Torino, Auditorium Rai “Arturo Toscanini”: “Light Point Double Trio” dell’OSN Rai

Auditorium RAI “Arturo Toscanini”, di Torino. Le Domeniche dell’Auditorium
“LIGHT POINT DOUBLE TRIO” DELL’OSN RAI
Violino Arianna Luzzani
Violoncello Amedeo Fenoglio
Pianoforte Andrea Rebaudengo
Timpani Biagio Zoli
Percussioni Matteo Flori, Emiliano Rossi
Dmitrij Šostakovič: Sinfonia n.15 in LA Maggiore. Op.141 (1972) arr. Viktor Derevianko; Suite per Variety Orchestra n.2 (1938) arr. Ferran Cruixent

Torino, 12 aprile 2026
L’Auditorium RAI, con una vaga programmazione, ospita, al mattino della domenica, dei concerti che sia per gli organici strumentali che per le musiche presentate si mostrano poi sovente di grande interesse e, potenzialmente, di grande attrattiva. Si esibiscono alcuni membri dell’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI che si ritrovano a lavorare su un programma, scelto, proposto e realizzato autonomamente da loro stessi. Certamente, secondo logica e consuetudine, un membro del gruppo funge da promotore e coordinatore delle attività che precedono le esecuzioni e, sul palco, pur se molto discretamente, ne esercita le guida. Nel nostro concerto, crediamo di individuare l’animatore di turno in Biagio Zoli, primo timpano dell’OSN RAI, compito peraltro per lui non nuovo perché già svolto precedentemente con in locandina la Sonata per 2 pianoforti e percussioni di Bela Bartók e con due direzioni di Torino Sinfonietta. Il concerto odierno, con un programma tutto dedicato a musiche di Šostakovič, vede sul palco una formazione classica di Trio con pianoforte unito a un meno consueto trio di percussionisti. Diversamente da quanto riportato dal programma di sala, si inizia con la problematica e mesta Sinfonia n15, per poi proseguire e chiudere con la divertente e piacevolissima Suite per Variety Orchestra.

La Sinfonia n.15 è l’ultima composizione di tal titolo di un autore molto malato, a cui non rimangono che una manciata di anni di vita. Nata per grande orchestra, trova la forma, approvata da Šostakovič stesso, di trio arricchito da percussioni, ad opera di Viktor Derevianko, pianista allievo di Neuhaus, collega di Richter e Gilels, partner della Yudina in una incisione della Sonata con percussioni di Bartok. Inizi anni ‘70, Brežnev regnante, Šostakovič ha il cuore malandato ed entra ed esce in continuo dall’ospedale non desistendo comunque mai dal comporre musica. Da due anni ha terminato e fatto eseguire la “disperata” sinfonia n 14, una suite di canti tristissimi, ha poi già pronta una nuova sinfonia, la 15°, senza canto e senza testi, per cui è più arduo valutarne la portata politica. L’Unione dei Compositori sovietici, prima di dare il nullaosta all’impiego dell’orchestra e della sala per l’esecuzione, vuole ascoltarla per valutarne l’impatto “politico”. Necessita una riduzione per pianoforte a cui l’autore non può sottrarsi. Derevianko, con un compagno ingaggiato al momento, è convocato nella casa del Sindacato dei musicisti e l’esegue al pianoforte. Ottenuta l’approvazione, l’esecuzione pubblica, con la grande orchestra al completo, si tiene poi l’8 gennaio del1972, nella Sala grande del Conservatorio Moscovita, la direzione è di Maxim, il figlio di Šostakovič. Derevianko nel frattempo suggerisce all’autore che la versione per pianoforte venga adattata per un trio classico, piano violino violoncello, affiancato ad un trio di percussionisti che riprendano quasi integralmente, strumenti compresi, quanto previsto dalla partitura dell’integrale. Ottenutone l’avallo, il pianista elabora una versione che oltre alla conferma del carattere originario della sinfonia: la rivisitazione di un lungo percorso di ricordi musicali e personali; ne accentua l’aspetto di scoramento per una morte sentita e temuta imminente. È una musica molto sofferente ma non angosciante: realisticamente tutta in negativo, razionalmente senza prospettive che non siano la fine e il nulla. Il pianoforte di Andrea Rebaudengo soccorre mirabilmente ai tutti orchestrali, ai passaggi accordali e alla tenuta ritmica dei fraseggi; la celesta, che è pure affidata alle sue dita, sottolinea i pochi tratti, inseriti in partitura, di divagazione nell’irreale. Il pianoforte è costantemente in dialogo melodico con il fantastico violino di Arianna Luzzati che, sempre intonatissima, snocciola un virtuosismo contundente; così pure l’appassionato violoncello di Amedeo Fenoglio conserva suoni morbidissimi, pur quando si cimenta con gli acuti della prima corda, posizione su cui il suo arco si trova lungamente a permanere. Il fraseggio dei loro singoli archi sopperisce al melodiare degli archi e dei legni dell’orchestra, sia quando questi sono previsti a file compatte che, e a maggior ragione, quando sono solisti nella versione originaria. Le percussioni, ben otto richieste dalla carta di Šostakovič, sono colpite e sfiorate, con destrezza e sensibilità, fino ad eterei piano-pianissimo dagli eccellenti Matteo Flori ed Emiliano Rossi. A Biagio Zoli tocca, oltre ad una utilissima introduzione/presentazione del concerto, l’impalpabile sussurrare dei timpani e la discreta direzione dell’emozionantissima esecuzione. Il pubblico presente, già soggiogato dall’emozione dei 45 minuti della sinfonia, si è rinfrancato, riprendendosi il giorno festivo e un benaugurante aperitivo, con la ventina di minuti di scatenato vitalismo della Suite per orchestra di Varietà n.2, adattata da Ferran Cruixent per l’organico sul palco. Una serie di 8 vivacissimi pezzi, danze polke marce e walzer, probabilmente intermezzi per spettacoli teatrali e cinematografici o animazioni per le tante feste popolari promosse dal partito. Il nostro Light point double trio ci ha creduto a fondo e si è molto divertito nel proporli. Ne è sortita un’esecuzione che più brillante ed effervescente non si sarebbe potuta dare. In conclusione, il rado pubblico era tutto plaudente e in molti hanno atteso all’esterno dell’Auditorium i protagonisti per ringraziarli e congratularsi amichevolmente con loro.
RAI non ha predisposto né la trasmissione radio in diretta né lo streaming e neppure ha ingaggiato un fotografo per fissare quello che, a nostro parere, sia per qualità delle musiche che delle esecuzioni, si propone certamente come uno dei concerti più apprezzabili dell’intera stagione dell’Auditorium. Domenica 26 aprile alle ore 20,30, su RAIRADIO3, ci sarà comunque la diffusione radiofonica della registrazione. Nessuno la deve perdere, ne vale la pena!