo minore; impetuosi nello Scherzo, in modo minore, giocando con gli spostamenti degli accenti e con gli emioli, per poi cantare con delicatezza nel Trio; giocosi nel Finale, che si riallaccia al classicismo di fine Settecento. Il tipico folklore magiaro – rivisitato da Franz Liszt nella pirotecnica Rapsodia ungherese per pianoforte in do diesis minore n. 2 – ha entusiasmato la platea. Complice Noé Inui, che ha brillato di luce propria in questo brano – con passaggi pirotecnici, alternati a momenti elegiaci –, che si fonda, tra l’altro, su una danza popolare come la csárdás con il suo tradizionale schema in due parti: un lassansezione lenta ampio e grave, vicino al recitativo –, seguito dalla friska, decisa accelerazione, che trasforma lo stesso materiale in una danza trascinante. Ancora un classicismo romantico si coglieva nella Sonata per violino e pianoforte in sol minore – composta nel 1873 – di Théodore Gouvy, musicista appartenente ad una generazione successiva rispetto a Louise Farrenc. In tale Sonata – che coniuga al rigore formale tedesco una vena melodica ereditata da Mendelssohn e Schumann –, Inui e Varvaresos hanno offerto un’ulteriore prova di padronanza tecnica e finezza interpretativa: nell’Allegro moderato iniziale, in cui si sviluppano lunghi periodi, affidati in alternanza al violino e al pianoforte – trattati alla pari –, tra sottili mutazioni motiviche e frequenti modulazioni; nel virtuosistico Andante, in forma di “tema con variazioni”, basato su una linea cantabile dal profilo mendelssohniano, che rivela una polifonia di stampo quasi sinfonico; nel conclusivo Vivace, che gioca su sincopi, scambi imitativi e dissolve gradualmente, con un crescendo, la gravità della tonalità iniziale. Reiterati applausi si meritano un fuoriprogramma: Nocturne pour violon et piano di Lili Boulanger. Ed è subito sogno…