Verona, Teatro Ristori: “L’Olimpiade” di Vivaldi

Verona, Teatro Ristori, Stagione Lirica 2026
“L’OLIMPIADE”

Dramma musicale in tre atti su libretto di Pietro Metastasio
Musica di Antonio Vivaldi
Clistene CHRISTIAN SENN

Aristea LORIANA CASTELLANO
Licida JOSE’ MARIA LO MONACO
Megacle NICOLO’ BALDUCCI
Argene BENEDETTA MAZZUCATO
Aminta ANA MARIA LABIN
Alcandro ROBERTO LORENZI
Orchestra della Fondazione Arena di Verona
Direttore Giulio Prandi
Regìa Emmanuel Daumas
Scene Alban Ho Van
Costumi Marie La Rocca
Luci Bruno Marsol
Coreografia Rapha
ëlle Delaunay
Allestimento del Théâtre des Champs Elysées
Verona, 1 marzo 2026
Vivaldi e Verona, legame indissolubile sancito nel 1732 quando il Teatro Filarmonico venne inaugurato da La fida ninfa. Per il secondo titolo della Stagione 2026 il massimo teatro cittadino non era tuttavia disponibile in quanto impegnato con l’Arena per la cerimonia di chiusura dei giochi olimpici invernali; “L’Olimpiade” del Prete Rosso è stata dunque spostata nel più piccolo ottocentesco Teatro Ristori e la scelta è stata sicuramente azzeccata in quanto particolarmente adatto ad un organico vocale e strumentale ridotto. Il libretto del Metastasio, messo in musica tra gli altri anche da Caldara, Pergolesi, Galuppi, Jommelli, Hasse e Paisiello sposa la musica di Vivaldi in un perfetto mix di recitativi ed arie incalzanti che esaltano l’azione alternati a momenti di tenero afflato emotivo teso a modellare i sentimenti dei singoli personaggi. La partitura vivaldiana, presentata con qualche taglio, è una celebrazione sportiva e spettacolare che rivela anche drammi interiori, è la personificazione stessa dell’onore e della competizione agonistica restituita solo parzialmente dalla musica. Facendo ricorso ad arie e rielaborazioni prestate da altre opere, Vivaldi esalta gli stati d’animo ma la drammaturgia non è approfondita e i personaggi non sono scavati col risultato che la vicenda sembra evolversi senza la necessaria tensione narrativa. L’allestimento proveniente dal Théâtre des Champs Elysées e firmato da Emmanuel Daumas è una macchina visiva abbastanza fedele al teatro barocco, si manifesta in un caleidoscopio lussureggiante teso a catturare l’attenzione dello spettatore. Le scene di Alban Ho Van riconducono all’interno di una palestra che nel dipanarsi della trama si trasforma in un tempietto neoclassico; i costumi di Marie La Rocca, mescolano stili ed epoche diverse, classico e moderno sottolineando le differenze  tra potere e autorità e il desiderio giovanile. La componente atletica è affidata alle coreografie di Raphaëlle Delaunay che vanno ad intersecarsi con l’azione dei cantanti assecondandone il carattere: se l’aria è brillante il gesto fisico dei danzatori ne sottolinea la caratura con salti e acrobazie. Corretto e funzionale il disegno luci di Bruno Marsol. Ottima la compagnia di canto con Christian Senn, Clistene, la cui voce ampia e di bel fraseggio rende autorevole il suo personaggio; la passionale e volitiva Aristea trova in Loriana Castellano un’interprete sicura dall’ampia vocalità e dalla solida estensione che le permette escursioni rapide dal grave agli acuti. Il Licida di José Maria Lo Monaco è ben delineato nella sua lacerazione emotiva pur se non di enorme spessore vocale ma la linea di canto è raffinata e il personaggio ben interiorizzato e credibile. Quello che può essere definito l’autentico protagonista e star dello spettacolo è il controtenore Nicolò Balducci, Megacle, che sfoggia tutti gli elementi richiesti dalla parte del castrato: volume, nobiltà vocale, agilità e presenza scenica con morbidezza di legato e slancio espressivo, giustamente acclamato dal pubblico. Il resto del cast annovera l’Argene di Benedetta Mazzucato, suadente nello slancio lirico quanto nell’impeto delle arie di furore, Ana Maria Labin, Aminta, che dona classe ed eleganza ai suoi interventi e l’istrionico Roberto Lorenzi nei panni di Alcandro di bella pasta vocale e ottimo fraseggio, in netta evidenza nell’aria del secondo atto col violoncello obbligato. Giulio Prandi, già presente a Verona per l’Orlando furioso del 2022, si conferma direttore attento e preparato offrendo una grande prova di concertazione sempre assecondato dall’ottima orchestra della fondazione di cui è doveroso ricordare il basso continuo formato da Sara Airoldi (violoncello), Daniel Perer (clavicembalo) e Francesco Tomasi (tiorba). Prandi riesce ad ottenere dall’organico strumentale energia cinetica, ricchezza di colore e piani sonori articolati sebbene non disponga di strumenti originali ma come già detto l’orchestra veronese se la cava benissimo anche in un repertorio alla quale non è solitamente avvezza. Teatro non esaurito ma il pubblico presente, forse inizialmente spaesato, ha risposto con applausi entusiasti dimostrando ampio gradimento dello spettacolo. Foto Ennevi per Fondazione Arena.