Hans Pfitzner (1869-1949): “Die Rose vom Liebesgarten” (La rosa del giardino d’amore,1901)

Hans Pfitzner (1869-1949): “Die Rose vom Liebesgarten” (La rosa del giardino d’amore,1901)

Opera romantica in due atti, un prologo e un epilogo su libretto di James Grun. Erin Caves (Siegnot), Kouta Räsänen (Der Waffenmeister, Der Nacht-Wunderer), Andreas Kindschuh (Der Sangesmeister), Astrid Weber (Minneleide), Jana Büchner (Schwarzhilde), Tiina Penttinen (Rotelse), André Riemer(Der Moormann). Chor & Kinderchor der Oper Chemnitz. Mary Adelyn Kauffman (direttore), Robert Schumann Philharmonie. Frank Beermann (direttore). Registrazione: Opernhaus Chemnitz 7-9 giugno 2009. 3 CD CPO 777 500-2
Composta su un libretto di James Grun, ispirato ad un quadro di Hans Thoma, un pittore che aveva sostenuto il giovane compositore e che aveva creato un ciclo di dipinti in cui erano raffigurate scene cavalleresche e bucoliche su commissione di Alfred Prongsheim, la cui figlia Katia sarebbe diventata la moglie di Thomas Mann, Die Rose vom Liebesgarten (La rosa del giardino d’amore) di Hans Erich Pfitzner fu rappresentata per la prima volta a Elberfeld il 9 novembre del 1901 con un discreto successo di pubblico e di critica nonostante il recensore della «Elberfelder Zeitung» mettesse in dubbio che Die Rose vom Liebesgarten fosse un’opera che si possa mettere in scena aggiungendo che avrebbe fatto più figura in una versione da concerto. Tra gli entusiastici sostenitori di quest’opera vi fu però il giovane direttore Bruno Walter, all’epoca assistente di Mahler all’Opera di Corte di Vienna che cercò di preparare il terreno per una rappresentazione nella capitale asburgica. Ad opporsi a questo progetto era proprio Mahler che, come confessò lo stesso Walter a Pfitzner, aveva «una sorprendente antipatia verso la sua intera maniera, e nei confronti della Rose». Walter trovò un’inaspettata alleata nella moglie di Mahler, Alma, che fece pressioni sul marito affinché fosse messa in scena a Vienna l’opera di Pfitzner:
“Quando Mahler mi precedette a Vienna, come sempre, rimasta sola mi misi a studiare lo spartito della Rose vom Liebesgarten e ne fui sempre più entusiasta. In ogni lettera a Mahler scrivevo dei ditirambi su quest’opera e quando, poco dopo, rientrai a Vienna, la tenevo in permanenza sul leggio. Il pianoforte in casa nostra era sempre aperto e Mahler suonava macchinalmente quello che trovava sul leggio. Si lasciò talmente trascinare dal mio entusiasmo per questo lavoro, che accettò finalmente di rappresentarlo”.
Non fu facile arrivare alle prove che si rivelarono estenuanti per un Pfitzner particolarmente nervoso:
“Alla fine di marzo, dopo molti pro e contro cominciarono le prove della Rose vom Liebesgarten di Hans Pfitzner. Ora venne a Vienna per le prime prove. Terribilmente nervoso, rimproverava chiunque venisse in ritardo anche di un solo minuto e, nel suo egocentrismo, non aveva riguardi per nessuno. La sola persona che lo poteva calmare ero io”.
Mahler, come ricordato sempre da Alma,
“la diresse magnificamente e si immedesimò a tal punto col lavoro che, alla prima, dopo il primo atto, esclamò: «È la cosa più grandiosa che sia stata scritta dopo il primo atto della Valchiria!» Era felice della maestria e del successo dell’altro”.
Prologo. Nell’incantevole Giardino dell’amore, la Regina delle stelle, che è anche la dea dell’amore oltre che regina del giardino e custode del cancello e madre del Figlio del Sole, dà, durante i preparativi per la festa della primavera, un’incantevole rosa a Siegnot, nuovo guardiano, al quale affida oltre all’incarico di sorvegliare il cancello, quello di assumere nuovo personale.
