La “Coppélia” di Amedeo Amodio al Teatro Comunale di Modena

La “Coppélia” di Amedeo Amodio al Teatro Comunale di Modena

Modena, Teatro Comunale “Luciano Pavarotti”, Passioni in Danza 2015
“COPPÉLIA”
Balletto in due atti di Amedeo Amodio dal racconto Der Sandmann di E.T.A. Hoffmann
Coreografia e regia Amedeo Amodio
Musica Léo Delibes
Musiche della balera Giuseppe Calì
Clara ANBETA TOROMANI
Nataniele ALESSANDRO MACARIO
Coppélius RICCARDO RICCIO
Olimpia GIULIA NERI
Scene Emanuele Luzzati, Luca Antonucci
Costumi Luisa Spinatelli
Luci Marco Policastro
Assistente alla coreografia Stefania Di Cosmo
Produzione Daniele Cipriani Entertainment
Modena, 13 dicembre 2015

Davvero una Coppélia riuscitissima quella di Amedeo Amodio e prodotta da Daniele Cipriani, in scena in questi giorni in questi giorni in diversi teatri italiani. Innanzitutto va rimarcato come la coreografia di Amodio regga benissimo nonostante il passare degli anni (fu creata nel 1995 per Aterballetto) in termini sia drammaturgici che musicali. Nel dettaglio, Amodio pensa una Coppélia che si muove su due binari paralleli: una forte tinta noir (che ricava dalla fonte originaria del balletto, il racconto Der Sandmann di E.T.A. Hoffmann) che però viene affiancata da una smaccata ironia. E, quasi superfluo ricordarlo, la cifra gotica si sposa benissimo con questo balletto che già all’epoca della sua creazione (nel 1870, su coreografia di Arthur Saint-Léon e musica di Léo Delibes) creò un netto contrasto col balletto romantico: ci troviamo infatti davanti ad una bambola, in tutto simile ad una ragazza, in grado di sedurre un uomo. Niente più silfidi, Villi, creature notturne e misteriose ma un automa… in tutta la sua ambiguità. La Coppélia di Amodio è ambienta all’interno di un set cinematografico (verrebbe spontaneo fare un parallelo con la Cenerentola di Rudolf Nureyev, anch’essa ambientata su un set degli anni ’30 del Novecento…): Coppélius è il regista – il “burattinaio” che tiene le fila di tutti i protagonisti della pièce -, Olimpia la bambola meccanica, Nataniele e Clara una coppia di attori il cui amore viene messo in pericolo. C’è una fragilità molto insistita sul personaggio di Nataniele che appare subito come preda di ossessioni e antichi ricordi, la cui immagine che cade dalla torre – prodromo al tragico finale – campeggia sul sipario già a inizio spettacolo. Accanto alle nevrosi di Nataniele, la figura di Coppélius risulta invece ingigantita: è lui infatti che sprona il giovane verso la misteriosa bambola e mina la serenità degli innamorati. Emblematica da questo punto di vista, e molto ben riuscita teatralmente, la scena della visita alla casa di Coppélius a cui si accede attraverso una piccola porta, come per portarci nel ‘paese delle meraviglie’ di carrolliana memoria. C’è anche molto ironia, dicevamo: gli automi diventano infatti Frankenstein, Dracula ed un insolito Charlot e non manca un clima liberatorio e scanzonato in una balera in apertura al secondo atto, quasi a esorcizzare l’atmosfera da “espressionismo tedesco”.
Tutti gli artisti coinvolti si sono rivelati all’altezza. Ha primeggiato un bravissimo Alessandro Macario, Nataniele in bilico tra amore e follia, tecnicamente agguerritissimo. L’ha affiancato Anbeta Toromani, Clara tenera e pudica ma anche seducente e maliziosa una volta indossati i panni Olimpia. Di bell’impatto il sinistro Coppélius di Riccardo Riccio così come la misteriosa Olimpia di Giulia Neri stretta nel provocante abito verde da diva del jazz. Ottimo l’intero corpo di ballo radunato per l’occasione: giovane, fresco e pimpante ha saputo rendere al meglio l’atmosfera spumeggiante sottesa alla partitura. Un bel progetto di recupero per questo piccolo gioiello della coreografia italiana.

 

 

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