Roma, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone: “Burn”

Roma, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
Sala Petrassi
“BURN”
A Dance Project for the Theater
Ideazione, regia, scene e luci A.J. Weissbard
Costumi Anna Biagiotti
Musica Michael Galasso
Arrangiamento Peter Cerone
Coreografia e interpretetazione Ève-Marie Dalcourt (Anna), Jonah Bokaer (Burton), Damiano Ottavio Bigi (Larry), Brandon Lagaert (Pale)
Voce John Malkovich
Corpo di ballo Teatro dell’Opera di Roma
Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
In coproduzione con Fondazione Musica per Roma
Con il supporto di Orsolina28 Art Foundation
Roma, 28 aprile 2026
Si sposta all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone per il progetto di danza per teatro intitolato Burn il Teatro dell’Opera di Roma. Per esplicitare una coproduzione, certo, ma anche per risemantizzare lo spazio teatrale della performance, ideata dall’artista A.J. Weissbard, noto per la creazione di opere che spaziano dal teatro all’architettura ed alla moda, e per collaborazioni con figure del calibro di Robert Wilson, Marina Abramović, Giorgio Armani ed anche con la Martha Graham Dance Company. Da tempo Weissbard voleva ispirarsi a un lavoro teatrale del drammaturgo Lanford Wilson, uno dei fondatori del fenomeno dell’Off-Off-Broadway. L’opera Burn This, presentata al Theatre 890 nel febbraio 1987 dalla Circle Repertory Company, si incentrava sul dramma delle morti per AIDS nella comunità omosessuale e bisessuale newyorkese ed affrontava temi quali la solitudine e la crisi di identità. Tra i protagonisti erano Joan Allen e John Malkovich, la cui voce ricompare nello spettacolo romano in voice-over a commento della scena finale. Per Weissbard era fondamentale dar vita a un progetto che celebrasse la magia dello spettacolo teatrale e la sua eterna capacità affabulatoria. Nella sua poliedricità di pluripremiato lighting designer, regista, scenografo, egli intende il teatro come il contenitore delle più diverse forme artistiche, e soprattutto come una comunità vivente, ben diversa dall’artificiosità del digitale. Nel teatro attraverso la collaborazione creativa si ridona vita all’“arte millenaria del racconto”, si entra in un “mondo condiviso”. Spiega Weissbard: “il mio intento non è quello di impartire lezioni, ma di aprire una soglia, permettendo allo spettatore di entrare in una dimensione in cui riverberano gli echi della condizione umana: gioia, tristezza, dolore, perdono, empatia, amore”. In Burn sono coinvolti quattro artisti diversi, ognuno chiamato a coreografare ed interpretare un personaggio della storia messa in scena. Dunque, la sfida riuscita è quella di amalgamare i diversi background e le diverse concezioni artistiche in uno spettacolo che risulti unitario e ben congegnato. Un bell’impegno per la compagnia di balletto del teatro capitolino, di cui quattro danzatori (Jacopo Giarda, Valeria Scalisi, Giovanni Castelli, Alessandro Burini) compaiono a scena aperta, con le luci ancora accese in sala, intenti a dare forma ad una scena di teatro nel teatro. La loro coreografa è Anne, qui interpretata da Ève-Marie Dalcourt, danzatrice canadese proveniente dalla realtà del Nederlands Dans Theater II, che al Teatro dell’Opera di Roma aveva già rimontato Cacti di Alexander Ekman un anno fa. La musica di accompagnamento malinconica e minimalista è un arrangiamento dell’originale di Michael Galasso, pensata come un omaggio postumo alla fertile creatività del compositore molto attivo sul fronte teatrale. I movimenti sono ripetitivi, dei cerchi delle braccia, alcuni movimenti glissati delle gambe sul pavimento. All’improvviso si fa buio in scena, i danzatori si fanno luce con delle torce: si evoca così la morte del danzatore omosessuale Robbie, che dà origine al dramma. Ci trasferiamo quindi in un loft arredato da pochi oggetti simbolici, tra cui una sbarra, degli specchi, e delle panche, destinati a definire i rapporti tra i personaggi. Anne è una coreografa molto vitale, i cui slanci prendono linfa dal linguaggio del balletto classico in una versione modernizzata, come dimostra la ricerca continua della verticalità da parte degli arti inferiori ed i lifts sostenuti dal corpo di ballo. Tuttavia, la morte dell’amico e coinquilino sembra aver causato in lei una grave crisi, come rivela il suo vagare in scena, la sensazione che cerchi di afferrare qualcosa di fugace, per poi dirompere in gesti scattosi e convulsivi, ed infine ricomporsi nell’intimità con l’amico omosessuale Larry. Questi è impersonato da Damiano Ottavio Bigi, proveniente dalla realtà del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch e fondatore dal 2020 della compagnia Fritz Company Bigi Paoletti, dove integra danza, teatro ed arti visive. In Burn è un personaggio molto morbido ed informale, che funge metaforicamente e concretamente da spalla per Anne, riprendendone le movenze e sostenendola nei suoi sbilanciamenti alla ricerca di senso. Ma ecco arrivare il terzo coinquilino, Burton, il fidanzato di Anna, impersonato da Jonah Bokaer, coreografo tunisino che ha collaborato tra gli altri con Robert Wilson e Merce Cunningham. Sceneggiatore di successo, egli si mostra fin dall’inizio molto impettito, austero, e chiuso in se stesso, come reso visivamente anche dagli abiti formali che indossa. Ovvio che il rapporto con Anne sia ormai in crisi, i tentativi di duetto vedono ormai lei distante e nei gesti che i due si rivolgono trapela una sostanziale incomunicabilità. Inaspettata invece l’entrata in scena di Pale, il fratello cocainomane di Robbie, venuto a prenderne le cose. Con un casco sulla testa e i movimenti disarticolati sconfinanti nella break dance si presenta allo spettatore l’ultimo co-creatore dello spettacolo, Brandon Lagaert, performer belga proveniente dalla realtà della compagnia Peeping Tom, ed inoltre fondatore della compagnia KAIHO, con la quale sviluppa progetti internazionali. Il suo arrivo rimescola le carte in scena e dona dinamismo allo spazio performativo. In lui trova senso la ricerca di Anne, che dopo la riscoperta della propria dimensione erotica, trova in lui un nuovo autentico compagno di vita. Foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma