Torino, Teatro Regio: “Manon Lescaut”

Torino, Teatro Regio: “Manon Lescaut”
Torino, Teatro Regio, stagione lirica 2016-17
“MANON LESCAUT”
Dramma lirico in quattro atti da “Histoire du chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut” di Antoine François Prévost su libretto di Domenico Oliva e Luigi Illica con interventi di Marco Praga, Ruggero Leoncavallo, Giacomo Puccini, Giulio Ricordi e Giuseppe Adami
Musica di Giacomo Puccini
Manon Lescaut MARIA JOSÉ SIRI
Il cavaliere Renato Des Grieux GREGORY KUNDE
Lescaut DALIBOR JENIS
Geronte di Ravoir CARLO LEPORE
Edmondo FRANCESCO MARSIGLIA
Il maestro di ballo SAVERIO PUGLIESE
Un musico CLARISSA LEONARDI
Un lampionaio CULLEN GANDY
Il sergente degli arcieri e l’oste DARIO GIORGIELÈ
Un capitano di marina CRISTIAN SAITTA
I musici LAURA LANFRANCHI, CATERINA BORRUSO, RAFFAELLA RIELLO, ROBERTA GARELLI
Orchestra e coro del Teatro Regio di Torino
Direttore Gianandrea Noseda
Maestro del coro Claudio Fenoglio
Regia Vittorio Borrelli
Scene Thierry Flamand
Costumi Christian Gasc
Luci Andrea Anfossi
Movimenti mimici Anna Maria Bruzzese
Produzione Teatro Regio di Torino
Torino, 19 marzo 2017
Torino ha sempre avuto un rapporto speciale con Puccini e con le opere del compositore lucchese che hanno visto la luce sul palcoscenico del Regio. Ma, mentre “La bohéme” è stata sistematicamente ripresa nel corso degli anni, più sporadici sono stati gli allestimenti di “Manon Lescaut”; l’ultima volta era stata a corollario delle Olimpiadi Invernali del 2006 quando l’attore Jean Reno costruì uno spettacolo intorno a Roberto Alagna, indiscussa stella di quegli spettacoli olimpici. E proprio l’allestimento di Reno – con le scene di Thierry Flamand e i costumi di Christian Gasc – viene ripreso per l’occasione da Vittorio Borrelli mostrandosi produzione ancora pienamente godibile in tutti i suoi aspetti. L’impianto scenico tratteggia un Settecento ideale, elegante e stilizzato, senza inutili pesantezze: una serie di arcate aperte su una campagna soleggiata per la stazione di Amiens, un rococò leggero ed elegante per gli appartamenti di Geronte, il porto di Le Havre con le bitte di ancoraggio in prospettiva e sul fondo l’alberatura della nave pronta a partire, il nulla assolato della landa desolata. Pochi e funzionali gli oggetti di scena, eleganti nella loro semplicità i costumi che evocano l’epoca della vicenda senza eccessi barocchi – più ricchi quelli di Geronte e di Manon nel II atto, immagine dello sfarzo in cui vive il tesoriere e del potere seduttivo della ricchezza su Manon. In questo contesto Borrelli sviluppa la vicenda con logicità e coerenza, seguendo l’andamento del libretto e senza ricorrere a inutili forzature.
Alla guida dei complessi del Regio Gianandrea Noseda si conferma pucciniano di razza proprio per essere profondamente antipuccinista. Noseda crede profondamente nel valore della musica di Puccini, nella sua ricchezza e nella sua modernità e proprio questo ricerca con la sua direzione. Il risultato è una lettura tutta centrata sui valori musicali che esalta quanto di moderno e proto-novecentesco ha già la scrittura pucciniana di questo momento, così come ne esalta la ricchezza timbrica e cromatica e la varietà agogica. Nella sua “Manon Lescaut” si sentono il vento della passione e l’irrefrenabile slancio della giovinezza così come l’implacabile schianto della tragedia ma non c’è spazio per fazzoletti inzuppati e zuccherosità espressive in quanto tutto procede come trascinato dall’implacabilità del destino che si esprime con sicuro passo teatrale e con ricche sonorità a tratti di sapore quasi wagneriano. Orchestra e coro rispondono alla perfezione alle richieste del direttore mostrando una simbiosi ormai perfettamente raggiunta.
Sul piano vocale emerge la prestazione di Gregory Kunde nei panni di Des Grieux colto in una giornata di autentico stato di grazia. Il tenore americano non smette di stupire a ogni nuovo debutto: nonostante l’età non più verdissima, la voce è incredibilmente intatta e nel corso degli anni ha acquisito una robustezza e uno squillo ancora maggiori che uniti a una perfetta tecnica di proiezione gli permettono di superare senza difficoltà il mare di suono che Noseda fa sorgere dall’orchestra riuscendo a inondare ogni angolo della sala. Certo nel primo atto la voce di Kunde manca della freschezza giovanile e galante che Des Grieux dovrebbe avere così come si nota una scarsa naturalezza nel canto di conversazione pucciniano, quindi un “Tra voi belle” – ma seppur in modo meno marcato anche un “Donna non vidi mai” – giocati un po’ in difesa ma, a partire dal secondo atto quanto le polveri della tensione drammatica prendono fuoco, Kunde sale in cattedra in un crescendo di slancio vocale ed espressivo che raggiunge il culmine in un “Pazzo non son” da antologia e negli interventi del IV atto dove uno squillo da heldentenorer si fonde sempre con la cura dei dettagli del grande belcantista. E se “Manon Lescaut” è un piccolo “Tristan und Isolde” all’italiana mai forse Des Grieux è stato – per prestanza vocale e torturato senso drammatico – tanto vicino a Tristano.
Al suo fianco Maria José Siri è una Manon di solida professionalità. La personalità non è soggiogante – e la vicinanza a un Kunde così dominante non l’aiuta al riguardo – ma la voce è piena, robusta e di bel colore, sonora e ben proiettata. L’interprete è attenta e misurata come si apprezza in un “Sola, perduta, abbandonata” tutto risolto nelle ragioni della musica e del canto, senza nessun cedimento a facili effetti veristi ma di una moderna essenzialità in questo perfettamente in linea con la lettura di Noseda.
Dalibor Jenis – Lescaut – ha una tecnica quanto meno personale ma la voce ha una buona sonorità e il personaggio è ben colto nei suoi tratti di spavalderia un po’ guascona. Perfetto il Geronte di Carlo Lepore, ottimamente cantato – e quanto una voce piena e sonora come quella di Lepore rende giustizia al personaggio – e interpretato con gusto ed eleganza.
Molto buone le numerose parti di fianco a cominciare dalla luminosa vocalità tenorile dell’Edmondo di Francesco Marsiglia, all’efficacie Musico di Clarissa Leonardi fino all’autorevole Capitano di Cristian Saitta. Completavano il cast Saverio Pugliese (Un maestro di ballo), Cullen Gandy (Un lampionaio), Dario Giorgielè (L’oste e il Capitano degli arceri) e le prime parti femminili del coro nei ruoli dei Musici. Sala gremita e successo caloroso per tutti gli interpreti con autentiche ovazioni per Kunde e Noseda.

 

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1 comment

  1. Mario Monaco

    La direzione di Noseda era inappropriata. Non capisco come si possa continuamente celebrare tutto e tutti: evidentemente chi firma la recensione è sul libro paga del Teatro Regio

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