Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival “Il tempo di Louise Farrenc”, 28 marzo-28 aprile 2026
“COME A VIENNA”
Trio Atanassov
Violino Perceval Gilles
Violoncello Sarah Sultan
Pianoforte Pierre-Kaloyann Atanassov
Antoine Reicha: Trio pour violon, violoncelle et piano en ré mineur n° 2; George Onslow: Trio pour violon, violoncelle et piano en fa mineur n° 10
Venezia, 21 aprile 2026
Agli albori dell’Ottocento si assiste in Francia a un’abbondante produzione di trii per fortepiano (o clavicembalo), violino (o flauto) e violoncello, con parti complesse per la tastiera, destinate a valorizzarne la tecnica esecutiva. Fino al 1815 tale repertorio – eseguito in privato da amatori – non conosce praticamente esecuzioni pubbliche. I suoi autori sono francesi di nascita o – come nel caso di Ignace Pleyel – francesi di adozione. Aldilà del Reno, il genere – fiorito nell’ambito della Scuola di Vienna, grazie al genio di Haydn, Mozart e Beethoven – si afferma successivamente in Germania con i trii di Schubert, Schumann e Mendelssohn, altrettanti modelli di riferimento per i compositori francesi, che ne mutueranno la struttura in quattro movimenti, alternando a parti pianistiche brillanti a liriche effusioni degli archi. Quando Antoine Reicha si stabilisce a Parigi, a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, intende contribuire alla nascita di un nuovo repertorio cameristico francese, sul modello di quello che ha visto svilupparsi durante il proprio soggiorno a Vienna. Peraltro, nonostante le ambizioni di Reicha, pochi in Francia osarono cimentarsi in questo campo: tra questi George Onslow, autore di una decina di trii, che gli valsero il titolo di “Beethoven francese”. Poco noti ai loro contemporanei ed eseguiti prevalentemente in spazi privati, i trii di Reicha e Onslow dimostrarono che anche la scuola francese aveva molto da dire in questo campo. Ed è quello che hanno potuto constatare anche gli spettatori, che gremivano la deliziosa sala dei concerti del Palazzetto Bru Zane: complice il talentuosissimo Trio Atanassov, che ha brillato per affiatamento, qualità del suono, nitidezza nell’articolare il ‘discorso’ musicale, finezza interpretativa tra nuances e contrasti. Magistrale – anche sotto il profilo tecnico – l’esecuzione del Trio in re minore n. 2 di Antoine Reicha – uno dei Sei Grandi Trii concertanti per pianoforte, violino e violoncello op. 101, pubblicati nel 1824 –, nel quale il pianoforte ha brillato come primus inter pares, rispettando l’intendimento dell’autore, che – seguendo l’esempio di Beethoven, assegna agli strumenti pari dignità in modo che il pianoforte non prevarichi sugli altri due, ma anzi spesso serva loro di accompagnamento. Il Trio si è aperto in un clima inquieto, febbrile, ben diverso dal successivo tono cantabile, che ha caratterizzato il secondo tema. Seppur indicato come Minuetto, il secondo movimento assomigliava piuttosto a uno Scherzo ispirato da qualche Ländler popolare. L’Andantino lasciava a tratti da parte il suo elegante lirismo a favore di una più muscolare declamazione. Il dialogo tra i tre strumenti si è fatto più serrato nel Finale, per sciogliere, con la sua conclusione in re maggiore, le tensioni dell’intero lavoro. Passando al Trio in fa minore n. 10 di George Onslow – l’ultima partitura dell’artista, datata 1853 –, i tre giovani concertisti hanno saputo restituire tutto il lirismo che, insieme all’ampiezza dell’invenzione, connota questa partitura. Nell’Allegro patetico gli esecutori hanno saputo creare con acuta sensibilità quel clima di particolare malinconia, che lo percorre, discendendo direttamente da Schubert. Particolarmente suggestivo era l’Adagio: Grandioso, basato su un tema semplice, dalle armonie, anche in questo caso, schubertiane: inizialmente presentato dal pianoforte solo, si è ripresento in seguito in modi diversi (con la voce dei tre strumenti, in un tono sonoramente perentorio su un’onda di arpeggi, in un tono pacato). Lo Scherzo – caratterizzato da sonorità del tutto originali, ottenute per mezzo di pizzicati – era diffusamente ricco di verve, a parte una sezione centrale più espressiva. Il finale, Allegro animato, si è aperto con un tema febbrile, dai ritmi puntati molto schumanniani, derivante dal tema iniziale del primo movimento; più oltre una serie di scale ha condotto al secondo tema, presentato dal pianoforte solo. Reiterati applausi. Un fuoriprogramma: dal Trio in sol maggiore per violino, violoncello e pianoforte di Claude Debussy, Andante espressivo. ‘Très charmant’, a dir poco! Foto© Andrej Grilc
Venezia, Palazzetto Bru Zane: “Come a Vienna” con il Trio Atanassov