Roma, Teatro dell’Opera: “Così fan tutte”

Roma, Teatro dell’Opera: “Così fan tutte”

Teatro dell’Opera di Roma – Stagione Lirica 2016/2017
“COSI’ FAN TUTTE”
Opera buffa in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Fiordiligi  FEDERICA LOMBARDI
Dorabella  PAOLA GARDINA
Guglielmo MATTIA OLIVIERI
Ferrando ANTONIO POLI
Despina  DANIELA PINI
Don Alfonso PAOLO BORDOGNA
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore e fortepiano Speranza Scappucci
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Regia Graham Vick
Scene  e costumi Samal Black
Luci  Giuseppe di Iorio
nuovo allestimento
Roma, 25 gennaio 2017
Affidato al regista Graham Vick ed alla direzione di Speranza Scappucci questo nuovo allestimento del “Così fan tutte” di Mozart andato in scena al teatro dell’Opera di Roma per la stagione in corso. Probabilmente traendo ispirazione dal sottotitolo del libretto “La scuola degli amanti” l’opera viene ambientata per tutti e due gli atti in una moderna, spartana ed asettica scuola elementare ma l’ambiente potrebbe ricordare anche una corsia psichiatrica o più semplicemente un luogo della memoria, tutto bianco e lucido con luci artificiali e fisse, sui muri del quale Guglielmo e Ferrando scrivono infantilmente con il pennarello i nomi delle loro amate. Le solite proiezioni alle quali sembra proprie che non si possa rinunciare ed una lavagna multifunzione riescono ad adattare la scena a quanto il testo prevede qualche volta qualche volta in  modo efficace, qualche volta meno. Bruttini i costumi che oltretutto non donano ad alcuni interpreti e non differenziano il rango dei diversi personaggi. Dorabella e Fiordiligi sono vestite come potrebbe esserlo la bidella Despina alla fine dell’orario di servizio e anche la gestualità cercata, rimanda ad un mondo irrimediabilmente piccolo borghese, corsette di ordinanza comprese. Nella ricerca anche visiva del rispetto delle simmetrie e della specularità delle relazioni tra i personaggi il coro viene bandito dal palcoscenico e relegato in buca e la recitazione in diversi momenti esplicita in modo troppo diretto i doppi sensi del testo vanificandone l’effetto e la raffinata e graffiante ironia. La narrazione comunque procede in maniera abbastanza fluida e se vano è il cercare in questo tipo di allestimento una guida per orientarsi nella complessa e non sempre univoca rete di citazioni, allusioni, rimandi che pervadono e sostanziano l’opera, va riconosciuto a questo spettacolo il merito di piacere probabilmente ad un pubblico giovane.  Pertanto se  l’obiettivo è quello di attrarli verso il mondo dell’opera e di gettare le basi perché esista un pubblico del domani ben venga, purchè però si conservi la consapevolezza che poi dovrà esser mostrato loro anche molto altro.
Pulita nelle sonorità e nelle linee della concertazione ma  asettica e quasi metronomica la direzione di Speranza Scappucci che a parte qualche difficoltà probabilmente occasionale di affiatamento nei recitativi al fortepiano e con il palcoscenico, è risultata nel complesso un po’ monotona. Difficilmente apprezzabile la prestazione del coro relegato in  buca.
Ottima nel complesso è apparsa la compagnia di canto, vero motivo del successo della serata. Fiordiligi di gran lusso è stata Federica Lombardi, sicura nel registro acuto e nelle agilità ed inappuntabile nel fraseggio e nella dizione. Brava anche Paola Gardina nei panni di Dorabella  caratterizzata con efficacia, correttezza vocale e spigliatezza. Daniela Pini impersonava Despina rendendone molto bene il lato malizioso e determinato con una dizione molto curata e una  notevole sicurezza scenica sia pure con qualche asprezza negli acuti estremi. Molto buono il Guglielmo di Mattia Olivieri, cantato con bella voce scura e morbida, fraseggio vario ed elegante e impersonato con gradevole  e simpatica disinvoltura. Antonio Poli ha cantato con la consueta bella voce e fraseggio vario, offrendo un Ferrando ricco di sfumature ma con qualche lieve segno di fatica di troppo nel secondo atto, forse per un non sempre ottimale affiatamento con il direttore. Infine il don Alfonso di Paolo Bordogna che ha spiccato sul resto della compagnia per assoluto dominio della scena, sicurezza vocale e musicalità nonostante un timbro vocale non immediatamente accattivate. Del suo personaggio è emerso più il lato sarcastico e compiaciuto che non la saggezza ma queste forse sono scelte di regia indipendenti dalla volontà dall’interprete e in ogni caso costituiscono percorsi di lettura più che legittimi. Ottimo e ampiamente documentato il programma di sala, utile strumento di approfondimento per la conoscenza di un’opera con la quale anche il pubblico degli appassionati continua ad avere in fondo poca dimestichezza. Alla fine applausi per tutti anche se forse la compagnia di canto avrebbe meritato di più. Foto Yasuko Kageyama

  

 

 

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2 comments

  1. Carmelo

    Che bello Mozart nelle gole italiane…le regie con lo sciacquone verso tutta la tradizione rischia di far assomigliare il melodramma ad un musical…il coro in buca …discutibile proprio perché interlocutore scenico e coinvolto nella.trama sottile del gioco Amoroso.Però evviva il Teatro.Sempre

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