Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival “Il tempo di Louise Farrenc”, 28 marzo-28 aprile 2026
“CORDE SENSIBILI””
Ensemble Tamuz
Violini Hed Yaron-Meyerson, Diego Castelli
Viola Avishai Chameides
Violoncelli Victor García García, Constance Ricard
Félicien David: “Les Quatre Saisons”, “Soirées d’hiver”: N° 22; N° 21; George Onslow: Quintette avec deux violoncelles en fa mineur n° 25
Venezia, 28 aprile 2026
Le prime società di musica da camera francesi si prefiggevano di far conoscere a Parigi le opere dei grandi compositori viennesi concedendo, fino agli anni Trenta dell’Ottocento, poco spazio agli autori francesi. Una prima significativa apertura a quanto allora si produceva in Francia si colse nei programmi dei concerti organizzati da Pierre Baillot, in cui erano presenti opere di George Onslow, perfettamente conformi ai modelli austriaci. Félicien David colse prontamente l’occasione, proponendo una serie di quintetti – Les Quatre Saisons –, suddivisi in quattro cicli di sei brevi pezzi ciascuno, destinati ad arricchire le serate dei musicisti da camera del suo tempo. L’ultimo, Soirées d’hiver, è dedicato proprio a Onslow. A tale temperie storico-musicale faceva riferimento il concerto conclusivo del ciclo dedicato a Louise Farrenc. Protagonisti sul piano esecutivo erano i componenti dell’Ensemble Tamuz, che hanno eseguito brani di Félicien David e George Onslow. Nato a Berlino nel 2019 per iniziativa di alcuni giovani musicisti, questo gruppo si prefigge di indagare la musica da camera, classica e romantica, da un punto di vista completamente nuovo. Sulla base di partiture originali e documenti storici, la sua cifra interpretativa risulta storicamente informata ma, al tempo stesso, profondamente influenzata dalla sensibilità degli esecutori. Che danno vita ad esperienze concertistiche fuori dagli schemi abituali, oltre tutto per la loro buona abitudine di comunicare direttamente con il pubblico, rompendo certo formalismo imperante nelle sale da concerto. Il che si è verificato anche al Palazzetto Bru Zane, nel corso di una serata musicale, che ha visto la platea completamente soggiogata dall’intensità espressiva, di cui hanno dato prova gli esecutori, che si sono messi in luce, altresì, per la qualità del suono, il nitore delle sequenze accordali, la capacità di evidenziare i tratti stilistici peculiari di ciascuna partitura. Così nella Soirée d’hiver n. 22, Allegretto moderato, si è apprezzata la finezza interpretativa nel rendere le ‘atmosfere’, che si alternavano in questo pezzo, più che descrittivo, allusivo, apertosi in tempo di valzer. Perentorio e lirico – oltre che languido e mesto –, i violoncelli spesso gli conferivano un timbro scuro, mentre anche le pause rivelavano una chiara valenza espressiva. Analogamente variegata nell’espressione di diversi stati emotivi, la Soirée d’hiver n. 21, Andante con tristezza. Allegro agitato, ha esordito con una commossa perorazione del violino, che successivamente è passata al violoncello, per poi sfociare in un frenetico tema cromatico dal profilo sinuoso, al violino, su un ritmo di marcia. Seguiva il Quintetto con due violoncelli in fa minore n. 25 di George Onslow – esempio di proficua simbiosi tra l’eredità viennese ed il senso francese della clarté –, di cui l’Ensemble Tamuz ha restituito in modo encomiabile la solida architettura, il leggibile contrappunto, il contenuto lirismo. Nell’eseguire questo Quintetto – dove la densità dei registri gravi non appesantisce mai la materia armonica, secondo il più genuino stile cameristico – il violoncello ha brillantemente svolto il proprio ruolo privilegiato, pur contribuendo all’equilibrio dell’insieme. L’Allegro espressivo iniziale ha proposto un motivo nervoso, alla viola, che le voci interne hanno rilanciato e trasformato, mentre la tonalità di fa minore ha manifestato tutto il suo rilievo drammatico. Dopo uno Scherzo, ispirato al modello mendelssohniano, seguiva l’Adagio cantabile, cuore espressivo dell’opera, costruito su una flessibile, linea cantabile mirabilmente disegnata dal violoncello e dal violino. Il Finale, dall’andamento più circolare, vedeva intrecciarsi i gruppi strumentali, nello spirito della libera conversazione, conducendo la tensione del percorso armonico fino a una chiusura concisa e misurata. Scroscianti applausi a fine serata, placati da un fuoriprogramma: l’Adagio dal Quintetto in sol minore op. 72 di George Onslow. Foto© Denis Boulze
Venezia, Palazzetto Bru Zane: L’ensemble Tamuz e le sue “Corde sensibili”