Subiaco, Biblioteca di Santa Scolastica
“LIBRI D’ARTISTA. GUIDO STRAZZA PER SUBIACO”
Mostra a cura di Simona Ciofetta
Coordinatore scientifico Stefano Petrocchi
Subiaco, 30 aprile 2026
Il libro, nella sua forma più comune, è un oggetto rassicurante: si apre, si legge, si chiude. Non pone problemi. Ma esiste un momento — e non è recente — in cui questa semplicità si incrina. Il libro smette di essere un mezzo e diventa un fine. È esattamente questo slittamento che la mostra Libri d’artista. Guido Strazza per Subiaco, inaugurata il 30 aprile presso la Biblioteca di Santa Scolastica, porta con una certa discrezione all’attenzione.
Non c’è nulla di spettacolare, in apparenza. Eppure, ciò che viene esposto è tra le forme più radicali dell’arte del Novecento: il libro d’artista. Non un libro illustrato, non un catalogo, ma un’opera vera e propria, in cui ogni elemento — dalla carta alla stampa, dalla disposizione delle parole al segno inciso — è deciso dall’artista. Il risultato è un oggetto che non si limita a essere letto, ma che richiede di essere osservato, toccato con lo sguardo, compreso lentamente. Il rapporto tra testo e immagine, che qui costituisce il nodo centrale, non è mai semplice. Per lungo tempo si è pensato che uno dei due dovesse servire all’altro: o la parola spiegava l’immagine, o l’immagine illustrava la parola. Ma già con le avanguardie del primo Novecento questo equilibrio si rompe. Il Futurismo, ad esempio, introduce una libertà nuova, in cui le parole si dispongono sulla pagina come elementi visivi, mentre le immagini perdono la loro funzione narrativa. Da quel momento, il libro diventa uno spazio aperto, dove le forme convivono senza subordinazione. Guido Strazza si inserisce in questa tradizione con una coerenza che colpisce proprio per la sua assenza di clamore. La sua ricerca non è mai stata orientata alla provocazione, ma piuttosto a una progressiva riduzione, a una concentrazione sul segno. Nei suoi libri d’artista — realizzati talvolta da solo, talvolta in dialogo con poeti — questa attenzione si traduce in una costruzione rigorosa, dove nulla è casuale ma nulla è nemmeno chiuso. Ogni pagina sembra offrire una possibilità, più che una soluzione.
Sfogliare questi libri significa accettare una lentezza che oggi può apparire insolita. Non si tratta di seguire una storia, ma di entrare in un ritmo. Il segno inciso, in particolare, introduce una qualità del tempo diversa: è il risultato di un gesto che si è depositato sulla materia e che continua a esistere nella sua traccia. In questo senso, il libro d’artista non è mai completamente presente, ma conserva sempre qualcosa del processo che lo ha generato. La scelta della Biblioteca di Santa Scolastica come sede della mostra non è secondaria. Qui il libro è anche memoria, stratificazione, origine. Subiaco è uno dei luoghi in cui la stampa in Italia ha avuto inizio, e questa presenza storica non può essere ignorata. Tuttavia, il dialogo che si instaura con le opere di Strazza non è celebrativo. Piuttosto, mette in evidenza una distanza: tra il libro come strumento di diffusione e il libro come oggetto unico, tra la riproducibilità e l’unicità. In una delle sezioni della mostra, alcune incisioni di Strazza dialogano idealmente con il chiostro cosmatesco del monastero. Le geometrie dei Cosmati, con le loro sequenze rigorose e insieme decorative, trovano nelle opere dell’artista una sorta di eco. Ma non si tratta di una citazione diretta. Strazza sembra piuttosto isolare alcuni principi — la ripetizione, la variazione, il rapporto tra ordine e deviazione — e trasferirli nel proprio linguaggio. Il risultato è un confronto che non cerca somiglianze, ma affinità più profonde.
La biografia dell’artista aiuta a comprendere questa posizione. Nato nel 1922, Strazza attraversa esperienze molto diverse: dagli inizi sotto l’influenza di Marinetti alle ricerche in Sudamerica, dall’attività pittorica a quella incisoria, fino all’impegno teorico e didattico. In tutti questi ambiti, ciò che resta costante è l’attenzione per il segno come elemento fondamentale, capace di unire dimensione visiva e riflessione. Non è un caso che abbia dedicato molta parte della sua attività all’insegnamento. Nei suoi scritti — si pensi a Il gesto e il segno (Scheiwiller, 1979) — emerge l’idea che l’arte non sia solo produzione di oggetti, ma anche costruzione di consapevolezza. I libri d’artista, in questo senso, rappresentano forse il punto più avanzato della sua ricerca: non tanto perché siano più complessi, ma perché rendono evidente il rapporto tra pensiero e forma. La mostra di Subiaco, senza forzature, permette di cogliere questo aspetto. Non offre un percorso spettacolare né una lettura univoca. Richiede, al contrario, una certa disponibilità: a rallentare, a osservare senza aspettarsi subito un significato, a riconoscere che il senso può emergere anche da una relazione incerta tra gli elementi. In un momento in cui il libro tende a diventare sempre più immateriale, questa esperienza appare quasi controcorrente. Ma non si tratta di nostalgia. Piuttosto, di un modo diverso di intendere il rapporto tra forma e contenuto. Il libro d’artista, così come emerge dalle opere di Strazza, non propone una soluzione, ma mantiene aperta una domanda: che cosa significa, oggi, fare un libro?
Subiaco, Biblioteca di Santa Scolastica: “Libri d’artista. Guido Strazza per Subiaco”