“Carmen” inaugura la stagione lirica di Fano

“Carmen” inaugura la stagione lirica di Fano

Fano, Opera Festival, Stagione lirica 2014
“CARMEN”
Opèra-comique in quattro atti di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, dalla novella omonima di Prosper Mérimée.
Musica di Georges Bizet
Carmen AGATA BIENKOWSKA
Don José DARIO DI VIETRI
Escamillo OMAR KAMATA
Micaela VALERIA ESPOSITO
Zuniga FRANCO ROSSI
Morales ANDREA VINCENZO BONSIGNORE
Il Dancario GIAMPIERO CICINO
Il remendado ANDREA SCHIFAUDO
Frasquita PAOLA SANTUCCI
Mercedes LARA ROTILI
Orchestra Sinfonica G.Rossini
Coro Teatro della Fortuna M.Agostini
Coro di voci bianche e giovanili “Incanto” e “Pueri cantores del Mezio Agostini”
Corpo di ballo Altradanza
Direttore Marco Boemi
Maestri dei Corro Mirca Rosciani
Voci bianche dirette da  Francesco Santini
Regia Francesco Esposito
Scene Nicola Bruschi
Costumi Alessandro Lai
Luci Bruno Ciulli
Coreografie Domenico Iannone
Nuovo allestimento Teatro Goldoni di Livorno coproduzione Teatro Goldoni di Livorno, Teatro Verdi di Pisa, Teatro del Giglio di Lucca in collaborazione con Teatro della Fortuna di Fano.
Fano, 24 gennaio 2014          

Un minuto di silenzio in omaggio al Maestro Claudio Abbado, da pochi giorni  deceduto, ha inaugurato la stagione lirica del Teatro della Fortuna di Fano. Un momento  espressamente voluto dal direttore d’orchestra, il Maestro Marco Boemi, che insolitamente prima della “Carmen” in programma ha desiderato introdurre e sentitamente chiedere al pubblico ed ai musicisti. Nuovo allestimento del Teatro Goldoni di Livorno co-prodotto dal teatro Verdi di Pisa e dal Teatro Giglio di Lucca,  la Carmen di Bizet ha visto a Fano interpreti diversi e un allestimento scenico adattato a quelle che sono le capacità ridotte del palcoscenico, perdendo rispetto al progetto iniziale forse un po di dinamicità che almeno scenicamente poteva aiutare a seguire l’intera versione integrale dell’opera. Quando poi si chiede di rappresentare Carmen  integralmente con tanto di recitativi è chiaro che si debba contare per lo meno su di una dignitosa pronuncia (conoscenza sarebbe ardito) della lingua francese, che pochi, in verità, hanno avuto la possibilità di sfoggiare.
L’impianto scenico di Nicola Bruschi, per tagli sul budget, è stato sin da subito in fase di progettazione adattato ai fondi messi a disposizione per la produzione tanto che dell’idea iniziale rimane solo la struttura in legno semiellittica di un arena di Siviglia. In questa produzione, la protagonista è vista come un  matador o un  animale in gabbia che lotta per essere una donna che vive e non sopravvive agli eventi. Pochi oggetti e le luci sapientemente create da Bruno Ciulli hanno via via tentato di rendere questa fissità dinamica, sebbene alle volte non fossero sufficienti. Alla regia di Francesco Esposito si richiedeva dunque il miracolo. Un miracolo, a dire il vero, alquanto riuscito nella prima parte dello spettacolo e forse meno sul finale. La sua Carmen ha certamente quel carattere indomabile da libretto, ma è anche una donna consapevole del suo potere e del suo fascino e per questo lotta e protesta contro una cultura “machista” rappresentata dai numerosi soldati in scena, costantemente in divisa ed armati di ucili, coltelli e arroganza. Jose  è invece l’animale stordito, il toro da “matare” l’uomo spaventato, ma attratto da un prototipo di donna così diverso da quello a lui conosciuto. E Carmen non viene uccisa, ma si getta sul coltello brandito dal fragile Don Josè, umiliandolo persino in questo atto di violenza inaudita, autogestendolo.
La scena ed il suo impianto registico così come i costumi di Alessandro Lai sono atemporali. Ricordano alle volte gli anni 50 del 900 con echi alla guerra civile spagnola. Latente, ma delicatamente citato, il tema del femminicidio, espresso nella prima scena dell’opera: mentre tutte le donne circondano i  soldati, una al contrario si allontana spaventata. Quasi sicuramente è  una giovane che ha subito la  prepotenza e forse la violenza fisica dei soldati. Alla guida di una felice Orchestra Sinfonica G.Rossini, il Maestro Marco Boemi ha ottenuto una bella omogeneità di suono e una complessiva e sicura tenuta dello spettacolo, raggiungendo bell’equilibrio ed assieme.
Agata Bienkowska debuttava il ruolo di titolo e lo ha fatto con una grandissima presenza scenica e impressionante bellezza di fraseggio, sempre vario ed espressivo. I suoi recitativi spiccavano per la  bellezza della lingua e capacità attoriali più che evidenti. Dopo un primo atto pregevole, ma cauto ha dato il meglio di sé nel prosieguo dello spettacolo, con momenti di particolare seduzione timbrica ed espressiva. Per un debutto non si può certo chiedere di più. Dario Di Vietri era Don Jose. Il tenore pugliese possiede la  fisicità del personaggio e anche quell’ingenuità e quella spontaneità richieste. Ha  un timbro squillante e, seppur giovanissimo, ha sempre con buone intenzioni cercato di controllare le smorzature e le mezzevoci, portando il suono sempre “avanti” e proiettandolo con grandissima naturalità. Acuti, poi, sicuri e smaglianti hanno reso la sua prestazione vocale assolutamente efficace.  Omar Kamata sostituiva l’infortunato Marcello Lippi nel ruolo di Escamillo, a pochi giorni dalla prima. Con pochissime ore  di  prove sia musicali che di scena, il baritono trevigiano ha assolutamente regalato al pubblico  una buona recita, sia dal punto di vista vocale che scenico, salvando in fin dei conti la produzione. Elemento debole della produzione la Michaela del soprano Valeria Esposito. Conosciuta al pubblico in verità per ruoli più leggeri, ha sin da subito mostrato di non essere in condizioni vocali impeccabili, non permettendole certo di brillare in questo ruolo. Una voce sfibrata, inespressiva e assolutamente poco consistente nel registro grave ha inesorabilmente inficiato la sua performance. Musicalità e attenzione all’intonazione poco sono bastate. Un vero peccato. Interessante lo Zuniga di Franco Rossi, seppur  scenicamente forse quello meno disinvolto, e assolutamente di spicco il Morales di Andrea Vincenzo Bonsignore per presenza scenica e per una voce dal notevole  timbro e dall’eleganza di fraseggio. Giampiero Cicino (El Dancario) ha portato in scena la giusta dose di professionalità con un canto corretto e sicuro, così come Andrea Schifaudo (El Remendado).  Performace di buon livello anche da parte di Lara Rotili, una Mercedes incisiva, e Paola Santucci, una Frasquita appassionata e vocalmente ineccepibile. Assolutamente una felice sopresa il Coro Teastro della Fortuna M. Agostini, diretto dal nuovo maestro del Coro Mirca Rosciani, sempre attento e particolarmente professionale rispetto a quanto si ricordava in passato. Deliziose le voci di Cori  “Incanto” e ”Pueri cantores Mezio Agostini”, diretti da Francesco Santini.  Sala e non gremitissima, ma applausi per tutti gli interpreti.

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