Fermo, Teatro dell’Aquila: “Die Zauberflöte”

Fermo, Teatro dell’Aquila: “Die Zauberflöte”

Fermo, Teatro dell’Aquila, Stagione lirica 2016
“DIE ZAUBERFLÖTE” (Il flauto magico)
Singspiel in due atti su libretto di Emanuel Schikaneder
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Sarastro LEONARD BERNARD
Tamino MATTEO DESOLE
Pamina KIANDRA HORWATH
Regina della notte 
SOFIA MCHEDLISHVILI
Sprecher /I Sacerdote CARLO FEOLA
Prima dama 
JINKYUNG PARK
Seconda dama BEATRICE MEZZANOTTE
Terza dama SARA ROCCHI
Papagena DILETTA RIZZO MARIN
Papageno MATTIA OLIVIERI
Monostatos ANDREA GIOVANNINI
Primo fanciullo ILENIA SILVESTRELLI
Secondo fanciullo CATERINA PIERGIACOMI
Terzo fanciullo EMANUELE SALTARI
II armigero GIACOMO MEDICI
I armigero/II sacerdote EMANUELE BONO
FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana
Coro “Mezio Agostini” del Teatro della Fortuna di Fano
Direttore d’orchestra Gaetano D’Espinosa
Maestro del Coro Mirca Rosciani
Regia Francesco Calcagnini
Progettazione scene, costumi, luci e video Accademia di Belle Arti di Urbino
Nuovo Allestimento Rete Lirica delle Marche
Fermo, 27 ottobre 2016
Ha aperto la stagione operistica del circuito Rete Lirica delle Marche il “Flauto magico” di W. A. Mozart e ha debuttato nella straordinaria atmosfera del teatro dell’Aquila di Fermo, vero gioiello artistico delle Marche per bellezza architettonica e contenitore di parte della più importante storia musicale della regione. In questi giorni in cui le ben note vicende sismiche hanno sfiancato le popolazioni di questa terra, la cultura, l’intrattenimento sociale è riuscito a creare nuovamente quel senso di appartenenza che tanto aiuta per poter superare certe logoranti dinamiche. Il teatro è uno di questi straordinari mezzi e la popolazione ha premiato questo sentire riempiendo in tutte le recite la platea e tutti gli ordini di palco. Lo spettacolo, che ha visto la progettazione di scene, costumi luci e video dell’accademia di belle arti di Urbino, è stato coordinato strutturalmente e registicamente da Francesco Calcagnini già lo scorso anno impegnato nel “Il Barbiere di Siviglia” di G. Rossini. Le scene sono assai semplici e sembrano essere fisicamente racchiuse dalle quinte della scena come una sorta di scatola magica, all’interno della quale appaiono e scompaiono oggetti e soggetti in un continuo divenire senza molto spesso tratti di vera e propria coerenza stilistica e logica. E’ sembrato di rovistare all’interno di un baule pieno di giocattoli e di ricordi: giocattoli di varie epoche, di varie fasce di età, alcuni funzionanti ed altri ormai desueti e rotti. Un’atmosfera gotica faceva poi da sfondo al tutto con luci sempre molto fioche, sfumate o improvvisamente taglienti e direzionate; numerose sono, inoltre, le citazioni cinematografiche da “Harry Potter “a “The Bride of Frankenstein ”passando per “Frankenstein Junior” e questi sono alcuni dei titoli riconoscibili nelle numerosissime citazioni registiche. Nel complesso non è possibile dire che lo spettacolo sia stato carente di spunti interessanti ed alle volte di colpi di scena indubbiamente d’effetto, sebbene mancasse di corposità e senso complessivo. Punto a vantaggio che mai ha inficiato l’aspetto musicale e già non sembra cosa da poco. “Come in una favola abbiamo sviscerato gli accadimenti, cercandone paura e dolcezza che incredibilmente la musica trattiene ed emana – ha scritto il regista e docente dell’Accademia di Belle Arti di Urbino Francesco Calcagnini nelle note di regia. Lavoro di sintesi molto acceso, attraverso un sistema empirico di segni e disegni, di sintesi complesse che organizzano altre suggestioni e altre sintesi, visto che lo scenografo di quest’opera è un soggetto collettivo di studenti”; e se è stato un lavoro collettivo e di sintesi molto acceso, certo è che probabilmente avrebbe avuto bisogno di maggiore tensione in una linea visiva almeno più direzionata per poter evitare momenti di grandissima monotonia ed ossessiva ripetitività. Gaetano D’Espinosa dirigeva con professionalità una dignitosa Form Orchestra Filarmonica Marchigiana e lo faceva con grande professionalità e molta partecipazione. È stato abile nel valorizzare la teatralità della partitura e  nello sfoggiare timbri orchestrali vivaci uniti a tempi anche serrati. Il lato negativo: una mancanza di leggerezza e  sonorità talvolta soverchianti nei confronti del canto. Complessivamente buona la compagnia di canto. Matteo Desole è stato un Tamino certamente sicuro, timbricamente  adatto al personaggio, ma sono anche emerse alcune forzature e un fraseggio poco elegante; scenicamente è parso alquanto impacciato e distaccato dalla drammaturgia. Nella parte di Pamina si è distinta Kiandra Horwath, un soprano di solida tecnica e di timbro luminoso capace di soavi raffinatezze (come ha dimostrato nella sua bellissima aria del secondo atto) mentre ha deluso Sofia Mchedlishvili  nel difficile ruolo della regina della notte: imprecisa  nella coloratura e sin troppo esile nel volume e carente di incisività; la voce è davvero leggera e nei sovracuti si tinge di inflessioni querule non particolarmente gradevoli.  Leonard Bernard è stato molto bravo nelle nobilissime pagine che Mozart scrive per Sarastro, pur evidenziando occasionalmente un calo di volume nella tessitura grave. Mattia Olivieri ha saputo dare a Papageno tutta la “verve” necessaria, risultando, come spesso accade a chi interpreta quel ruolo, il più applaudito della serata: fantasioso e sempre espressivo nel fraseggio, divertente mimo ed attore (il migliore in campo decisamente) ed estremamente abile nella resa dei dialoghi, sgranati come devono essere e sempre diversi in ogni occasione.  Eccellente il  Monostatos di Andrea Giovannini e gradevole la Papagena di Diletta Rizzo Marin.  Ottime e ben amalgamate le tre Dame: Jinkyung Park, Beatrice Mezzanotte e Sara Rocchi. Lodevole anche la prova dei tre genietti, in particolare Emanuele Saltari in assoluto il più stilisticamente coerente, per il colore intrinseco della sua voce bianca, alla partitura.  Valido il resto del cast: Carlo Feola (Sprecher e I sacerdote), Giacomo Medici (II Armigero), Emanuele Bono (I Armigero e II sacerdote).  Un po’ alterno nella resa scenica il Coro del Teatro della Fortuna di Fano “ Mezio Agostini” mentre vocalmente ogni anno più sicuro e preparato grazie alla professionalità e passione del Maestro del coro Mirka Rosciani. Un pubblico di vocianti scolaresche hanno salutato con affetto l’intero cast. Repliche a marzo 2017 a Fano ed Ascoli.

 

 

 

 

 

 

 

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