Bologna, Arena del Sole: “Passo” di Ambra Senatore

Bologna, Arena del Sole: “Passo” di Ambra Senatore

Bologna, Arena del Sole
“PASSO”
Progetto di Ambra Senatore
Coreografia di Ambra Senatore
in collaborazione con Caterina Basso, Claudia Catarzi, Matteo Ceccarelli, Elisa Ferrari, Tommaso Monza
Luci Fausto Bonvini
Musiche Brian Bellot e Andrea Gattico
Bologna, 28 Gennaio 2014
Una sala gremita accoglie Ambra Senatore all’Arena del Sole di Bologna. Personaggio dalle molteplici sfaccettature, performer, danzatrice, coreografa, la Senatore è stata docente al Dams di Torino e alla Statale di Milano ed autrice edita nel 2007 da Utet col volume “La danza d’autore. Vent’anni di danza contemporanea in Italia”. I nomi della sua formazione sono quelli del migliore teatro di danza italiano e non: Roberto Castello, Raffaella Giordano, Giorgio Rossi, Carolyn Carlson, Dominique Dupuy, Jean Cébron. Ironico, garbato, a tratti esilarante, articolato, cervellotico ma leggero, ricercato ma fluido, un misto di elementi perfettamente fusi da una puntuale regia, Passo vince nel 2009 il Premio Equilibrio della Fondazione Musica per Roma e da lì inizia l’avventura con la presenza nelle piattaforme italiane che contano e soprattutto del riconoscimento del pubblico francese, come sempre sensibile, colto e abituato alle nuove istanze. Una donna in scena con una ricca chioma nera ed un vestitino verde da il via ai giochi, un movimento distratto, si ferma, riflette, pochi gesti anche intimi come se in realtà fosse sola. Con un gioco di scambi molto divertente le donne diventeranno tre, identiche. Nello stupore quando pensi che ormai le soprese siano finite irrompe un uomo ma con stessa chioma e vestitino, infine l’ultima sorpresa, altro uomo in vestitino e chioma nera. Divertente, tra le tante proposte di danza contemporanea dove tentare di far piangere o riflettere pesantemente viene più naturale del contrario, la Senatore mette in scena un grande gioco in cui i danzatori lei compresa tutti imparruccati vivono alla ricerca spasmodica del movimento all’unisono. Ogni tanto il dispositivo si inceppa e … pazienza si riparte. Dalla continua sequenza di gag delicate, tenui, raffinate e di rara intelligenza teatrale un lavoro in frammenti solo all’apparenza spezzettato.
Il filo è quello ironico dei meccanismi ludici e dell’imprevedibilità dei gesti del quotidiano che interrompono sequenze perfettamente sincronizzate, gesti che abitualmente abitano una sala prove di danza e che sono frutto di intimità che solo un lavoro tra corpi sa rendere possibile. Finzione e realtà si fondono e da qui piccoli conflitti, insicurezze, dubbi e perché no, un sano menefreghismo. Non si ride, si sorride e la danza è solo uno degli elementi e non il fondamentale. La regia ed il gioco sapiente degli incastri fanno lo spettacolo. Il movimento in effetti, a tratti fluido altre volte con una foga inaspettata, sembra essere più un pretesto per dare ritmo, cadenzare, sembra uscire naturalmente da quei corpi e si fonde con i tic e le mini nevrosi che ne derivano. Altre volte è ricco di gestualità e i bravissimi danzatori amplificano di mille sfumature il senso, si guardano, sorridono, sussurrano, ammiccano, impercettibili smorfie di approvazione, delusione, sembrano studiate minuziosamente eppure così naturali; poi guardano il pubblico che inconsapevole è energia attiva allo funzionamento dello spettacolo. Un plauso particolare ai sensibili interpreti, Caterina Basso, Claudia Catarzi, Matteo Ceccarelli, Elisa Ferrari, Tommaso Monza e la stessa Senatore per una esibizione rodata alla perfezione, così facile alla vista, meccanismi oliati, ma quanto lavoro in quella sala e quanti di quei tic saranno nati in modo del tutto naturale dalla convivenza forzata e dalla stanchezza delle eterne ripetizioni di un movimento da produrre in fotocopia. Bravissimi.

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