Verona, Teatro Filarmonico: “Il viaggio a Reims”

Verona, Teatro Filarmonico: “Il viaggio a Reims”

Verona, Teatro Filarmonico – Stagione Lirica 2016/2017
“IL VIAGGIO A REIMS ossia L’ALBERGO DEL GIGLIO D’ORO”
Dramma giocoso in un atto di Luigi Baiocchi.
Musica di Gioachino Rossini
Corinna LUCREZIA DREI
La Marchesa Melibea RAFFAELLA LUPINACCI
La Contessa di Folleville MARINA MONZÓ
Madama Cortese FRANCESCA SASSU
Il Cavaliere Belfiore XABIER ANDUAGA
Il Conte di Libenskof PIETRO ADAINI
Lord Sidney MARKO MIMICA
Don Profondo ALESSANDRO ABIS
Il Barone di Trombonok GIOVANNI ROMEO
Don Alvaro ALESSIO VERNA
Maddalena/Modestina ALICE MARINI
Don Luigino/Zefirino STEFANO PISANI
Don Prudenzio OMAR KAMATA
Delia FRANCESCA MICARELLI
Antonio STEFANO MARCHISIO
Coro e Orchestra della Fondazione Arena di Verona
Direttore Francesco Ommassini
Maestro del Coro Vito Lombardi
Regia Pier Francesco Maestrini
Scene e costumi Alfredo Troisi
Animazioni Joshua Held
Verona, 28 Maggio 2017
Recensire questo spettacolo non è davvero cosa semplice. Tante le domande che ci rimangono una volta usciti dal Teatro Filarmonico: è questa la qualità di cui il teatro lirico ha disperatamente bisogno per rilanciarsi? Questa trivialità, questa grossolana volgarità che farebbe scuotere la testa a un cinepanettone, questo l’unico modo per raggiungere il pubblico? Io credo di no. Per un motivo molto semplice: a teatro vogliamo sentirci eleganti. E non per la scarpa abbinata alla pochette, vogliamo sentirci intimamente eleganti, vogliamo uscire dal teatro con qualcosa di bello da ricordare e da raccontare. Certo, i palati sono variegati, ma personalmente ho trovato questo spettacolo profondamente triste. Altre riserve si sommano a quelle già espresse nei confronti del “Barbiere cartoon” di un paio di anni fa (curato sempre dal regista Pier Francesco Maestrini, per le animazioni di Joshua Held): questo Viaggio a Reims è oltremodo imbarazzante. La comicità dei cartoon è sguaiata e totalmente fuori luogo: che parte del pubblico rida è comprensibile, a qualcuno la pipì fa ancora ridere, come anche le pacche sul sedere alle belle ragazze, i balletti da discoteca e un pene che diventa penna, proboscide e tante altre amenità. Bene così. Dispiace per alcuni giovani talenti del cast, le cui voci passano completamente in secondo piano, dato che tutta l’attenzione dev’essere concentrata su ciò che accade alle loro spalle, per giunta, rumorosamente. Gli effetti sonori sono ingombranti, sovrastano la musica e risultano incredibilmente fastidiosi. Fingiamo di dimenticare il contesto e passiamo ad analizzare la performance musicale. Il Viaggio a Reims è un unicum nella produzione rossiniana: il numero esorbitante di voci che l’opera richiede, con le loro diverse caratteristiche, la rende un’opera particolarmente adatta ad una compagnia giovane. La trama è estremamente esigua, proprio a causa della natura squisitamente celebrativa dell’opera, composta per l’incoronazione di Carlo X, re di Francia. In generale molto bene le voci femminili: Corinna era Lucrezia Drei, di cui abbiamo apprezzato la facilità in acuto e la curata linea melodica. Raffaella Lupinacci regala forse la performance migliore della serata, con il suo timbro caldo e avvolgente. Sicura in scena, la Lupinacci non teme i volumi orchestrali anche nel registro più grave e porta a casa un buon successo. Marina Monzò è una Contessa di Folleville frizzante e talvolta fin troppo sopra le righe. La voce in ogni caso è in perfetta forma e risulta particolarmente gradevole nei momenti d’assieme. Francesca Sassu era Madama Cortese, cui rende giustizia con una vocalità particolarmente agile e brillante. Molto bene Alice Marini nel duplice ruolo di Maddalena / Modestina. Per quanto riguarda il cast maschile spicca il Cavalier Belfiore di Xabier Anduaga, voce gradevole e ben calibrata, di presenza scenica interessante. Bene anche il Lord Sidney di Marko Mimica, dalla pronuncia intelligibile e dal colore affascinante, particolarmente nel registro medio-grave. Trombonok era Giovanni Romeo, un’altra delle voci più promettenti del cast.  Meno bene il Conte di Libenskof di Pietro Adaini, anche se costantemente spinto e sopra le righe. Si evidenzia qualche limite vocale anche nella performance di Alessandro Abis (Don Profondo), alle prese con una tessitura vocale che non gli è molto congeniale. Completano il cast Francesca Micarelli (Delia), Alessio Verna (Don Alvaro), Stefano Marchisio (Antonio), Stefano Pisani (Don Luigino / Zefirino), Omar Kamata (Don Prudenzio). Adeguata la direzione di Francesco Ommassini, filologica ma tendenzialmente ritenuta; le dinamiche risultano complessivamente un po’ appiattite. Nonostante i costumi – ideati, come le scene, da Alfredo Troisi e davvero poco congeniali al canto (i visi dei coristi erano ricoperti da un velo sovrastato da un mascherone fumettistico) risulta generalmente buona la prestazione del Coro, preparato da Vito Lombardi. La sala era gremita e, nonostante alcune sporadiche contestazioni, entusiasta e divertita. Facciamoci qualche domanda. Foto Ennevi per Fondazione Arena

Share This

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *