Venezia, Teatro La Fenice: Markus Stenz dirige musiche di Rebel, Haydn e Schumann

Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Sinfonica 2025-2026
Orchestra del Teatro La Fenice
Direttore Markus Stenz
Jean-Féry Rebel: “Les Éléments” symphonie nouvelle: “Le Cahos”; Franz Joseph Haydn: Sinfonia n. 102 in si bemolle maggiore Hob:i:102; Robert Schumann: Sinfonia n. 1 in si bemolle maggiore op. 38 “Primavera”

Venezia, 17 aprile 2026
Il maestro Markus Stenz – impegnato in questo periodo sullo stesso palcoscenico anche nella direzione del Lohengrin – ha guidato l’Orchestra del Teatro La Fenice lungo un percorso, che dalla sperimentazione barocca portava al classicismo viennese e alla sua eredità romantica. Tre i brani proposti: Le Cahos da Les Éléments di Jean-Féry Rebe, la Sinfonia n. 102 in si bemolle maggiore di Franz Joseph Haydn e la Prima Sinfonia in si bemolle maggiore op. 38 Primavera di Robert Schumann. Ennesima prova, da parte del direttore tedesco, di acuta sensibilità musicale, eleganza nel gesto, duttilità nell’adeguarsi a diversi codici estetici. Ulteriore conferma dell’ottimo stato di salute dell’Orchestra, che dall’insegnamento di questo come di altri fuoriclasse del podio trae sempre nuovi stimoli per migliorarsi. Les Éléments, symphonie nouvelle, sono costituiti da una suite di nove pezzi strumentali – concepiti per accompagnare uno spettacolo di danza – composti tra il 1737 e il 1738 da Jean-Féry Rebel, allievo di Jean-Baptiste Lully, nonché autore di vari balletti e suites da eseguire nel corso delle fastose rappresentazioni, che si svolgevano a Versailles sotto il regno di Luigi XV. Il lavoro è dedicato a Vittorio Amedeo I di Savoia-Carignano, allora intendente dell’Hôtel des Menus-Plaisirs, dove venivano depositati i materiali necessari agli spettacoli di corte. Les Éléments si aprono con un prologo – non danzato –, che descrive Le Cahos, senza dubbio il brano più originale e audace, che addirittura precorre l’atonalità di molte creazioni musicali del Novecento. Efficace il gesto direttoriale, a rendere le arditezze timbriche, armoniche e ritmiche di questa pagina introduttiva. Dopo un doppio cluster dissonante di otto note della scala di re minore armonica, si è raggiunto, attraverso sette sezioni – corrispondenti ai sette giorni della creazione – un equilibrio armonico e ritmico, sempre più vicino alla perfezione, tra i quattro elementi di base esistenti nell’ambiente naturale (terra, aria, fuoco e acqua), ognuno caratterizzato da uno strumento o insieme di strumenti: gli strumenti più gravi per la terra, i flauti per l’acqua e l’aria, i violini per il fuoco. Solo nella sezione dell’ultimo giorno si è celebrato il totale trionfo di quell’equilibrio, di quell’ordine razionale, che gli illuministi coglievano ottimisticamente nella natura. Quanto alla sinfonia n. 102 in si bemolle maggiore di Franz Josef Haydn, essa fa parte della seconda metà delle dodici “Sinfonie londinesi”, composte da Haydn fra il 1791 e il 1795 in occasione di due tournées in Inghilterra, che gli vennero offerte dall’impresario e violinista John Peter Salomon. La consapevolezza che a Londra lo aspettava una grande orchestra di circa sessanta elementi, oltre che un pubblico pagante, esigente e numeroso, costituì uno stimolo decisivo per il grande musicista austriaco, che compose delle partiture sinfoniche, che si collocano al culmine della sua produzione in questo genere. A questo gruppo appartiene la Sinfonia in si bemolle maggiore n. 102, eseguita con grande successo il 2 febbraio 1796 al King’s Theatre in Haymarket. Perfetta la simbiosi tra Orchestra e Direttore, che hanno saputo valorizzare al meglio la doviziosa strumentazione e le numerose, nonché virtuosistiche invenzioni, che caratterizzano la scrittura haydniana. Teso ed omogeneo il suono degli archi, vivace la scansione ritmica, diffusa la leggerezza del tocco. Il primo movimento, aperto da un Largo introduttivo, presentava nell’Allegro vivace due temi dialetticamente contrapposti, mentre il complesso sviluppo insisteva su modulazioni a tonalità distanti e sorprendenti variazioni contrappuntistiche; un rullo di timpani concludeva perentoriamente il movimento. Semplice e rasserenante era l’Adagio aperto da un cantabile dolce ed espressivo del corno e del fagotto sul pizzicato degli archi. Un Minuetto dai ritmi puntati e gli accenti marcati si apprezzava nell’Allegretto dal bucolico Trio, affidato a legni e bassi. A tratti scherzoso o cantabile risultava il Presto conclusivo, in forma di Rondò, costruito su un tessuto ritmico teso e brillante, fino alla trascinante vitalità del finale. Ultimo titolo in programma, la sinfonia n. 1 in si bemolle maggiore op. 38 Primavera di Robert Schumann segna un momento decisivo nella vita personale e artistica dell’autore, dedicatosi fino al 1840, quasi esclusivamente, alla musica per pianoforte, cassa di risonanza del proprio mondo interiore. Al settembre 1840 risale anche il matrimonio con Clara Wieck, che determinò in Schumann un grande slancio creativo. La Sinfonia n. 1 ebbe una gestazione breve: composta tra gennaio e febbraio del 1841, venne eseguita al Gewandhaus di Lipsia il 31 marzo 1841 sotto la direzione di Mendelssohn, riscuotendo un clamoroso successo. Nonostante la denominazione suggerita da Clara Frühlingssinfonie –, non si tratta di una sinfonia a programma. Nel comporla l’autore intese integrare nella forma classica, di chiara ascendenza beethoveniana, un principio unitario: quella freschezza poetica, quel lirismo intimista e cameristico, su cui si basa la sua espressività. Un classicismo romantico, che il maestro Stenz – che respirava insieme all’Orchestra in perfetta simbiosi – ha trasformato in suoni e ritmi dall’irresistibile fascino, rivelando un’intima adesione all’inconfondibile stile schumanniano. La sinfonia si è aperta con un’ampia e solenne introduzione, prima dell’energico Allegro molto vivace, il cui tema principale, derivante dal materiale introduttivo, si presentava sostenuto da un ritmo incisivo e serrato; più oltre, in chiusura del movimento, la lunga Coda sembrava una radiosa esplosione di energia. Il Larghetto ha introdotto un clima completamente diverso con un tema ampio e disteso, dal pacato lirismo. Una breve transizione, affidata ai tromboni ha condotto allo Scherzo, dall’insolita struttura in cinque sezioni, con un vivace secondo Trio. Una gioiosa vitalità si è colta anche nell’Allegro animato e grazioso, nel quale il compositore trasforma un’unica cellula ritmica in una sorprendente ricchezza di figure e varianti, per concludere il movimento in un’atmosfera di esuberante brillantezza. Successo pieno.