Torino, Teatro Regio, Francis Poulenc: “Dialogues de Carmélites”

Torino, Teatro Regio, stagione lirica 2025-26
DIALOGUES DES CARMÉLITES”
Opera in tre atti e dodici quadri su libretto di Francis Poulenc dal dramma di Georges Bernanos
Musica di Francis Poulenc
Marquis de la Force JEAN-FRANCOIS LAPOINTE
Blanche de la Force EKATERINA BAKANOVA
Le Chevalier de La Force VALENTIN THILL
Madame de Croissy SYLVIE BRUNET-GRUPPOSO
Madame Lidoine SALLY MATTHEWS
Mère Mari de l’Incarnation ANTOINETTE DENNERFELD
Soeur Constance de Saint-Denis FRANCESCA PIA VITALE
Mère Jeanne de l’Enfent Jésus LORRIE GARCIA
Soeur Mathilde MARTINA MYSKOHLID
Il cappellano del Carmelo KRYSTIAN ADAM
Il carceriere e il Secondo commissario ISAAC GALÁN
Un ufficiale e Thierry ROBERTO ACCURSO
Primo commissario MATTHIEU JUSTINE
Monsieur Javelinot EDUARDO MARTÍNEZ
Le carmelitane XINGYAO CHEN, LOUISE GUENTHER, CHIARA NOTARNICOLA, MARTINA PELUSI, CHIARA SORCE, ALBINA TONKIKH, ANTONELLA DI GIACINTO, TANJA GLINSNER, CLAUDIA PEREIERA. VETA PILIPENKO, TAMAR UGREKHELIDZE
Orchestra e coro del Teatro Regio di Torino
Direttore Yves Abel
Maestro del coro Gea Garatti Ansini
Regia Robert Carsen ripresa da Christophe Gayral
Scene Michael Levine
Costumi Falk Bauer
Coreografia Philippe Girardeau
Luci Robert Carsen e Cor van den Brink
Torino, 04 aprile 2026
Trent’anni non sono pochi per un allestimento teatrale, soprattutto per un allestimento che si ponga fuori dalla tradizione in fondo atemporale del realismo storico, e aver mantenuto intatta tutta la sua freschezza e forza emotivo e il segno di trovarsi di fronte a un autentica pietra miliare della regia contemporanea. Tale è l’allestimento di “Dialogues des carmélites” firmato da Robert Carsen ad Amsterdam nel 1997 e più volte ripreso in tutto il mondo. Spettacolo che ha rivelato appieno il talento del regista canadese e che resta a tutt’oggi una delle sue realizzazioni più compiute. Carsen ricerca qui il massimo dell’essenzialità. Mantiene l’ambientazione settecentesca senza stravolgimento – solo prosciugando i costumi fino all’atemporalità – e concentra tutto sulle emozioni e sugli affetti. La scena è totalmente vuota, uno spazio neutro e astratto, pochissimi gli attrezzi di scena, eliminato qualunque simbolo religioso non necessario al racconto – rimane solo la statua di Gesù bambino che Bianca si lascia cadere dalle mani, simbolo del destino ormai inevitabile – così da dare alla vicenda un valore pienamente universale. Questo spazio astratto è animato dalla luce che crea colore e ombre, da profondità ai personaggi. Una luce quasi caravaggiesca che si fa dramma e racconto. Oltre alla luce resta il gesto, il dato attoriale studiato fino al più piccolo dettaglia e resta il senso di infinita poesia che la fusione di questi due elementi viene a creare. Culmine il sublime finale dove la tragedia si trasforma in un atto di sublime eleganza, una danza in cui le monache quasi pure anime si liberano dal peso del corpo e in cui un senso di assoluta bellezza trionfa sulle barbarie della storia.Pienamente in linea con la regia la direzione Yvel Abel, sobria ed essenziale, lontana da cedimenti nel facile patetismo ma retta per una visione rigorosa, nitida e misurata che esalta gli aspetti più moderni della scrittura di Poulenc, l’eleganza della scrittura orchestrale e la forte tensione narrativa che pervade l’intera partitura. Abel ha una lunga famigliarità sia con l’opera che con questo allestimento – da lui tenuto a battesimo nel 1997 – con cui mostra una perfetta comunanza di intenti espressivi. Perfettamente riuscito il finale con il contrasto tra la purezza del canto delle monache e il granitico abbattersi dei colpi della ghigliottina. L’orchestra del Regio si è dimostrata all’altezza delle richieste direttoriali confermando tutte le sue qualità. Altissima la prova del coro guidato per la prima volta da Gea Garatti Ansini che con questo spettacolo comincia la sua collaborazione con il teatro torinese. La compagnia di canto è apparsa ben calata nell’impianto generale dello spettacolo. Ekaterina Bakanova presta a Blanche una voce limpida e luminosa ma non esangue. Canta con gusto ed eleganza e soprattutto si rivela una fraseggiatrice attenta e sensibile, capace di rendere gli eccessi e le lacerazioni di un personaggio travolto da una sensibilità esacerbata in cui timore del mondo esterno e ansia di martirio si fondono in un coacervo inestricabile. Sylvia Brunet-Grupposo non è sempre impeccabile sul piano prettamente vocale ma dona a Madame de Croissy un innegabile spessore interpretativo grazie a un notevole temperamento e a una dizione scandita e autorevole. La grande scena della morte della vecchia Priora è resa in modo soggiogante pur al netto di qualche limite di tenuta vocale. Opposta la prova di Sally Matthews che canta assai bene ma manca un po’ di autorevolezza nei panni di Madame Lidoine, la nuova Priora chiamata ad accompagnare le consorelle al martirio. Antoinette Dennerfeld è davvero molto brava sia come cantante sia come interprete dando al ruolo così umano di Mère Marie tutto il giusto risalto. Francesca Pia Vitale è semplicemente deliziosa nei panni di Constance di cui trasmette sia la gioiosità adolescenziale con cui svolge il proprio dovere monacale sia una spiritualità semplice ma profonda e sincera. Lorrie Garcia ha voce assai bella e dona il giusto risalto ai fin troppo brevi interventi di Mère Jeanne. Martina Myskohlid (Soeur Mathilde) membro dell’ensemble stabile del teatro completa il gruppo delle consorelle. Jean-Francois Lapoint è baritono di gran qualità, la parte del Marchese e quasi troppo ridotta ma riesce egualmente a far valere le sue qualità di canto e interpretazione. Valentin Thill è un tenore lirico al timbro morbido e luminoso e dagli acuti facili e squillanti, perfetto per rendere la giovanile irruenza del fratello di Blanche. Krystian Adam canta con gusto e interpreta con efficacia la parte del Cappellano. Nel complesso ben centrate le parti di fianco – sotto tono solo il Carceriere fin troppo flebile di Isaac Galán e una menzione particolare al gruppo delle Carmelitane che si aggiunte nel finale e fondamentale per la perfetta riuscita del “Salve Regina”. Sala purtroppo con ampi vuoti – in fondo comprensibili vista la giornata pre-festiva – ma successo caloroso e convinto per tutti gli interpreti. Foto Mattia Gaido