Napoli, Teatro Mercadante: “La Noia”

Napoli, Teatro Mercadante
“LA NOIA”
testo e regia Manuel Di Martino

con Giampiero De Concilio, Marcello Manzella, Francesco Roccasecca, Caterina Tieghi
scene Luigi Ferrigno
costumi Giuseppe Avallone
luci Desideria Angeloni
musiche Gianluigi Montagnaro
assistente alla regia Sabrina Nastri
assistente ai costumi volontaria Martina Porcelli
assistente ai costumi tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli”  Consuelo Guadalupe Benitez
assistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli”  Salvatore Esposito
direttrice di scena Teresa Cibelli
fonico Guido Marziale
macchinista Roberta Torriero
il brano In the dark è di Gianluigi Montagnaro e Igor “I FLY” Tonso
foto di scena Ivan Nocera
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
Napoli, 30 aprile 2026

Al Mercadante di Napoli, in prima nazionale, La Noia, con testo e regia di Manuel Di Martino, apre una fenditura nelle coscienze anche prima che si apra la scena. Nello spazio buio, vicinissimo alla platea, insistente risuona il click dell’accendino, la fiammella illumina un volto giovane, lo sguardo spalancato. Se ti chiedessero di riassumere la tua vita in un singolo attimo, quale sceglieresti? Ti sto chiedendo il momento più forte non più bello. Quello più intenso. Come se la vita ti avesse dato un morso” Ci interroga. E da subito siamo più che spettatori, siamo testimoni. Il tema dell’opera è ispirato a un fatto di cronaca accaduto nel 2017: due minorenni danno fuoco a un senzatetto che dorme nella propria auto. “Noia, gioco, sogno”, ci racconta il regista, sono le parole nelle confessioni dei ragazzi che lo hanno colpito. La scena si accende: una pedana luminosa è lo spazio della stanza, un non-luogo sospeso dove tre giovani festaioli bevono, ballano, si rincorrono. Pulsante ed ellittico, il racconto prende l’avvio. Siamo nel “Tempio”, ritrovo dei ragazzi che, seguendo un rituale preciso, danno vita al Gioco “Cos’hai rubato questa settimana?”: farsi confessare con qualunque mezzo da un estraneo il momento più intenso della sua vita. È il loro modo per trovare nell’emozione altrui un’intensità, per sentirsi vivi e percepire una realtà che è altrimenti vuoto, Noia. La scena di Luigi Ferrigno è uno spazio claustrofobico, siamo in una gabbia mentale, con pochi elementi carichi di simbolismo: la poltrona damascata dove il protagonista Renato sorprese il padre con la maestra di tango, il baule misterioso dove, la ragazza rivela “c’è dentro Renato stesso, mi ha detto” -lugubre anticipazione – cioè “i suoi ricordi d’infanzia”. La pedana è una superficie quasi clinica dove i personaggi paiono cavie sotto osservazione. Le luci di Desideria Angeloni amplificano il senso di interrogatorio visivo, incidono i corpi, li ingoiano in gorghi di buio improvviso, modulano ellissi narrative e a tratti dissolvono la scena in una sospensione crepuscolare. Con i suoi costumi Giuseppe Avallone segue una linea contemporanea ma sottilmente appone leggere dissonanze, nei materiali, negli accostamenti, come una realtà che stia scivolando fuori asse. La regia di Di Martino guarda a una grammatica cinematografica con cambi di quadro rapidi e costruzioni per frammenti emotivi. La noia non è una stasi ma una saturazione che ci guida sapientemente in una spirale discendente, ineluttabile come in un noir. Di Martino evita decorativismi e sceglie una linea nervosa nella quale ogni movimento di scena sembra nascere da una resistenza interna. Thom, Daniel e Lara, tra bevute e provocazioni attendono il loro ospite, Renato, che arriva all’alba. Autoritario e giullaresco al tempo stesso, il leader del Tempio, inventore del Gioco, confessa agli amici il suo momento di vita più intenso: quella notte ha ucciso un uomo. Nell’intensità drammatica il quartetto di giovani attori Giampiero Di Concilio, Marcello Manzella, Francesco Roccasecca e Caterina Tieghi vibra in un registro unico, è un organismo che respira, palpita e s’incrina. La recitazione evita psicologismo ridondanti, i personaggi non sono spiegati, ma esposti. Spesso la scena sfiora una dimensione coreografica dove il corpo è veicolo primario del disagio e quando Renato confessa il crimine, la scena non esplode, si ghiaccia. Non tutte le scelte attoriali reggono la stessa intensità, ma accade che in un gesto trattenuto che si spezza o in uno scarto vocale, i personaggi trovano magistralmente la loro profondità e la loro disperazione diviene ineludibile. Gianluigi Montagnaro crea vibrazioni sotterranee ed esplosioni, la sua musica è frattura che amplifica il malessere, elemento drammaturgico che agisce per attrito. Il brano “In the dark” è racconto nel racconto, un piccolo specchio che racchiude tutta l’oscurità, la disperazione, la Noia. Dopo la confessione di Renato tutto va in frantumi, il Gioco, la strana relazione fra i giovani, la loro vita. Renato lascia una video confessione che finisce con il suo suicidio. Il baule diventa il dispositivo che ruotando proietta le ultime immagini del ragazzo, la sua figura si allunga sulle pareti e sulla platea. Come all’inizio, Renato è tra noi, la sua figura si sovrappone alle nostre, la sua voce ci interroga. Infine, Renato entra nel baule e scompare. La Noia fa pensare all’“ospite inquietante” che il filosofo Galimberti ritrova nei giovani omicidi da lui analizzati, quel nichilismo che secondo lui non è malattia psichica ma sociale, “un’atmosfera che i giovani respirano” in questa società che non offre futuro e non educa ai sentimenti, ma solo alle emozioni, che devono quindi estremizzarsi per riempire il vuoto. Ma Di Martino sembra offrire una via d’uscita, che si delinea col riconoscimento della devianza che era in ciascuno di loro, non solo in Renato, con l’assunzione di responsabilità quindi. E offre una redenzione: Lara e Daniel vanno a vivere insieme, Lara tende la mano a Thom per farlo uscire dalla stanza buia. Solidarietà, relazione. Quando gli attori tornano in scena per i saluti, in platea il turbamento a poco a poco si dissolve e davanti ai loro volti visibilmente commossi, il pubblico restituisce emozione con generosità. All’uscita della sala troviamo un espositore con dei fogli, una penna e la domanda: “Se ti chiedessero di riassumere la tua vita in un singolo attimo…”. Photocredit Nocera Ivan