Atto primo. Mandato in esplorazione fuori dal Giardino, Siegnot incontra Morrmann (l’uomo della palude) il quale gli racconta la storia dell’elfo Minneleide, la Regina della Foresta, che evita la luce. Una danza di elfi, intanto, attrae l’attenzione di Siegnot che fa la conoscenza di Minneleide la quale gli racconta di essere oppressa da Nachtwunderer (Il mago della notte). Siegnot, innamoratosi di Minneleide, le dona la rosa, ma questa, abbagliata dall’immensa luce del giardino, fugge nella foresta adiacente. Mentre le forze oscure fanno prigioniera Minneleide, Siegnot, che l’ha seguita, pur colpito dai nani e sconfitto da Nachtwunderer, insegue i rapitori in una grotta di Montagna per liberare Minneleide.
Atto secondo. Svegliatosi dal suo stato di incoscienza, Siegnot va alla ricerca di Minneleide nel regno sotterraneo, ma Nachtwunderer e i suoi nani lo fanno prigioniero. In uno stato di grande postrazione, Siegnot chiede aiuto alla Regina dell’amore la quale fa crollare la grotta uccidendo Nachtwunderer, i Nani e lo stesso Siegnot. Minneleide, allora, decide di portare il corpo di Siegnot nel regno della primavera.
Epilogo. Anche Minneleide all’inizio perisce sotto i colpi delle forze del male che stanno fuori dal Giardino, la cui porta, però, le si apre grazie alla rosa. Il Figlio del Sole risveglia Minneleide e Siegnot, che, insieme, possono entrare nel Giardino.
Nell’opera il mondo weberiano del Franco cacciatore appare evocato nell’incipit del preludio affidato al corno, protagonista delle battute introduttive che conducono al lirico tema che rappresenta il Giardino d’amore.
Registrata il 7 e il 9 giugno 2009 all’Opernhaus di Chemnitz, quest’incisione, realizzata dall’etichetta CPO, si segnala per un buon cast ben diretto da Frank Beermann sul podio della Robert Schumann Philharmonie. La concertazione di Beermann, infatti, appare attenta alle dinamiche e soprattutto alle sonorità orchestrali che non soverchiano mai le voci nonostante la scrittura eminentamente sinfonica che contraddistingue la partitura. In particolare il direttore d’orchestra tedesco riesce a creare atmosfere coinvolgenti, come nel preludio del primo atto, o nella parte introduttiva del prologo dove ottiene una continuità di suono anche tra strumenti diversi. Il corno, per esempio, lascia il posto prima al flauto che si muove in un insolito registro grave e poi al trombone senza che si avverta alcuna cesura e con un amalgama difficile da trovare tra strumenti di timbro diverso.
Di buon livello il cast vocale. Dotato di una voce omogenea in tutto il suo registro, Erin Caves è un Siegnot di spessore grazie ad un’ottima padronanza del fraseggio e dell’emissione; di pari livello è la prova di Andreas Kindschuh (Der Sangesmeister) che può contare su una voce baritonale dal timbro chiaro che ha i suoi punti di forza nel registro acuto con un’emissione piena soprattutto quando gli acuti vengono raggiunti per salto. Buona dal punto di vista interpretativo è anche la performance di Kouta Räsänen nella doppia veste dell’armaiolo (Der Waffenmeister) e del Mago della notte (Der Nachtwunderer) sebbene la sua voce omogenea nella parte medio-acuta sembri perdere un po’ di corposità nei suoni gravi. Passando ai ruoli femminili va segnalata la discreta prova sul piano interpretativo di Astrid Weber (Minneleide) anche lei dotata di una bella voce e di un buon fraseggio che si può notare nell’aria Minneleide Ruft. Buone anche le prove di Tiina Penttinen (Rotelse) e Jana Büchner (Schwarzhilde), autrici di un delizioso duetto (Sommerherrin Lachende Welle) nel primo atto sia nei passi in scrittura omoritmica sia quando danno vita ad un grazioso dialogo. Corretta la prova di André Riemer (Der Moormann) e curata nei dettagli quella del coro, anche di quello di voci bianche, diretto da Mary Adelyn Kauffman.

 

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