Venezia, Scuola Grande di San Giovanni Evangelista: “All’ombra di Berlioz” con il Duo Jatekok

Venezia, Scuola Grande San Giovanni Evangelista, Festival “Il Tempo di Louise Farrenc”, 28 marzo-28 aprile 2026
“ALL’OMBRA DI BERLIOZ”
Duo Jatekok
Pianoforti Naïri Badal, Adélaïde Panaget
Hector Berlioz: Symphonie fantastique: II. Un bal. Valse (arrangement d’Otto Singer); Augusta Holmès: “Pologne” (arrangement de la compositrice); Camille Saint-Saëns: “Danse macabre” (arrangement de Wendy Hiscocks); Paul Dukas: “L’Apprenti Sorcier” (arrangement du compositeur); Franz Liszt: Sonate en si mineur (arrangement de Camille Saint-Saëns)

Venezia 29 marzo 2026
Un’intrigante soirée, che a tratti evocava suggestioni macabre o grottesche, ha positivamente coinvolto gli spettatori che affollavano la sontuosa Sala Capitolare della Scuola Grande di San Giovanni Evangelistica in occasione del secondo concerto del Festival primaverile 2026, organizzato dal Centre de Musique Romantique Française, quest’anno dedicato alla figura di Louise Farrenc. Il programma proponeva una serie di titoli, che potremmo ascrivere – usando un’espressione moderna – al genere della Dark Fantasy. A guidarci alla scoperta di territori misteriosi ed inquietanti era il collaudato duo pianistico Jatekok – così denominato con una parola ungherese che significa “gioco” –, formato da Naïri Badal e Adélaïde Panaget, due giovani artiste, che amano proporre rassegne originali come quella concepita per il presente concerto: vedi il loro recente CD, Socellerie, il cui titolo è alquanto esplicito. Ma torniamo al programma della serata veneziana, comprendente pezzi trascritti per pianoforte a quattro mani o per due pianoforti. Se Le bal. Valse rappresenta un’idilliaca ma al tempo stesso allucinata pausa nel contesto della cupa e visionaria Symphonie fantastique di Berlioz – che nel finale fa la parodia il Dies irae gregoriano –, analogamente perturbante e contraddittorio è il poema sinfonico Pologne di Auguste Holmès, ispirato, tra l’altro, al truce dipinto di Tony Robert-Fleury Les Massacres de Varsovie (1861) e recante in epigrafe alla partitura inquietanti parole di martirio. La sequenza del Dies irae risuona anche nella spettrale, grottesca Danse macabre di Saint-Saëns, mentre un tono più leggero si coglie nello ‘scherzoso’, frenetico, talora ‘incantato’ Apprenti sorcier di Dukas. Capolavoro dal carattere profondamente ‘faustiano’, la Sonata per pianoforte di Liszt – omaggio del compositore ungherese all’amato Goethe – illustra l’eterna lotta tra il Bene e il Male, tra luce e oscurità.
Finezza interpretativa, perfetto affiatamento, ricca tavolozza di colori e ampia gamma dinamica – queste ultime ottenute attraverso un sapiente uso del tocco – hanno dimostrato Naïri Badal e Adélaïde Panaget nell’esecuzione di queste trascrizioni, in cui si coglie una dimensione orchestrale. Fondamentale è risultata la componente timbrica nell’esecuzione della Danse macabre – trascritta per pianoforte a quattro mani – di Saint-Saëns – composta nel 1874 e ispirata a versi di Henri Cazalis –, segnalatasi anche in questa versione per quel suo espressionistico schioccare delle ossa: effetto che indurrà l’autore a citare la Danse nel Carnaval des animaux. Sempre in una trascrizione per pianoforte a quattro mani veniva proposto il poema sinfonico Pologne, composto da Augusta Holmès intorno al 1881: lenta e solenne è risuonata la breve introduzione, prima che una transizione dai vigorosi ritmi puntati conducesse a una marziale mazurka, emblema dell’identità polacca, e che più oltre si udissero echi di una battaglia e poi, dopo uno squarcio pacato, si schiudesse un episodio lirico sempre più appassionato fino alla trionfale conclusione. Particolare attenzione agli impasti sonori si è colta anche nell’esecuzione della trascrizione per due pianoforti di Le Bal. Valse dalla Symphonie fantastique che, portata a termine nel 1830 – l’anno di Hernani di Victor Hugo, della Rivoluzione di Luglio e della Libertà che guida il popolo di Delacroix – è un manifesto del romanticismo francese, nonché un esempio di “sinfonia-dramma”. Molto espressiva si imponeva l’idée fixe – a rappresentare la donna amata –, che compare, trasformata, in tutti i movimenti. Tra frenesia e atmosfere incantate procedeva lo “scherzo symphonique” L’apprenti sorcier di Dukas – trascritto per due pianoforti –, caratterizzato da contrastanti motivi (degli incantesimi, della scopa, dell’apprendista, dell’evocazione) e da un gigantesco crescendo orchestrale, corrispettivo musicale dei flutti che a poco a poco sommergono il laboratorio del maestro. Validissime le due interpreti nel restituire i caratteri contrastanti della ‘sinfonica’ Sonata in si minore di Liszt, nella trascrizione per due pianoforti, che alterna cupi climi infernali e luminose apparizioni del tema faustiano, episodi cantabili e passaggi contrappuntistici, rarefazioni e turgori della scrittura. Entusiastici applausi a fine serata con due fuoriprogramma: da Carmen Fantasy per due pianoforti di G. Anderson & E. J. Roe (da Bizet), la pirotecnica Habanera; di Marie Jaëll, la salottiera Valse n.9 op. 8 per pianoforte a quattro mani.