Osterfestspiele Baden-Baden: “Lohengrin”

Osterfestspiele Baden-Baden 2026
“LOHENGRIN”

Opera romantica in tre atti
Libretto e musica di Richard Wagner
Heinrich der Vogler KWANGCHUL YOUN
Lohengrin PIOTR BECZALA
Elsa von Brabant RACHEL WILLIS-SØRENSEN
Friedrich von Telramund WOLFGANG KOCH
Ortrud TANJA ARIANE BAUMGARTNER
Der Heerrufer der König SAMUEL HASSELHORN
Erster Edler JAN KOŽNAR
Zweiter Edler VLADISLAV AGAMURADOV
Dritter Edler PHILIP NOVOTNY
Vierter Edler VACLÁV JERÁBEK
Mahler Chamber Orchestra
Tschechische Philharmonischer Chor Brünn
Philharmonia Chor Wien 
Direttore Joana Mallwitz
Maestri dei cori Petr Fiala, Walter Zeh
Regia Johannes Erath
Scene Herbert Murauer
Costumi Gesine Völlm
Luci Joachim Klein
Video Bibi Abel
Festspielhaus Baden-Baden, 5 aprile 2026
L’evento più importante nella programmazione degli Osterfestspiele Baden-Baden è la produzione operistica. Per l’edizione di quest’anno è stato scelto il Lohengrin, in un nuovo allestimento ideato da Johannes Erath. Il cinquantunenne regista nativo di Rottweil, del quale io avevo apprezzato la messinscena molto interessante dei Meistersinger allestita nel novembre 2022 a Frankfurt, ha creato un racconto scenico tutto basato su tinte scure e smorzate, con alcuni momenti molto ben riusciti come l’apparizione del cigno e i finali del primo e del secondo atto realizzati in maniera spettacolare. Meno riuscita mi è sembrata la scena conclusiva, con i guerrieri brabantini visualizzati come animali grotteschi, oltre a certe banalità nella caratterizzazione di Ortrud e Telramund, che si potevano evitare. Le belle scene ideate da Herbert Murauer e i costumi di Gesine Völlm, sapientemente valorizzati dale luci di Joachim Klein, realizzavano un’amosfera esteticamente assai attraente. Nel complesso, una produzione molto curata e rispettosa dei valori drammaturgici del testo che, a parte alcuni difetti, offriva diversi momenti di buon teatro. Eccellente, senza alcun dubbio, era invece la direzione di Joana Mallwitz. La direttrice originaria del Niedersachsen, una tra le bacchette più dotate della giovane generazione, aveva già eseguito il Lohengrin con grande successo durante la sua prima stagione come Generalmusikdirektorin allo Staatstheater Nürnberg e anche in questa produzione ha dimostrato qualità da autentica interprete wagneriana di alta classe. A partire dall’attacco del Preludio, con il pianissimo dei violini divisi all’ottava realizzato in maniera stupenda dagli archi della Mahler Chamber Orchestra, la narrazione orchestrale scorreva in maniera fluida e ricca di senso del racconto teatrale, con dettagli strumentali di ricercata squisitezza e toni di grandiosità epica nelle scene corali. Bellissima appariva anche la realizzazione di certi contrasti drammatici come quello fra clima fosco, angoscioso e di grande potenza tragica evocato dall’orchestra nel duetto fra Ortrud e Telramund seguito dalla nobile e struggente cantabilità con cui è stata esposta la stupenda melodia in sol maggiore che conclude il duetto tra Elsa e Ortrud nel secondo atto. La Mahler Chamber Orchestra ha realizzato in maniera impeccabile tutte le intenzioni della bacchetta, con sonorità piene e compatte di assoluta bellezza, omogeneità timbrica e trasparenza. Nel complesso una splendida direzione, tra le migliori in assoluto che io abbia mai ascoltato del capolavoro di Wagner. Il punto di forza del cast vocale era costituito dalla splendida coppia dei protagonisti. Piotr Beczala è per me il miglior Lohengrin che sia apparso sulle scene dai tempi di Sandor Konya e anche in questa occasione ha delineato un protagonista assolutamente completo, con una voce che suona ancora ferma e luminosa nonostante i 58 anni di età. La pronuncia tedesca scolpita e raffinata, il fraseggio intenso e concentrato, il legato di altissima scuola proveniente dallo stile di canto all’italiana hanno permesso al tenore polacco di raffigurare un protagonista veramente nobile e araldico, sia nelle espressioni cavalleresche che nelle affascinanti mezzevoci come quelle del saluto al cigno e del racconto In fernem Land. Il soprano americano Rachel Willis- Sørensen ha delineato una Elsa a tratti estatica e sognante ma tormentata dal timore di veder svanire il suo sogno, con una voce di colore affascinante e di ottima espansione nelle note alte. Il basso coreano Kwangchul Youn, una tra le migliori voci wagneriane degli ultimi decenni, ha caratterizzato efficacemente la figura del König Heinrich grazie a una voce ancora ferma e sonora e a un fraseggio di grande autorevolezza. Eccellente era anche il giovane baritono Samuel Hasselhorn, liederista di statura internazionale, negli interventi dell’Heerufer. Di livello inferiore apparivano gli interpreti della coppia malvagia. Il sessantenne baritono Wolfgang Koch, accreditato specialista del repertorio drammatico wagneriano, ha una voce ormai parecchio usurata e logora ed è costretto spesso a rifugiarsi in uno Sprechgesang che suona improprio. Anche la prova del mezzosoprano Tanja Ariane Baumgartner, nativa del Baden, appariva piuttosto problematica dal punto di vista vocale e non riusciva a conferire potenza drammatica al personaggio di Ortrud. Teatro completamente esaurito per tutte le tre recite e successo trionfale. Foto: Martin Sigmund