Milano, Teatro alla Scala, Stagione lirica e di balletto 2025-26
SPETTACOLO DELLA SCUOLA DI BALLO DELL’ACCADEMIA DELLA SCALA
“PRESENTAZIONE”
Ideata da Frédéric Olivieri
Musica Carl Czerny
Orchestrazione Knudage Riisager
“PAQUITA”
(Suite dal Divertissement)
Coreografia Marius Petipa, ripresa da Tatiana Nikonova, Leonid Nikonov
Musica Ludwig Minkus
Passo a due MARIA VITTORIA BANDINI, JORGE VELA
“ROSSINI CARDS”
Coreografia Mauro Bigonzetti, ripresa da Roberto Zamorano, Paola Vismara, Walter Madau
Musiche Gioachino Rossini
Costumi Helena Medeiros
Luci Carlo Cerri
Pianoforte Massimo Ciarella
Ouf! Les petit pois BENEDETTA BOCCINI, GABRIELE CALCAGNO
Passo a tre MARIA CLARA ROCCO, MICHELE FORGHIERI, JORGE ESTEVA GRAU
Prelude fugassé MARIA VITTORIA BANDINI
Con la partecipazione dei Solisti dell’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala:
Soprano Marìa Martìn Campos
Mezzosoprani Dilan Şaka, Hyensol Park
Tenore Cristóbal Campos Marín
Baritono Geunhwa Lee
Basso Zhibin Zhang
“BOLERO X”
Coreografia, regia, costumi, disegno luci Shahar Binyamini, ripresa da Walter Madau
Musica Maurice Ravel
Milano, 2 aprile 2026
Lo spettacolo annuale della Scuola di Ballo si conferma, anche nel 2026, un momento che fa parte non solo della formazione degli allievi, ma anche della vita artistica milanese. La serata, in data unica il 2 aprile, si è distinta per un programma variegato, capace di attraversare epoche e linguaggi coreografici diversi, mettendo in luce la versatilità dei giovani danzatori coinvolti. L’apertura della serata è stata affidata alla Presentazione ideata da Frédéric Olivieri sulle musiche di Czerny, un brano che richiama esplicitamente la dimensione didattica della danza. Questo pezzo è una dichiarazione d’intenti: la struttura progressiva permette di mostrare il percorso tecnico che conduce gli allievi alla piena maturità
artistica. Nonostante il carattere “esercitativo”, riesce a evitare la freddezza: emergono già individualità interessanti, capaci di trasformare la tecnica in espressione. Il risultato è un equilibrio convincente tra studio e spettacolo. Il secondo momento della serata è stato rappresentato dagli estratti di Paquita, simbolo del virtuosismo ottocentesco e del grand ballet imperiale à la Petipa. Non si tratta di dimostrare solo precisione accademica, ma di incarnare uno stile codificato spettacolare e altamente esigente. Ancora da sintonizzare appieno gli ensemble, ma la buona pulizia delle linee ha dimostrato una preparazione solida di tutti gli allievi. Tra i solisti, segnaliamo l’ottima esibizione di Jorge Vela, che ha dato sfoggio a una maturità stilistica, un aplomb e una sicurezza sul palco che avrebbero potuto soddisfare il pubblico più esigente: la sua variazione è stata meritatamente applaudita. Tutto lodevole, dai salti alle pirouettes, chiuse con grande pulizia in retiré sostenuto, passé, e solo poi posa. Con Rossini Cards si è entrati nel contemporaneo, la coreografia di Mauro Bigonzetti. Il linguaggio qui si fa
frammentato e dinamico assai, e anche ironico. Possiamo affermare che la prova sia stata superata con efficacia. I giovani danzatori sono maturi e riescono a cogliere il ritmo brillante e talvolta giocoso della musica di Rossini, restituendo una performance vivace e moderna. Certo è che non possiamo tacere anche le nostre impressioni sulla coreografia. Se funziona molto bene ed è affascinante nei pezzi corali – dal primo, sul quartetto “Questo è nodo avviluppato”, e poi alla fine sull’ouverture della gazza ladra ecc. -, nei passi centrali il continuo cambio di scene e di idee coreografiche può dare l’impressione di un collage più che di un’opera unitaria. Ma non è questo che ci ha convinti poco, quanto forse, la voluta componente grottesca e caricaturale, che potrebbe essere vista sia come brillante e
intelligente, oppure forzata e superficiale: non sappiamo se una più forte interpretazione (di quanto?) avrebbe potuto sostenere maggiormente questi momenti. La serata si è chiusa con Bolero X, coreografia contemporanea di Shahar Binyamini, costruita sulla celeberrima partitura di Ravel. Gli allievi hanno affrontato la sfida con grande energia, costruendo progressivamente una tensione che è culminata in un finale potente. La coralità del gruppo è stata uno degli elementi più riusciti. Anche qui non riusciamo a non dire nulla in merito alla coreografia: di una certa efficacia scenica, certo spettacolare, ma forse non profondissima. Non crediamo sia per ripetitività e dipendenza dalla musica, cosa detta da alcuni critici, soprattutto se guardiamo alla molto più celebre coreografia di Béjart, andata in scena su questo stesso palco non molto tempo fa (settembre 2025). Difatti, nelle stesse intenzioni di Ravel Boléro non racconta una storia, ma è un “esperimento orchestrale”; e la danza avrebbe dovuto riflettere
ripetizione, progressione, tensione accumulata. L’idea era che danza e musica imitassero un processo industriale; per questo voleva un balletto ambientato in fabbrica o in contesti industriali, con un forte senso meccanico e ripetitivo. Se è vero che Bolero X torna ad idee più vicine a Ravel con un senso di meccanismo crescente eccetera, il cambio dell’idea coreografica verso i due terzi del balletto, palesa la superficialità dell’idea stessa, aspetto che, invece, resta solido in Béjart, che non ambienta in una fabbrica, ma è sicuramente colui che interpreta più da vicino l’intenzione del compositore: un’unica idea ossessiva, in crescendo continuo (si parte con solo le mani del danzatore illuminate, fino ad arrivare a sempre più ballerini coinvolti sul palco), nessuna trama, nessuno sviluppo coreografico; eppure sfrutta, astraendoli, elementi della prima coreografia
(narrativa) di Nijinska (in primis il tavolo al centro su cui balla il/la protagonista). Tutto ciò per chiederci come mai non si sia optato per quest’ultima, più scontata e vista, ma sicuramente con tutti questi punti di forza, oltre ad essere presente nel repertorio di moltissimi teatri. Spendiamo qualche parola per gli allievi della scuola di musica, che hanno suonato, alcuni cantato, districandosi bene tra musiche diversissime: di Minkus, che a tratti sfiorano la fanfara, più per scrittura del compositore; di Rossini; e, ottimamente, in quella di Ravel. Nel complesso, lo spettacolo della scuola di ballo si conferma di alto livello. La varietà del programma permette di apprezzare non solo le competenze tecniche degli allievi, ma anche la loro capacità di adattarsi a linguaggi diversi. Più che un punto di arrivo, questa serata appare quindi come una tappa fondamentale di un percorso formativo che prepara i giovani danzatori alle sfide del mondo professionale. Foto Luigia Risola © Accademia Teatro alla Scala
Milano, Teatro alla Scala: Spettacolo della scuola di ballo