Madrid, Teatro Real, Temporada 2025-2026
“A MIDSUMMER NIGHT’S DREAM”
Opera in tre atti op. 64 su libretto di Benjamin Britten e Peter Pears, basata sull’omonima commedia di William Shakespeare
Musica di Benjamin Britten
Oberon IESTYN DAVIES
Tytania LIV REDPATH
Puck DANIEL ABELSON (voce), JUAN LEIBA (danzatore aereo)
Theseus THOMAS OLIEMANS
Hippolyta CHRISTINE RICE
Lysander SAM FURNESS
Demetrius JACQUES IMBRAILO
Hermia SIMONE MCINTOSH
Helena JAQUELYN WAGNER
Bottom CLIVE BAYLEY
Quince HENRY WADDINGTON
Flute RU CHARLESWORTH
Snug STEPHEN RICHARDSON
Snout JOHN GRAHAM-HALL
Starveling WILLIAM DAZELEY
Cobweb STELLA MORENO MONACO
Peaseblossom EMMA ALCAÑIZ-RODRÍGUEZ
Mustardseed MARTA YAGÜE ALONSO
Moth AISEL DE LA ROSA HERNÁNDEZ
Orquesta Titular del Teatro Real
Coro di voci bianche Pequeños Cantores de la ORCAM
Coro y Chiquicoro Algadir-Daniel Martín
Direttore Ivor Bolton
Maestra del Coro di voci bianche Ana González
Regia Deborah Warner
Scene Christof Hetzer
Costumi Luis Felipe Carvalho
Luci Urs Schönebaum
Movimenti scenici Kim Brandstrup
Nuova produzione del Teatro Real di Madrid in coproduzione con la Royal Ballet and Opera di Londra e il Teatro Maggio Musicale Fiorentino
Madrid, 22 marzo 2026
Le piccole fate si dondolano a mezz’aria, facendo oscillare il tutù bianco trapuntato di luci: è tutto loro il Midsummer Night’s Dream che il Teatro Real di Madrid offre al suo pubblico in una magnifica coproduzione con la Royal Ballet and Opera di Londra e il Maggio Musicale Fiorentino.
È il Britten più magico, più sorridente, più fedele al comico shakespeariano, riletto da una personalità geniale del teatro contemporaneo quale è Deborah Warner e con la direzione musicale di Ivor Bolton (che aggiunge un altro titolo al catalogo britteniano proposto a Madrid negli ultimi anni: Billy Budd nel 2017, Gloriana nel 2018, Peter Grimes nel 2021; la prima e la terza opera in collaborazione con la stessa Warner come regista). Occupa costantemente lo spazio superiore della scena un albero rovesciato, sospeso nell’aria, con le radici e le fronde bene in mostra: è sufficiente questo oggetto fisso per rappresentare il bosco della Midsummer Night e per avvertire che non si tratta di un luogo naturale, bensì di una dimensione ariostesca in cui tutti i personaggi si incontrano, si inseguono e si ritrovano.
Ma la posizione dell’albero dice soprattutto che il bosco è il luogo in cui l’invisibile può materializzarsi e il visibile può scomparire o deformarsi fino a risultare irriconoscibile. Sulla scorta di questa segnalazione garbata e discreta, non c’è bisogno di nessun’altra trovata mirabolante, a parte i cavi metallici e le altalene su cui si librano le creature magiche. Anzi, il resto della scena è semplicissimo: in uno spazio nero dal fondo a specchio un piano inclinato rialzato e di forma quadrata fa da palcoscenico interno, per suggerire sin dall’inizio il ricorso al “teatro nel teatro”. Su di esso agiscono le presenze superiori di Oberon e Tytania mentre attorno, poco più in basso, si muovono affannosamente i quattro amanti, come burattini manovrati da un artigiano iroso e pasticcione, Puck: una sorta di Loge nella rivisitazione di Warner, visto che si sdoppia in un sosia acrobatico sempre sospeso nell’aria (la voce è quella, assai poco musicale ma molto efficace teatralmente, di Daniel Abelson, mentre il sosia danzatore è Juan Leiba).
Per contro, la compagnia di attori dilettanti, i “rustici” della riduzione di Britten-Pears, è formata da lavoratori di cantiere stradale, muniti di gilet catarifrangente, giallo o rosso, armati dei loro attrezzi e pronti a utilizzarli per dar vita alla poesia drammatica. Ma qui occorre subito un encomio per il costumista Luis Felipe Carvalho, che ha saputo differenziare i gruppi non solo visivamente ma anche secondo il registro spirituale che li caratterizza: le creature soprannaturali (con panneggi fiabeschi), gli incliti eroi (in sontuosi abiti da sera in velluto), i giovani aristocratici (che mutano a seconda della scena), e naturalmente i mechanicals, i rustici che nel III atto mettono in scena la tragedia di Piramo e Tisbe. Oltre al teatro nel teatro, infatti, Britten sfrutta questo episodio per inserire anche una complessa parodia dell’opera italiana, da Rossini a Verdi, nell’aria di Flute (il tenore che interpreta Thisby: questa la grafia usata dal compositore), naturalmente accompagnata dal flauto. All’indomani della prima assoluta, l’11 giugno 1960 presso la Jubilee Hall di Aldeburgh, la critica rilevò che l’interpretazione di Flute da parte di Peter Pears era una smaccata (e anche malvagia) imitazione in falsetto dei vezzi gestuali e dei manierismi vocali di Joan Sutherland come Lucia di Lammermoor; il celebre soprano aveva interpretato l’opera di Donizetti al Covent Garden di Londra nel febbraio dell’anno prima, con la regia di Franco Zeffirelli …
Fortunatamente, né Bolton né Warner tentano di ripetere quella scelta, peculiare di un contesto irripetibile, e lasciano che la comicità si abbini piuttosto alle qualità vocali di Ru Charlesworth, degno partner dell’irresistibile Bottom-Pyramus del basso Clive Bayley, che con le sue abilità attoriali e musicali attira gli applausi più prolungati e convinti alla fine della rappresentazione. Nella compagnia vocale spiccano le virtù liriche del soprano Liv Redpath (Tytania) e la finezza di fraseggio del controtenore Iestyn Davies (Oberon). Ottimi anche gli amanti antagonisti, il tenore Sam Furness (Lysander) e il baritono Jacques Imbrailo (Demetrius) insieme alle voci bianche delle piccole fate. Il direttore cura ogni aspetto della concertazione e dei numeri d’insieme, che riescono sempre splendidi; ma se c’è un elemento musicale davvero indimenticabile nella conduzione di Bolton è quel respiro del bosco disseminato tra le varie scene, sin dall’apertura dell’opera, i cui disegni affidati agli archi e alle arpe giustificano da soli la pretesa artistica di mettere in musica i versi di Shakespeare: non può non sussultare chi ha deciso di andare oltre la realtà naturale. Foto Javier del Real © Teatro Real de Madrid
Madrid, Teatro Real: “A Midsummer Night’s Dream”