Treviso, Teatro Comunale Mario Del Monaco, Stagione concertistica 2025/26
I Solisti Aquilani
Direttore e Violoncello Mario Brunello
Franz Schubert: Overture D8 in do minore (versione per archi); Sonata in la minore ‘Arpeggione’ (versione per violoncello ed archi); Mieczysław Weinberg: Concertino per violoncello e archi op.43 bis; Sinfonietta n. 2 op.74 per archi e timpani
Treviso, 15 aprile 202
La Stagione Concertistica del Teatro Mario Del Monaco,, ha visto come protagonisti il violoncellista Mario Brunello, in veste di solista e di direttore, e I Solisti Aquilani, interpreti di un programma costruito attorno al dialogo fra il primo Romanticismo di Schubert e il Novecento sofferto e lucidissimo di Weinberg. La genialità del programma è quella di presentare opere che sono quasi tutte poco note al grande pubblico, ma di notevole intensità espressiva e per questo bisogna ringraziare il maestro Brunello, pioniere e grande divulgatore, che rivela al pubblico
dei capolavori rimasti nascosti per molto, troppo tempo. Franz Schubert e Mieczysław Weinberg, pur appartenendo a epoche e contesti geografici molto diversi (XIX secolo austriaco il primo, XX secolo sovietico il secondo), condividono elementi profondi che ne accomunano la poetica e la produzione musicale. Entrambi sono stati musicisti dalla fecondità creativa straordinaria, componendo un vastissimo numero di lavori in archi di tempo spesso contrassegnati da difficoltà personali. L’apertura con l’Ouverture D 8 in do minore di Franz Schubert, il cui manoscritto viene scoperto dopo la morte del compositore e qui proposta nella versione per archi, ha subito messo in luce la compattezza e la qualità timbrica dell’ensemble. Scritta alla sorprendente età di quattordici anni, la pagina rivela già una matura tensione drammatica, affidata a un linguaggio armonico scuro e a un impianto formale saldo, che guarda ancora al modello classico ma ne incrina l’equilibrio con improvvise ombre espressive. I Solisti Aquilani hanno restituito con grande equilibrio questo carattere inquieto sotto la bacchetta del maestro Brunello, che ha privilegiato una lettura asciutta e sorvegliata ed evidenziandone il grande
lirismo, il grande marchio di fabbrica del compositore. Centro emotivo della prima parte è stata la Sonata in la minore “Arpeggione”, eseguita nella versione per violoncello e archi. Composta nel 1824, in uno dei periodi più complessi della vita di Schubert, l’opera alterna una cantabilità di struggente semplicità a momenti di sottile inquietudine, mantenendo sempre un tono di intima consapevolezza. Mario Brunello ha offerto una prova di altissimo profilo, con un suono ampio e profondamente umano, capace di far respirare le frasi e di dare senso narrativo anche ai passaggi più liricamente sospesi. L’ensemble ha accompagnato con discrezione e sensibilità cameristica, rendendo l’insieme fluido e perfettamente equilibrato. Dopo l’intervallo, l’ingresso nel mondo sonoro di Mieczysław Weinberg ha segnato un deciso mutamento di atmosfera. Il Concertino per violoncello e archi op. 43 bis, pagina compatta ma densissima, mette in luce un linguaggio espressivo teso e introspettivo, quasi malinconico, con numerosi richiami alle melodie yiddish. Il maestro Brunello, solista e direttore, ne ha colto il carattere discorsivo e doloroso,
restituendo con grande lucidità le linee spezzate e il lirismo trattenuto di una scrittura che sembra continuamente interrogarsi. L’orchestra ha risposto sapientemente alla difficile lettura del pezzo, sempre attenta al dettaglio timbrico e alla chiarezza delle articolazioni. A chiudere il concerto, la Sinfonietta n. 2 op. 74 per archi e timpani ha mostrato il volto più energico e strutturalmente solido di Weinberg. L’opera, pur nelle dimensioni contenute, presenta una notevole complessità ritmica e un uso incisivo della percussione, che amplifica la tensione drammatica dell’insieme. I Solisti Aquilani ne hanno offerto una lettura precisa e vibrante, mettendo in evidenza i contrasti dinamici e la continua alternanza fra impeto e rarefazione lirica, specialmente nel decrescendo finale. Il pubblico ha accolto il concerto con un consenso caloroso e partecipe, premiando così un programma non scontato e un’idea musicale nuova, oltre all’interpretazione di alto livello. Due i bis proposti: la struggente ed espressiva Aria op. 9 di Weinberg e “Der Leiermann” (Il suonatore di organetto), il 24° e ultimo Lied del ciclo Winterreise di Schubert, nella versione per violoncello e orchestra d’archi, dove il violoncello di Brunello diventa l’emblema del dolore individuale e universale. Una serata che ha dimostrato come la profondità dell’ascolto e la cura nella costruzione dei programmi possano ancora rappresentare il cuore pulsante di una stagione concertistica di autentico valore.
Treviso, Teatro Mario Del Monaco: Mario Brunello e I Solisti Aquilani