Venezia, Teatro La Fenice: “Le Rire” & “Dido and Aeneas”

Venezia, Teatro La Fenice: “Le Rire” & “Dido and Aeneas”

Teatro  La Fenice – Stagione Lirica 2010
LE RIRE” (Il riso)
Per nastro magnetico
Musica di Bruno Maderna
Nuova creazione coreografica di Saburo Teshigawara.
Danzatori della Compagnia KARAS di Tokyo
Compagnia KARAS: Rihoko Sato, Mie Kawamura, Eri Wanikawa, Kafumi Takagi, RiichiKami, Nana Koetting, Nile Koetting
Direttore Artistico: Saburo Teshigawara
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro La Fenice
DIDO AND AENEAS”
Opera in tre atti su libretto di Nahum Tate dal quarto libro dell’”Eneide” di Virgilio.
Musica di Henry Purcell
Edizione a cura di Clifford Bartlett. Revisione della partitura, scelta ed adattamento delle musiche aggiunte secondo le indicazioni del libretto a cura di Attilio Cremonesi.
Didone, ANN HALLNBERG
Belinda, MARIA GRAZIA  LO SCHIAVO
Seconda donna,  ORIAN  KURTESHI
La maga, JULIANNE  YOUNG
Prima strega, SABRINA  VIANELLO
Seconda strega, ELENA  TRAVERSI
Uno spirito/un marinaio, KRYSTIAN  ADAM
Enea, MARLIN  MILLER
Danzatori: Compagnia KARAS
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore, Attilio Cremonesi
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Continuo: Carlo Rebeschini (clavicembalo), Alessandro Zanardi (violoncello), Rodney Prada (viola da gamba), Dolores Costoyas (tiorba e chitarra barocca), Daniel Zapico (tiorba, tiorbino e chitarra barocca), Pablo Zapico (liuto e chitarra barocca)
Regia, scene, costumi, coreografia e luci di Saburo Teshigawara
Allestimento della Fondazione Teatro La Fenice.
Venezia, 18 marzo 2010

Il dittico rappresentato alla Fenice di Venezia è piuttosto singolare, infatti, abbinare Maderna e Purcell musicalmente è quasi paradossale; logico invece è rendere omaggio al musicista veneziano, il quale, compositore d’avanguardia, si riconosceva nel concetto dell’universalità della musica sia antica sia moderna e proponendo nel lontano 1963 alla Piccola Scala la prima esecuzione dell’opera di Purcell nel Teatro Milanese. Bruno Maderna, enfant prodige, allievo di Gian Francesco Malipiero ed Hermann Scherchen nonché compagno di studi di Luigi Nono, fu il primo in Italia ad accostarsi al serialismo postweberniano, equiparandolo in forme di sperimentazione e manifestando un’attrazione musicale sia per i classici, Monteverdi in primis, sia per la musica moderna senza dogmatismi. Le Rire (il riso) è un brano elettronico, piu volte manipolato dall’autore, e doveva essere sottotitolato “ritratto di Marino Zuccheri”, illustre musicologo. Il brano si articola in due fasi: nella prima si percepiscono rumori di passi, lo scroscio dell’acqua e frammenti di voci, nella parte conclusiva la veloce successione primaria prende una forma piu fluida trovando una linearità di dissolvenza. La prima esecuzione documentata de “Le Rire” fu a Berlino nel 1964: oggi, a Venezia, viene presentato abbinato ad una stupefacente coreografia curata da Saburo Teshigawara, in prima esecuzione assoluta, che con la sua Compagnia Karas esplora il linguaggio del corpo abbinato alla musica, ricercando in pochi elementi (bocca, corpo, lingua) la singolare espressione della danza sull’effetto di suoni rapidi e violenti. Indubbiamente un insieme di grande pregio e “novità” che lo scrivente mai avrebbe immaginato suscitasse nel pubblico veneziano contestazioni scurrili durante l’esecuzione, nonostante il pur caloroso applauso al termine, probabilmente più rivolto alla strepitosa compagnia di danza. La seconda parte della serata prevedeva l’esecuzione di “Dido and Aeneas”, regia e coreografia ancora del maestro giapponese. Opera tra le piu “misteriose” in quanto non esiste la partitura autografa e, considerato che una parte presumibilmente è andata perduta, è prassi fare delle aggiunte musicali tratte da altre composizioni di Purcell. L’opera, che si ispira alla tragica storia della regina di Cartagine, fu composta per l’aristocratico collegio femminile di Chelsea e la prima esecuzione verosimilmente data 1689. “Dido” tradisce un peculiare legame con il genere masque, data la presenza sostanziale di cori e danze nonché di personaggi sia allegorici sia reali; vi sono inoltre influenze dalla tragedie en musique ispirata a Lully, che al tempo era molto in voga in Inghilterra. Nonostante le ridotte dimensioni e lo scarno ed essenziale racconto, Purcell raggiunge un’unità drammatico-musicale con risultati sospendenti che racchiudono in sé il carattere e la condizione dei personaggi, cui vanno aggiunti gli accenti di straordinaria intensità nei recitativi. Sul podio una bacchetta come quella di Attilio Cremonesi è garanzia di stile e conoscenza barocca certa. Egli integra la partitura, che si rifà ad una versione del 1750 circa, con piccoli e significativi pezzi da opere di Purcell o composizioni personali che non nuocciono, ma non focalizzano maggiormente la drammaturgia: si apprezzano comunque lo stile e sicuramente le intenzioni, che vengono rese ancor meglio dall’accurata concertazione, seppur in taluni momenti caratterizzata da una particolare lentezza, ma egualmente ascrivibile allo stile barocco. Tra gli interpreti primeggiava la protagonista Ann Hellenberg, mezzosoprano di seducente e pastosa vocalità: perfetto lo stile musicale e ancor piu la resa interpretativa. Al suo fianco il corretto e musicale Enea di Marlin Miller seppur non gran fraseggiatore e la buona Belinda di Maria Grazia Schiavo. Di livello inferiore Orina Kurtshi, voce aspra e monotona, e Julianne Young la quale presentava difetti d’intonazione. Discreti gli altri cantanti che completavano il cast. Ottimo l’apporto sia del coro sia della folta schiera di musicisti al “continuo”. Il regista giapponese sviluppa la vicenda in una scena astratta circondata da una serie di pannelli ove si proiettano luci ed ombre, ma è soprattutto attraverso il linguaggio del corpo che imposta la sua drammaturgia coadiuvato dalla compagnia di danzatori Karas, che perfettamente, e in sincronia, si inseriscono nella recitazione statica, ma intimista dei cantanti, ottenendo un particolare d’assieme di grande effetto teatrale come la morte di Didone, avvolta in un “volo” di braccia dei danzatori-spiriti. Il pubblico al termine decreta un caloroso successo. Foto di Michele Crosera



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