Roma, Museo di Roma: “It’s Happening Again. Mostra personale di Adrian Tranquilli”

Roma, Museo di Roma
Palazzo Braschi
“IT’S HAPPENING AGAIN”
Mostra personale di Adrian Tranquilli
promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
organizzata da Studio Stefania Miscetti, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Roma, 12 aprile 2026
«Il mondo è tutto ciò che accade», scriveva Ludwig Wittgenstein nel Tractatus Logico-Philosophicus, e forse non esiste apertura più pertinente per avvicinarsi a It’s Happening Again, la personale di Adrian Tranquilli allestita al Museo di Roma a Palazzo Braschi. Ciò che accade, infatti, nelle sale al piano terra dell’edificio non è semplicemente un’esposizione, ma una messa in scena della crisi stessa dell’accadere: una reiterazione, come suggerisce il titolo, che implica memoria, trauma e ritorno. Promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria – e organizzata da Studio Stefania Miscetti, la mostra si inserisce in un orizzonte che trascende la pura dimensione estetica per assumere una valenza etica e politica. Non è un caso che il progetto venga presentato nel contesto simbolico di Palazzo Braschi, luogo stratificato della memoria urbana romana, dove il passato non è mai definitivamente archiviato, ma continua a riaffiorare come un sedimento inquieto. Tranquilli, artista che da oltre trent’anni conduce una ricerca attraversata da riferimenti eterogenei – dall’arte alla musica, dalla letteratura all’antropologia – costruisce qui un dispositivo espositivo che si configura come una vera e propria architettura del pensiero. Le tre installazioni inedite, My Little White Book, Endsong e In Excelsis 6, non si limitano a occupare lo spazio, ma lo interrogano, lo destabilizzano, lo rendono poroso a una molteplicità di significati. Al centro di questo sistema simbolico si colloca la figura del Joker, l’antieroe per eccellenza. Ma il Joker di Tranquilli non è quello, ormai canonizzato, della cultura popolare contemporanea; è piuttosto un archetipo mobile, una figura liminale che incarna la dissoluzione delle categorie morali e la crisi delle narrazioni fondative. Se l’eroe tradizionale si definisce attraverso la stabilità di un codice etico, l’antieroe tranquillianiano si muove invece in un territorio di ambiguità, dove ogni valore è reversibile e ogni identità precaria. Questa precarietà si traduce materialmente nell’uso della carta da gioco, elemento ricorrente nella produzione dell’artista. In My Little White Book, un grande libro a parete sembra esplodere dall’interno, come se la conoscenza – o meglio, l’illusione di una conoscenza ordinata e sistematica – fosse attraversata da una forza centrifuga destinata a disgregarla. Il libro, tradizionalmente simbolo di stabilità e trasmissione del sapere, diventa qui un oggetto instabile, sul punto di collassare, trasformandosi in un “castello di carte” che mette in discussione la solidità stessa delle strutture culturali. Analogamente, in Endsong, la scultura totemica costruita con carte da gioco assume una dimensione monumentale pur nella sua intrinseca fragilità. Qui Tranquilli mette in atto una tensione dialettica tra l’apparenza di eternità e la realtà della caducità: il totem, simbolo per eccellenza di permanenza e sacralità, è in realtà composto da un materiale effimero, destinato al crollo. Si tratta di un paradosso visivo e concettuale che richiama inevitabilmente le architetture instabili del potere e della storia, già affrontate dall’artista in opere precedenti come All is Violent, All is Bright, dove una San Pietro composta da migliaia di carte da gioco si configurava come una maquette tanto grandiosa quanto precaria. L’eco cinematografica, dichiarata eppure mai didascalica, attraversa l’intero percorso espositivo. Il riferimento al monolite di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick emerge come una presenza silenziosa ma insistente, un segno enigmatico che invita a interrogarsi sul destino dell’umano. Allo stesso tempo, l’immaginario lynchiano affiora nella dimensione perturbante delle installazioni, dove il familiare si trasforma improvvisamente in estraneo, e il gioco si rovescia in tragedia. In questo contesto, il linguaggio musicale – elemento fondante nella ricerca di Tranquilli – assume un ruolo strutturale. Non si tratta semplicemente di un accompagnamento sonoro, ma di una vera e propria partitura che organizza lo spazio e il tempo della fruizione. La musica diventa così un dispositivo di intensificazione emotiva e concettuale, capace di amplificare la tensione tra ordine e caos, tra armonia e dissonanza. Il percorso culmina in In Excelsis 6, installazione monumentale in cui la dimensione simbolica si intreccia con una riflessione più ampia sui fondamenti della conoscenza e dell’identità. Qui la visionarietà di Tranquilli si fa quasi teologica, nel senso etimologico del termine: un discorso sul divino che si manifesta attraverso la materia, ma che al tempo stesso ne rivela l’insufficienza. L’opera si configura come un dispositivo di interrogazione, più che di affermazione, in cui lo spettatore è chiamato a confrontarsi con le proprie certezze e a metterle in discussione. Ciò che emerge con forza da It’s Happening Again è una concezione dell’arte come pratica critica, capace di incidere sul reale non attraverso la rappresentazione, ma attraverso la sua destabilizzazione.  In questo senso, la dimensione ludica che attraversa l’intero progetto espositivo – incarnata dalla presenza delle carte da gioco e dalla figura del Joker – non è mai fine a se stessa, ma si configura come un dispositivo critico. Il gioco, lungi dall’essere evasione, diventa qui uno strumento per mettere in crisi le regole stesse del gioco sociale e culturale. È un gioco serio, nel senso più profondo del termine, in cui la posta in gioco è la possibilità stessa di comprendere il presente. La mostra si configura dunque come un’esperienza immersiva e perturbante, in cui lo spettatore è chiamato a confrontarsi con un universo visivo e concettuale complesso, stratificato, talvolta disorientante. Ma è proprio in questo disorientamento che risiede la sua forza: nella capacità di aprire uno spazio di riflessione critica, in cui il passato e il presente, il reale e l’immaginario, il gioco e la tragedia si intrecciano in una trama inestricabile. It’s Happening Again non è solo un titolo, ma una dichiarazione programmatica: ciò che accade, accade ancora. E forse, come suggerisce implicitamente Tranquilli, non abbiamo ancora imparato a riconoscerlo.