Verona, Teatro Filarmonico: “La forza del destino”

Verona, Teatro Filarmonico: “La forza del destino”

Teatro Filarmonico di Verona – Stagione d’Opera e Balletto 2015/2016
“LA FORZA DEL DESTINO”
Melodramma in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Il Marchese di Calatrava CARLO CIGNI
Donna Leonora SAE-KYUNG RIM
Don Carlo di Vargas DALIBOR JENIS
Don Alvaro WALTER FRACCARO
Preziosilla CHIARA AMARÙ
Padre Guardiano SIMON LIM
Fra Melitone GEZIM MYSHKETA
Curra MILENA JOSIPOVIC
Mastro Trabuco FRANCESCO PITTARI
Un Alcade / Un chirurgo GIANLUCA LENTINI
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Direttore Omar Meir Wellber
Maestro del Coro Vito Lombardo
Regia Pier Francesco Maestrini
Scene Juan Guillermo Nova
Costumi Luca Dall’Alpi
Coreografia Renato Zanella
Allestimento Slovene National Opera and Ballet
Verona,15 dicembre 2015
Possente la Forza in Filarmonico è, nella promettente apertura della stagione d’opera e balletto 2015/2016. Stupisce sempre come da una struttura drammaturgica tanto debole Verdi sia riuscito a costruire un simile capolavoro. La Forza del destino colpisce lo spettatore per la propria ingenua immediatezza, tanto più scegliendo (come in realtà accade molto frequentemente) di posporre la Sinfonia tra primo e secondo atto. L’inizio in medias res è oltremodo trascinante, tanto più con una regia ben congegnata come quella di Pier Francesco Maestrini, nome ormai di casa al Filarmonico. Anche i passaggi più incoerenti della nebulosa trama dell’opera sono elusi con intelligenza e le proiezioni vanno a costituire uno sfondo adeguato, conferendo ulteriore spessore a quanto avviene in scena. D’effetto la rappresentazione dell’interno nel primo atto, come anche l’opprimente austerità della gigantesca porta del monastero nel secondo. Ma il quadro più potente è quello che apre il III atto: la “bella” guerra, la guerra celebrata nel trascinante Rataplan! di Preziosilla (una brillantissima Chiara Amarù) si mostra ora nel pieno dell’orrore. A guidare la performance musicale troviamo Omar Meir Wellber: il giovane direttore si mostra, come di consueto, perfettamente a suo agio nelle ben note osticità della partitura, scegliendo agogiche che permettono ai cantanti di dare il loro meglio e facendo emergere ogni sezione dell’orchestra con uguale energia. In un recinto così saldo i solisti sono liberi di esporsi con sicurezza, mentre i cantanti sono adeguatamente sostenuti nel fraseggio e nei fiati.
A ricoprire il ruolo di Don Alvaro, che inizialmente Verdi aveva individuato come titolo dell’intera opera, c’era Walter Fraccaro: ad un primo atto non proprio brillante, Fraccaro rimedia liberando lo squillo nel resto dell’opera, ma attenendosi tuttavia a dinamiche che difficilmente si scostano dal forte/fortissimo. Ben riusciti i momenti d’assieme, particolarmente il duetto con Carlo, il versatile Dalibor Jenis: oltre ad avere una tecnica salda e un timbro particolarmente ricco, Jenis è un attore decisamente convincente, ben guidato da Maestrini, che lascia la propria impronta nei curatissimi movimenti scenici.
Leonora era questa sera Sae-Kyung Rim, soprano appassionato e già perfettamente all’altezza del ruolo: ad un registro acuto particolarmente saldo, il giovane soprano accosta una zona centrale ben proiettata e dinamicamente ricca. La sua delicata presenza scenica caratterizza adeguatamente il complesso carattere di Leonora. Chi trionfa è però certamente Fra Melitone, un bravissimo Gezim Myshketa: Maestrini dev’essersi particolarmente divertito nella caratterizzazione del personaggio, che si attira le simpatie del pubblico col suo carattere comico ma non stereotipato. Vocalmente impeccabile, Myshketa domina la scena e si relaziona agli altri protagonisti in maniera più che credibile. La voce è avanti, sicura la maschera, libero di sfoggiare un timbro ricco mentre Wellber lo asseconda nei fiati. Ancora più saldo vocalmente il Padre guardiano Simon Lim, in forma strepitosa. Acclamato dal pubblico – che inspiegabilmente riempiva appena metà della platea – Lim si mostra più che sicuro del ruolo, scegliendo un fraseggio perfetto e pronunciando in maniera sempre intelligibile. Il timbro d’altra parte è di raro spessore e la performance attoriale adeguatamente curata. Altro personaggio riuscitissimo era quello di Preziosilla, una Chiara Amarù elegante quanto sbarazzina: trascinante nei momenti d’assieme, Chiara Amarù è attrice encomiabile nel ruolo della giovane zingara e cantante tecnicamente salda, particolarmente nel registro centrale.
Il Marchese di Calatrava era Carlo Cigni, Curra, cameriera di Leonora, era Milena Josipovic, mentre Francesco Pittari caratterizza sapientemente Mastro Trabuco. Gianluca Lentini.Il Coro, istruito da Vito Lombardi, si mostra al meglio della forma – la Vergine degli Angeli è veramente di grande effetto, grazie anche a curatissime scene e costumi firmati rispettivamente da Juan Guillermo Nova e Luca Dall’Alpi. I primi ballerini erano Alessia Gelmetti, Teresa Strisciulli, Amaya Ugarteche, Evghenj Kurtsev e Antonio Russo. Un inizio di stagione senz’altro tormentato per la Fondazione Arena, ma quanto meno salutato calorosamente dal pubblico. Foto Ennevi per Fondazione Arena

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