Opera in un prologo, un atto e un epilogo su libretto di Ethel Smyth. Samueol Park (Il largravio Rudolph), Edith Grossmann (Iolanthe), Sangmin Jeon (Heinrich), Erik Roussi (Peter), Mariya Taniguchi (Röschen), Zachary Wilson (Un ambulante), Mira Ilina (Un giovane), Hak-Young Lee (un cacciatore). Chor der Oper Wuppertal, Sinfonieorchester Wuppertal, Patrick Hahn (direttore). Registrazione: Oper Wuppertal 4-7 aprile 2024. 1 CD CPO 555-650-2
Una grande storia d’amore oltre le convenzioni. Questo potrebbe essere il riassunto del rapporto tra Ethel Smyth e la musica, tra una ragazza di buona famiglia dell’Inghilterra vittoriana (la Smyth era nata a Londra nel 1858) e la volontà di calcare il palcoscenico non come semplice esecutrice ma come musicista e compositrice. Quando a soli diciannove anni Ethel decide di partire per la Germania per studiare composizione accetta di scontrarsi con la famiglia e con l’austera figura paterna per seguire i propri sogni. È la prima di una serie di battaglie controcorrente che vedranno la Smyth in prima linea nel definire un nuovo ruolo femminile a cavallo dei due secoli affiancando l’impegno artistico a quello politico e sociale come figura di spicco del “Women’s Social and Political Union”, uno dei principali movimenti a favore del voto femminile e una sua composizione “The March of the Women” (1911) divenne un autentico inno di battaglia per le suffragette britanniche negli anni precedenti la grande guerra.
Il talento della Smyth si fece subito notare fin dall’arrivo a Lipsia dove divenne allieva di Carl Reinecke, direttore della Gewandhaus e maestro tra di altri di Grieg, Janacek e Albeniz. Quelli furono anni estremamente formativi per la Smyth che ebbe modo di frequentare Brahms e Cajkovskij oltre agli altri allievi di Reinecke. Più difficile fu trovare spazio a teatro, la grande occasione si presento nel 1902 con la commissione di un’opera per i teatri imperiali di Berlino. È in questa occasione che nacque “Der Wald” (“La foresta”), su libretto in tedesco della stessa Smyth, accolta con notevole successo di pubblico anche se poi dimenticata nel trascorrere degli anni. L’opera rientra nel genere fiabesco che stava vivendo una nuova fortuna specialmente grazie alle composizioni di Humperdick e proprio la musica di quest’ultimo può essere il confronto più diretto con quella della Smyth. La scrittura musicale dell’inglese è raffinatissima, capace di unire un flusso sinfonico di matrice tardo-romantica con incisi di carattere cameristico – si ascolti l’uso di precisi strumenti quasi come fossero leitmotiv – unita a un senso melodico assai coinvolgente e limitato solo dalla brevità della composizione. Il limite di questa musica è di essere nata in qualche modo “vecchia”. Il radioso tonalismo della Smyth non solo esclude qualunque suggestione protoseriale ma è alieno anche dal cromatismo di matrice wagneriana e si unisce a una sensibilità espressiva che recupera molto dalla tradizione dell’opera fantastica romantica (Weber e Lortzing in primis) non poteva che venire travolto dall’esplodere in pochi anni delle avanguardie storiche che imponendo un drastico mutamento di paradigma hanno portato all’oblio una musica ben altrimenti meritevole.
Grande merito quello dell’opera di Wuppertal di aver riproposto questo titolo nel 2024 e da quelle recite deriva direttamente la presente registrazione per la collana Deutschlandfunk Kultur specializzata nel riproporre al pubblico titoli dimenticati del repertorio tedesco. Wuppertal non è certo una piazza di è primo piano sulla scena europea ma la qualità di questa registrazione supera le più rosee aspettative. La Sinfonieorchester Wuppertal è l’ennesima dimostrazione della qualità media dei complessi tedeschi anche fuori dalle grandi piazze. Una formazione capace di un suono nitido, pulito, i cui solisti spesso chiamati in primo piano – viola, arpa, corno – suonano davvero molto bene e non fanno rimpiangere compagini più blasonate. Patrick Hahn dirige con mano sicura bilanciando con grande equilibrio le diverse componenti dell’opera. Direttore stabile a Wuppertal ha con l’orchestra un rapporto di perfetta intesa che contribuisce al perfetto funzionamento di tutto l’ingranaggio.
I cantanti sono per lo più parte della compagnia stabile del teatro e tutti riescono assai convincenti. Protagonista è il taglialegna Heinrich contesto tra l’amata Röschen e la perfida seduttrice Jolanthe che respinta lo farà uccidere. Nel panni del protagonista Sangmin Jeon sfoggia una bella voce da tenore lirico pieno, luminosa e squillante, con cui tratteggia un eroismo lirico e stilizzato che guarda decisamente alla vocalità primo ottocentesca piuttosto che al tipo dell’heldentenorer di tradizione wagneriana. Nella breve aria di sortita e soprattutto nel duetto con l’amata colpisce per la naturale propensione melodica e per la freschezza di voce e accento. Al suo fianco Marya Taniguchi è un Röschen dalla voce ampia e solida. Soprano di matrice lirica ma dalla voce ricca di armonici e non priva di riflessi bruniti mostra una buona propensione drammatica. Nel duetto il suo canto più drammatico e frastagliato crea il giusto contrasto con la baldanza un po’ ingenua di Heinrich.
La coppia Jolanthe – Rudolph è un po’ una versione mignon di Ortrud e Telramud. La prima è affrontata da Edith Grossmann, mezzosoprano acuto dal timbro quasi sopranile ma dalla voce potente e sicura con un sentore di asprezza che ben si adatta alla parte. Nella scena di seduzione con Heinrich sfuma con buona riuscita ma è soprattutto nel duetto con il langravio in cui emerge per temperamento ed efficacia d’accento. Quest’ultimo è cantato da Samueol Park, baritono giovane e dai mezzi decisamente interessanti che sarebbe interessante ascoltare in un ruolo più ampio e impegnativo. Erik Rousi canta la parte di Peter con una bella voce di basso ampia e sonora che dà risalto anche a un ruolo marginale, molto positiva anche la prova di Zachary Wilson nei panni del venditore ambulante.
Ethel Smyth (1858 – 1944): “Der Wald” (1902)