Roma, Teatro dell’Opera: “Il Trionfo del Tempo e del Disinganno”

Roma, Teatro dell’Opera
Stagione Lirica 2025/2026

“IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO”
Oratorio in due parti
Libretto di Benedetto Doria Pamphilj
Musica di Georg Friederich Handel
Bellezza JOHANNA WALLROTH
Piacere ANNA BONITATIBUS
Disinganno RAFFAELE PE
Tempo Ed Lyon
Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Gianluca Capuano
Regia Robert Carsen
Scene e costumi Gideon Davey

Luci Robert Carsen e Peter Van Praet
Movimenti Coreografici Rebecca Howell
Video Rocafilm
Allestimento del Teatro dell’opera di Roma in collaborazione con il Salzburger Festspiele

Roma, 07 aprile 2026
Affidato al noto regista Robert Carsen e alla direzione del maestro Gianluca Capuano è l’allestimento dell’oratorio “Il trionfo del tempo e del disinganno” composto da un Handel appena ventiduenne in vero stato di grazia quanto a capacità di sintesi ed equilibrio formale, andato in scena al teatro dell’Opera di Roma nell’ambito della stagione in corso. Il lavoro, diversamente da altri oratori handeliani tratti da episodi biblici, creato su libretto del cardinal Benedetto Pamphilj narra del conflitto interiore della Bellezza divisa fra le lusinghe del Piacere e i moniti del Tempo e del Disinganno. L’argomento è sempre attuale e adattabile alle personali vicende di ciascuno in ogni epoca ed in ogni luogo e tanto più oggi in un momento nel quale l’intelligenza artificiale e i social stanno imprimendo alle nostre vite una accelerazione talvolta poco o punto compatibile con la realtà o con l’esistenza che desidereremmo. Robert Carsen immagina l’oratorio ambientato in uno studio televisivo nel quale si svolge un talent show. Il primo colpo d’occhio forse per uno spettatore del secolo passato può apparire deludente e disturbante in quanto contiene, ma con un intento ben preciso anche se in apparente conflitto con il mondo di Handel, tutti gli elementi per i quali ci dichiariamo fieri di non accendere la televisione o addirittura di non possederla. Al contrario, superati i primi momenti lo spettacolo ci conduce in assoluta sintonia con la musica anche grazie ad un sapiente ed efficace uso della luce, attraverso i dubbi e le esitazioni della Bellezza fino ad un finale efficacissimo e mozzafiato nel quale la scena e la musica mostrano il personaggio da solo, in cammino verso l’ignoto. E, in maniera speculare, anche allo spettatore non vengono suggeriti nessuna soluzione o proposito moraleggiante o didascalico. Ciascuno troverà un proprio percorso e, forse, un equilibrio tra la caducità della bellezza, il piacere pure seducente e necessario e il tempo che inesorabile scorrerà.
La direzione del maestro Gianluca Capuano si è rivelata assai efficace nel mantenere un adeguata tensione narrativa con chiarezza di concertazione e varietà di agogica e di accenti. Nel complesso di alta qualità è apparso il quartetto dei protagonisti. Trionfatore della serata è stato Raffaele Pe come interprete del Disinganno, beniamino del pubblico romano, per nobiltà della linea musicale e intensità espressiva. Del pari Anna Bonitatibus nei panni del Piacere a dispetto di un volume non sempre debordante ha saputo incantare con la sua celebre aria “Lascia la spina, cogli la rosa”, una musicalità inappuntabile e una gradevole presenza scenica. Su un piano leggermente inferiore ma sempre su un livello ottimo e un ben più che convincente livello esecutivo, si collocano le prestazioni di Johanna Wallroth la Bellezza e del tenore Ed Lyon il Tempo. Alla fine lunghi e calorosi per lo spettacolo, i suoi valorosi interpreti e soprattutto, a proposito del significato della metafora del Tempo, per la composizione di un ventiduenne già maturo, padrone della sua arte ed esperto. Photocredit Fabrizio Sansoni Teatro dell’Opera di Roma