Oper Frankfurt, Stagione 2025/26
“TRISTAN UND ISOLDE”
Azione in tre atti
Musica e libretto di Richard Wagner
Musica e libretto di Richard Wagner
Tristan MARCO JENTZSCH
Isolde MIINA-LISA VÄRELÄ
Kurvenal NICHOLAS BROWNLEE
König Marke ANDREAS BAUER KANABAS
Brangäne CLAUDIA MAHNKE
Melot TAEHAN KIM
Stimme eines junges Seemans/Ein Hirt THEO LEBOW
Ein Steuermann PETE THANAPAT
Frankfurter Opern- und Museumsorchester
Frankfurter Opern- und Museumsorchester
Chor der Oper Frankfurt
Direttore Thomas Guggeis
Maestro del Coro Àlvaro Corral Matute
Regia Katharina Thoma
Scene Johannes Leiacker
Costumi Irina Bartels
Drammaturgia Mareike Wink
Luci Olaf Winter
Allestimento del 2020
Oper Frankfurt, 6 aprile 2026
Dopo le sue eccellenti esecuzioni di Tannhäuser e Parsifal, la tappa successiva del percorso wagneriano di Thomas Guggeis era il Tristan und Isolde, che il giovane Generalmusikdirektor dell’Oper Frankfurt affrontava per la prima volta. Il trentaduenne direttore bavarese, alla sua terza stagione come guida artistica del teatro
assiano, ha confermato anche questa volta di essere uno tra i massimi talenti musicali della giovane generazione. La sua interpretazione della partitura wagneriana è apparsa davvero eccellente per la maturità dell’approccio e la coerenza della realizzazione di un’atmosfera tesa e drammatica, ottima nel sottolineare sia gli spasimi febbrili della passione che i momenti estatici e visionari. Una direzione ricca di teatralità e senso del canto oltre che splendidamente curata nei dettagli a partire dallo squisito pianissimo delle prime battute in cui gli archi introducono magicamente il celebre Tristanakkord. Nell’interpretazione di Guggeis, la vicenda di Tristan e Isolde diviene un dramma di passionalità esacerbante che passa dall’ebbrezza erotica alla tragicità disperata con un calcolo perfetto dei cambi di atmosfera. Tra i momenti magici di questa direzione,
sicuramente una tra le migliori da me ascoltate del capolavoro wagneriano, sono da citare il progressivo accumulo della tensione drammatica nel primo atto, la vera e propria esaltazione della Nacht der Liebe nel secondo, splendidamente introdotta dalle morbide sonorità dei corni e dal disperato parossismo dell’invocazione alla Minne, la dolcezza straniante e triste della nenia del pastore che apre il terzo atto, stupendamente appoggiata sulle tinte scure e desolate degli archi, trapassante poi in un crescendo di straordinaria potenza tragica coronata alla conclusione da un Liebestod magistralmente diretto in un progressivo avvitarsi delle spire della linea melodica. In sintesi, una magnifica ed emozionante lettura, di profonda penetrazione espressiva, da parte di un direttore il cui talento musicale sembra davvero fuori dal comune, soprattutto considerando la sua giovane età. La messinscena dell’Oper Frankfurt era una ripresa
dell’allestimento che ideato nel 2020 da Katharina Thoma, cinquantenne regista bavarese che nel teatro della città assiana ha iniziato la sua carriera come assistente. Una lettura scenica scarna, essenziale ma efficacissima nel realizzare visivamente le problematiche di una struttura drammaturgica molto particolare e sfuggente come quella del Tristan. Tutta la vicenda è ambientata in una grande stanza spoglia nella quale si alternano alcuni elementi scenici di taglio minimalista, con i trapassi di atmosfere drammatiche molto ben sottolineati dal gioco di luci ideato da Olaf Winter. Fra tutte le realizzazioni sceniche del Tristan und Isolde da me viste negli ultimi anni, questa mi è sembrata una delle migliori per la sua coerenza e discrezione nel rapportarsi con la parte musicale senza mai prevaricarla. Un cast vocale di livello davvero eccellente completava il riuscitissimo esito artistico di questa produzione. Il cinquantaduenne tenore brandeburghese Marco Jentzsch ha superato tutte le enormi difficoltà del ruolo di Tristan, con una intelligente gestione della voce, che gli ha permesso di arrivare con sufficienti energie al terribile terzo atto nel quale ha reso con buone intuizioni di fraseggio l’angoscia tormentata e allucinata del personaggio. Il soprano finlandese Miina-Lisa Värelä ha raffigurato un’Isolde imperiosa, ma appassionata e ricca di slancio
mettendo in mostra uno strumento vocale davvero notevole per ampiezza e qualità del suono, in grado di sovrastare senza difficoltà la densa orchestrazione wagneriana. Eccellente anche il König Marke di Andreas Bauer Kanabas, che con la sua voce doviziosa, messa in rilievo da una tecnica eccellente, e il fraseggio di corrusca essenzialità rendeva come meglio non si poteva desiderare il doloroso stupore del personaggio di fronte al tradimento dell’amico. Claudia Mahnke ha delineato una Brangäne molto affettuosa nei suoi toni intimi e confidenziali. Il basso-baritono americano Nicholas Brownlee, che si sta affermando come uno i tra i cantanti wagneriani più promettenti dell’ultima generazione, ha reso bene la baldanza giovanile del ruolo di Kurwenal. Successo entusiastico alla conclusione, da parte di un pubblico molto attento e concentratissimo. Foto: Barbara Aumüller
