Verona, Teatro Filarmonico: “Turandot”

Verona, Teatro Filarmonico: “Turandot”

Verona, Stagone Lirica 2016/2017
“TURANDOT”
Opera in tre atti su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
Musica di Giacomo Puccini
La Principessa Turandot  TIZIANA CARUSO / TERESA ROMANO
L’ Imperatore Altoum MURAT CAN GÜVEM
Timur, re tartaro spodestato CARLO CIGNI
Il principe Ignoto (Calaf), suo figlio WALTER FRACCARO / MARTIN MUEHLE
Liù, giovane schiava DONATA D’ANNUNZIO LOMBARDI /ROCIO IGNACIO
Ping, gran cancelliere FEDERICO LONGHI
Pong, gran provveditore MASSIMILIANO CAROLLA
Pang, gran cuciniere LUCA CASALINI
Un mandarino NICOLÒ CERANI
Il Principe di Persia SALVATORE SCHIANO DI COLA
Orchestra, Coro e Corpo di ballo dell’Arena di Verona
Direttore Jader Bignamini
Maestro del Coro Vito Lombardi  
Regia , scene e luci Filippo Tonon
Costumi Cristina Aceti
Allestimento Slovene National Opera and Ballet di Maribor
Verona, 18  e 20 dicembre 2016
Accoglienza trionfale per questa tanto attesa Turandot veronese: una splendida apertura per questa problematica stagione lirica, funestata da ritardi, tagli, incertezze, in un’atmosfera tesa che solo grazie alla fattiva collaborazione di tutte le figure professionali coinvolte riesce a stemperarsi in uno spettacolo di indiscutibile qualità. Un allestimento di grande impatto visivo, con tre grandi cornici mobili – e tre è il numero principe in Turandot – che scorrono orizzontalmente per il palco portando al proprio interno gli elementi o i personaggi chiave della vicenda. Le atmosfere, i colori e i costumi sono vivacissimi senza scadere nel kitsch: perfetta la resa della folla agitata nell’atto primo, di grande effetto l’ingresso del principe di Persia imprigionato in una delle cornici. Si percepisce l’essenza della “Pechino, al tempo delle favole” nella passione cieca di Calaf che corre verso il gong, nel fatuo e dolce sogno di Ping Pong e Pang, nell’infuocata scena degli enigmi e nel sublime sacrificio della piccola Liù. Filippo Tonon crea un meccanismo di disarmante semplicità, in cui pochi essenziali elementi riescono a rendere chiarissima una vicenda psicologicamente complessa: all’inizio, quando la principessa di gelo conosce l’apice della propria crudeltà, comparendo come un’ombra sullo sfondo che con un secco gesto del braccio decreta la morte del principino di Persia, il meccanismo ondeggia freneticamente, nel caos della realtà cittadina; quando invece  Calaf scioglie gli enigmi e soprattutto nel finale, quando viene riconosciuto come “Amore”, si direbbe che insieme a Turandot, alla sua mente oppressa dal fantasma dell’ava, tutta Pechino venga finalmente liberata, sciolta dal giogo del meccanismo dei tre enigmi. Una regia, dunque, intensamente simbolica, in cui tuttavia i protagonisti si muovono facilmente, essendo l’atmosfera perfettamente integrata con la trama dell’opera. In splendida forma troviamo il Coro, istruito da Vito Lombardi: dalla macabra frenesia con cui il popolo acclama il boia si passa alla stravolgente liricità dell’invocazione alla Luna, la testa mozza. Tutto è estremamente partecipato e un grande aiuto arriva anche dal podio, dove Jader Bignamini realizza una performance di alto livello: gli archi emergono con un’intensità dolente, mentre viene dato il giusto risalto alle percussioni.  Complessivamente buona la performance vocale: Walter Fraccaro è un Calaf di tutto rispetto, tecnicamente preparato e privo di mende vocali in acuto. Lo squillo funziona come sempre, forse qualcosa in più poteva essere fatto nei pianissimi per rendere il fraseggio ancora più intenso. Il bis del Nessun dorma viene richiesto a gran voce e concesso con entusiasmo e partecipazione emotiva. Graziosissimi i Ping, Pong e Pang rispettivamente di Federico Longhi, Massimiliano Carolla e Luca Casalin: i tre ministri, affidatari di tutta la verve comica dell’opera, sono perfettamente all’altezza del loro importante ruolo scenico: come già accaduto quest’estate in Arena, Longhi spicca per il proprio timbro aggraziato e ben calibrato, oltre che per la cura del fraseggio. Bene anche Carlo Cigni, che ritroviamo nel ruolo di Timur, adeguatamente drammatico e patetico, sia nella vocalità che nella resa scenica. Interessante la Liù di Donata D’Annunzio Lombardi, che dà al personaggio un tocco eroico in più, rendendo Liù una giovane donna perfettamente consapevole del proprio sacrificio e delle sue motivazioni: il timbro è dolcissimo e non mostra mende tecniche; i passaggi di registro sono efficaci e la voce non teme i volumi orchestrali. Meno bene, purtroppo, Tiziana Caruso nel ruolo di Turandot: siamo costretti a notare un lieve peggioramento rispetto alla performance estiva della soprano siciliana, cui non mancherebbero le carte per essere una principessa davvero eccellente; si è trattato quasi sicuramente di un episodio isolato: qualche suono acuto troppo allargato causa in diverse occasioni un risultato poco intonato e meno a fuoco del solito. In ogni caso il ruolo è davvero complesso e, se la voce non era in gran forma, poco o nulla si può dire della prestazione scenica della Caruso, adeguatamente crudele e altera quanto, più avanti, tenera e vinta. Bene l’imperatore Altoum, Murat Can Güvem, udibile per quanto collocato sul fondo della scena. Completavano efficacemente il cast Nicolò Ceriani (Mandarino) e Salvatore Schiano di Cola (Principe di Persia). L’accoglienza dell’affollatissimo teatro è davvero calorosa, particolarmente nei confronti di Fraccaro, acclamato con grandi ovazioni a scena aperta.
Nella recita del 20 dicembre abbiamo avuto la rivelazione del Calaf del tenore Martin Muehle: cantante di bella presenza scenica ma di altrettanto valore vocale: fraseggio incisivo, sa cantare anche a mezzavoce, non forza mai, emette acuti timbratissimi e sa essere alternativemente affettuoso e veemente. Al suo fianco, Teresa Romano, che interpreta una Turandot senza eccessi vocali, non tradendo uno strumento vocale, non naturalmente drammatico, in inutili forzature drammatiche. Apprezzabile l’uso intelligente di emissioni a mezzavoce. Le si può se mai recriminare una dizione e un fraseggio più nitidi. Infine Rocio Ignacio che offre a Liù momenti di prezioso lirismo.
Prossimo appuntamento al Filarmonico di Verona in Gennaio con  Pagliacci.

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