Roma, Sala Umberto: “Maria Maddalena o della Salvezza”

Roma, Sala Umberto
“MARIA MADDALENA O DELLA SALVEZZA”
da Fuochi di M. Yourcenar
Con Lina Sastri, Filippo D’Allio e Domenico Monda
Regia e drammaturgia Lina Sastri
Con la collaborazione di Bruno Garofalo
Ideazione costumi Lina Sastri
Produzione esecutiva Costantino Petrone
Disegno luci Gianni Caccia
Suoni Luigi Esposito
Assistente ai costumi Rosaria Riccio
produzione AG Spettacoli di Alessandro Alfieri
Roma, 03 aprile 2026
C’è un momento, in Maria Maddalena o della Salvezza, in cui la voce di Lina Sastri si incrina — non teatralmente, non come effetto — ma come accade alle cose vive quando si avvicinano troppo alla verità. È lì che lo spettacolo comincia davvero. Tutto ciò che lo precede — il buio, le luci basse, la costruzione quasi liturgica dello spazio — è solo preparazione a quella frattura. Perché questa Maddalena non entra in scena: affiora. Non ha nulla della peccatrice redenta, né dell’icona consolatoria che la tradizione ha addomesticato. È una creatura che ha visto troppo. E ciò che ha visto non le ha dato pace, ma l’ha privata di ogni riparo. L’amore, qui, non è elevazione: è esposizione. Una ferita aperta che non cicatrizza perché non vuole cicatrizzare. Il racconto che la attraversa — e che la Sastri lascia emergere senza mai illustrarlo — è quello, feroce e appassionato, concepito da Marguerite Yourcenar: un canto poetico e spietato insieme, in cui l’amore non salva ma consuma. È la storia di una mancanza originaria, di una frattura che segna per sempre il destino di Maria Maddalena. Dall’innocenza dell’amore per Giovanni alla passione assoluta per Gesù, fino a una dedizione che non trova compimento, il suo percorso è quello di un’anima che si espone senza riserve e per questo resta irrimediabilmente sola. Lina Sastri non interpreta Maddalena. La lascia accadere. E accade nel corpo, prima ancora che nella parola. Nel modo in cui il respiro si fa irregolare, nel tremore quasi impercettibile delle mani, nella postura che sembra cercare un equilibrio impossibile tra il desiderio di restare e quello di dissolversi. Il testo non è mai letteratura: è combustione lenta. Ciò che si ascolta non è un monologo, ma una confessione senza risposta. La grande passione per Cristo non è qui promessa di salvezza, ma condanna: la condizione di chi ama senza essere ricambiato, di chi resta fuori, respinto, escluso. È il percorso di un’anima che nasce innocente e che, ferita dall’abbandono, tenta di cambiare il proprio destino, salvo scoprire che nulla può davvero sottrarla a quella ferita. E quella ferita resta. Cristo, in questo spettacolo, non è presenza ma sottrazione. Un centro che attrae e insieme nega. Non c’è resurrezione che tenga: qui resta solo il dopo. E il dopo è insopportabile. La componente sonora non accompagna: evoca. Non descrive, ma amplifica, aprendo spazi emotivi che la parola da sola non potrebbe contenere. La musica diventa una seconda voce, o forse una memoria, qualcosa che precede e segue il linguaggio, come accade nei ricordi più profondi.  E la voce di Lina Sastri è il vero dispositivo drammaturgico. Non canta, non recita: incide. Ha qualcosa di antico, di non addomesticato, che sfugge alla tecnica pur attraversandola tutta. A tratti sembra venire da lontano, da una memoria che non è individuale ma collettiva — come se Maddalena fosse ogni essere umano che ha amato fino a smarrirsi. Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla dimensione emotiva. C’è qualcosa di più perturbante. Questo spettacolo non chiede empatia: chiede esposizione. Costringe chi guarda a fare i conti con una verità scomoda — che l’amore non salva, che la passione non redime, che esiste una forma di destino da cui non si esce. La salvezza, evocata nel titolo, non arriva. Non arriva mai. E forse è proprio questo il gesto più radicale: non offrire consolazione, ma lasciare aperta la ferita. Non chiudere il senso, ma sospenderlo. Alla fine non si esce con un’immagine, né con una storia. Si esce con una specie di eco interna. Come se qualcosa, durante lo spettacolo, avesse trovato una crepa dentro di noi — e avesse deciso di restarci. PH_Sabrina_Cirillo_Ag_Cubo