Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Sinfonica 2025-2026
“RECITAL LIRICO”
Tenore Francesco Meli
Baritono Luca Salsi
Pianoforte Nelson Calzi
Pagine da Don Carlo, La forza del destino e Otello di Giuseppe Verdi, inframezzate da due rielaborazioni di Franz Liszt
Venezia, 2 marzo 2026
Un carattere gramscianamente “nazional-popolare” – vale a dire espressivo dei valori più autentici della nazione e, nel contempo, capace di coinvolgere anche le classi popolari – emergeva chiaramente dal programma di questo Recital lirico, che vedeva come protagonisti il tenore Francesco Meli e il baritono Luca Salsi, presentatisi nuovamente di fronte al pubblico feniceo più che mai prestanti e motivati, sull’onda del recente successo riportato nel Tempio della Lirica veneziano con il Simon Boccanegra. La scelta dei brani in programma assegnava, in effetti, una preponderante rilevanza al teatro musicale dell’autore italiano “nazional-popolare” per eccellenza, Giuseppe Verdi, che – al di là di qualche snobistica riserva, sollevata in passato, ma non solo, riguardo ad una presunta ‘facilità’ di certa sua musica – è, come tutti i
grandi geni, in grado di ‘parlare’ sia alle élites intellettuali sia al grande pubblico. Lo si è colto con tutta evidenza nel corso di questa serata davvero straordinaria, in cui indimenticabili pagine verdiane sono state offerte al pubblico con trascinante forza interpretativa dalle due voci, magnificamente accompagnate al pianoforte da Nelson Calzi, che ha, altresì, brillato di luce propria nell’esecuzione di due inserti pianistici lisztiani – Widmung, da Schumann, e Rigoletto. Paraphrase de concert –, in cui è riuscito a coniugare doti virtuosistiche ed intensità espressiva.
Un Francesco Meli in stato di grazia ha aperto la rassegna operistica con “Io la vidi e al suo sorriso” dal Don Carlo, sfoggiando una prestanza tecnica, un
timbro rotondo e squillante, una profondità interpretativa, che non sono attribuibili soltanto al contesto, per così dire,‘cameristico’, in cui il tenore si è esibito, bensì ad una sua maturazione artistica e a un uso sempre più ‘intelligente’ dei propri mezzi vocali. Gli ha perfettamente corrisposto, in altre pagine per tenore e baritono dal Don Carlo, un Luca Salsi dalla vocalità duttile e ben timbrata: in particolare nell’esaltante duetto “Dio, che nell’alma infondere”, introdotto dal recitativo del baritono “È lui!… desso… l’Infante!”. Di grande presa sul pubblico sono risultati anche altri brani operistici verdiani, che vedevano confrontarsi i due registri vocali: “Invano Alvaro ti celasti al mondo” e il successivo duetto tra Don Alvaro e Don Carlo di Vargas, così ricco di contrasti e dal trascinante finale, da La forza del destino –, oltre a “Non pensateci più… Ora e per sempre addio… Era la notte… Sì, pel ciel…” dall’Otello. Ragguardevole finezza interpretativa ha sfoggiato ognuno dei due interpreti da solo. Nobile ed accorato nell’accento è risultato Salsi in “Son
io, mio Carlo… Per me giunto è il dì supremo… Io morrò ma lieto in core”, dal Don Carlo; intensamente drammatico in “Morir!… tremenda cosa!… Urna fatale del mio destino”, da La forza del destino; particolarmente sinistro in “Credo in un Dio crudel”, dall’Otello. Pienamente convincente sotto il profilo vocale ed interpretativo si è dimostrato Meli in: “La vita è inferno all’infelice… O tu che in seno agli angeli”, da La forza del destino, e in “Dio! mi potevi scagliar”, dall’Otello, facendosi apprezzare per il fraseggio scolpito nei recitativi e per lo struggente lirismo nelle parti melodiche. Numerosi i fuoriprogramma offerti – a grande richiesta – ad un pubblico osannante, per concludere degnamente la serata: Salsi – simpatico come sempre nel suo
rivolgersi al pubblico –, ha cantato con trasporto Core ’ngrato (Testo di Riccardo Cordiferro/musica di Salvatore Cardillo) e un concitato “Cortigiani, vil razza dannata”, dal Rigoletto, mentre Meli ha eseguito con sentimento L’ultima canzone di Francesco Paolo Tosti, su testo di Francesco Cimmino, oltre a “E lucevan le stelle”, dalla Tosca. I due insieme si sono cimentati nell’ultimo pirotecnico fuoriprogramma: il duetto “All’dea di quel metallo”, dal Barbiere rossiniano, tra canto sillabato e colorature.
Venezia, Teatro La Fenice: Recital lirico con Francesco Meli e Luca Salsi