Venezia, Palazzetto Bru Zane, Festival “Il Tempo di Louise Farrenc”, 28 marzo-28 aprile 2026
“SPAZIO AI VIRTUOSI”
Pianoforte Célia Oneto Bensaid
Louise Farrenc: Air russe varié; Frédéric Chopin: Nocturne en ut mineur n° 1; Nocturne en ré bémol majeur n° 2; Georges Bizet: Variations chromatiques; Louise Guilmant: La Gazelle! Valse élégante pour piano; Stephen Heller: Aux mânes de Frédéric Chopin. Élégie et Marche funèbre; Charles-Valentin Alkan: Trois Morceaux dans le genre pathétique: III. Morte
Venezia, 9 aprile 2026
Prosegue con successo, al Palazzetto Bru Zane, il ciclo dedicato a Louise Farrenc, di cui si metteva in luce, nel presente concerto, l’attività editoriale, svolta insieme al marito Aristide. La notorietà della coppia si deve in particolare alla collana Le Trésor des pianistes, che metteva a disposizione dei contemporanei i capolavori del passato, ritenuti indispensabili per fornire all’interprete una profonda conoscenza del repertorio. Artista sincera ed impegnata, Célia Oneto Bensaid, sfogliando le pagine di questo Trésor, ha proposto un intrigante percorso nell’ambito del repertorio romantico da concerto, a conferma della sua mentalità – assolutamente aperta e lontana rispetto ai soliti clichés –, che ne fa una pianista decisamente originale, pronta ad avventurarsi in territori inesplorati. Nei suoi programmi, infatti, la musica americana (proposta anche attraverso proprie trascrizioni), convive con la musica francese, il romanticismo musicale con la musica contemporanea. Un posto di rilievo viene assegnato dalla talentuosa pianista alle compositrici: le grandi figure dimenticate della storia della musica – come Marie Jaëll, Rita Strohl, Camille Pépin, Louise Farrenc –, la cui creatività, spesso trascurata, è ancora tutta da scoprire. Inutile sottolineare che le mani sapienti di quest’interprete – la cui maestria è pari alla sensibilità –, si sono rivelate il tramite ideale per far arrivare al pubblico il variegato – e virtuosistico! – programma di questo concerto. E la platea ha ricambiato, con un ascolto attento e partecipe, il multiforme pianismo di Oneto Bensaid, che ha rivelato, tra l’altro, virtuosismo, fantasia, ricchezza di colori, nonché un suono ricco di contrasti e sfumature, che talora aveva il turgore di quello di un’orchestra. Il tutto posto soprattutto al servizio dell’espressività. Un rilievo quasi orchestrale si coglieva negli episodi lirici dell’Air russe varié di Louise Farrenc, mentre quelli rapidi rivelavano tutto l’armamentario tecnico del pianoforte romantico, all’epoca in fase di definizione.
Di grande suggestione i due Nocturnes di Chopin. Quello in do minore n. 1 – più sviluppato del consueto e per nulla salottiero – ha rivelato tutta la sua drammaticità: dapprima grave e intimo, poi rischiarato dalle note di un utopico un corale, infine animato da un vento travolgente, che ne rivelava l’indole tumultuosa e ribelle. Nel Notturno in re bemolle maggiore n. 2 la mano destra sviluppava – su un ostinato di semicrome alla mano sinistra: lontana eco di una barcarola – una linea belcantistica, le cui fioriture non erano affatto ornamentali, bensì si integravano adeguatamente nel discorso.
Pensiero orchestrale e virtuosismo introspettivo si intrecciavano – grazie alla finezza interpretativa della solista – nelle Variations chromatiques di Georges Bizet, apice della produzione pianistica dell’autore di Carmen, che con esse esplora il potenziale tecnico-espressivo del pianoforte, rivelando un rigore strutturale ben aldilà del mero esercizio di stile. Vivacità e grazia caratterizzavano l’esecuzione de La Gazelle!, un valzer che procedeva attraverso contrasti dinamici, sospensioni e brevi cadenze ornamentali, componendo una scintillante miniatura, che rispecchiava, tra flessuosità e compostezza, l’immagine evocata dal titolo. Intensamente emotiva, per non dire larmoyante, è risultata l’interpretazione dell’Élégie et Marche funèbre, Aux mânes de Frédéric Chopin, che Stephen Heller compose subito dopo la morte del sublime poeta del pianoforte, avvenuta il 17 ottobre 1849. Un dittico intriso di commozione, che rielabora il materiale del Preludio in mi minore op. 28 n. 4 di Chopin – e motivi tratti dal Preludio in si minore op. 28 n. 6 – con abile metamorfosi degli spunti chopiniani.
Carico di mestizia anche l’ultimo brano in programma: Morte, il terzo dei Trois Morceaux dans le genre pathétique di Charles-Valentin Alkan, dove da quinte vuote emerge il famoso tema del Dies irae – che i romantici fecero proprio – presto schiacciato da accordi massicci, trilli e rintocchi ostinati. Irreprensibile il pianismo di Célia Oneto Bensaid nell’affrontare l’audace linguaggio armonico, la solida drammaturgia ciclica, l’immaginazione narrativa, presenti in questo pezzo, che preannuncia alcune arditezze del pianoforte di fine secolo.
Reiterati, calorosi applausi hanno ottenuto due fuoriprogramma: un omaggio a Venezia con Venise di Bizet (riduzione per pianoforte dell’aria di Nadir da Les Pêcheurs de perles) e Dans les flammes da “Ce qu’on entend dans l’enfer” di Marie Jaël. Foto © Capucine de Chocqueuse
Venezia, Palazzetto Bru Zane: “Spazio ai virtuosi” con Célia Oneto Bensaid