Dopo le sue eccellenti esecuzioni di Tannhäuser e Parsifal, la tappa successiva del percorso wagneriano di Thomas Guggeis era il Tristan und Isolde, che il giovane Generalmusikdirektor dell’Oper Frankfurt affrontava per la prima volta. Il trentaduenne direttore bavarese, alla sua terza stagione come guida artistica del teatro
assiano, ha confermato anche questa volta di essere uno tra i massimi talenti musicali della giovane generazione. La sua interpretazione della partitura wagneriana è apparsa davvero eccellente per la maturità dell’approccio e la coerenza della realizzazione di un’atmosfera tesa e drammatica, ottima nel sottolineare sia gli spasimi febbrili della passione che i momenti estatici e visionari. Una direzione ricca di teatralità e senso del canto oltre che splendidamente curata nei dettagli a partire dallo squisito pianissimo delle prime battute in cui gli archi introducono magicamente il celebre Tristanakkord. Nell’interpretazione di Guggeis, la vicenda di Tristan e Isolde diviene un dramma di passionalità esacerbante che passa dall’ebbrezza erotica alla tragicità disperata con un calcolo perfetto dei cambi di atmosfera. Tra i momenti magici di questa direzione,
sicuramente una tra le migliori da me ascoltate del capolavoro wagneriano, sono da citare il progressivo accumulo della tensione drammatica nel primo atto, la vera e propria esaltazione della Nacht der Liebe nel secondo, splendidamente introdotta dalle morbide sonorità dei corni e dal disperato parossismo dell’invocazione alla Minne, la dolcezza straniante e triste della nenia del pastore che apre il terzo atto, stupendamente appoggiata sulle tinte scure e desolate degli archi, trapassante poi in un crescendo di straordinaria potenza tragica coronata alla conclusione da un Liebestod magistralmente diretto in un progressivo avvitarsi delle spire della linea melodica. In sintesi, una magnifica ed emozionante lettura, di profonda penetrazione espressiva, da parte di un direttore il cui talento musicale sembra davvero fuori dal comune, soprattutto considerando la sua giovane età. La messinscena dell’Oper Frankfurt era una ripresa
dell’allestimento che ideato nel 2020 da Katharina Thoma, cinquantenne regista bavarese che nel teatro della città assiana ha iniziato la sua carriera come assistente. Una lettura scenica scarna, essenziale ma efficacissima nel realizzare visivamente le problematiche di una struttura drammaturgica molto particolare e sfuggente come quella del Tristan. Tutta la vicenda è ambientata in una grande stanza spoglia nella quale si alternano alcuni elementi scenici di taglio minimalista, con i trapassi di atmosfere drammatiche molto ben sottolineati dal gioco di luci ideato da Olaf Winter. Fra tutte le realizzazioni sceniche del Tristan und Isolde da me viste negli ultimi anni, questa mi è sembrata una delle migliori per la sua coerenza e discrezione nel rapportarsi con la parte musicale senza mai prevaricarla. Un cast vocale di livello davvero eccellente completava il riuscitissimo esito artistico di questa produzione. Il cinquantaduenne tenore brandeburghese Marco Jentzsch ha superato tutte le enormi difficoltà del ruolo di Tristan, con una intelligente gestione della voce, che gli ha permesso di arrivare con sufficienti energie al terribile terzo atto nel quale ha reso con buone intuizioni di fraseggio l’angoscia tormentata e allucinata del personaggio. Il soprano finlandese Miina-Lisa Värelä ha raffigurato un’Isolde imperiosa, ma appassionata e ricca di slancio
mettendo in mostra uno strumento vocale davvero notevole per ampiezza e qualità del suono, in grado di sovrastare senza difficoltà la densa orchestrazione wagneriana. Eccellente anche il König Marke di Andreas Bauer Kanabas, che con la sua voce doviziosa, messa in rilievo da una tecnica eccellente, e il fraseggio di corrusca essenzialità rendeva come meglio non si poteva desiderare il doloroso stupore del personaggio di fronte al tradimento dell’amico. Claudia Mahnke ha delineato una Brangäne molto affettuosa nei suoi toni intimi e confidenziali. Il basso-baritono americano Nicholas Brownlee, che si sta affermando come uno i tra i cantanti wagneriani più promettenti dell’ultima generazione, ha reso bene la baldanza giovanile del ruolo di Kurwenal. Successo entusiastico alla conclusione, da parte di un pubblico molto attento e concentratissimo. Foto: Barbara Aumüller