Napoli, Teatro di San Carlo: Serata Forsythe

Napoli, Teatro di San Carlo, “Ottobre Danza”
“SE
RATA FORSYTHE – TRITTICO”
Second Detail

Coreografia, Scene e Luci William Forsythe
Musica Thom Willems
Costumi William Forsythe, Issey Miyake
Interpreti Ruth Miro Salvador, Karline Marion,Julia Carnicer,
Marie-Laetitia Diederichs, Mariane Joly, Elsa Monguillot, Sora Lee,
Harris Gkekas, Simon Feltz, Raùl Serrano Nùnez, Alexis Bourbeau, Misha Kostrzewski,
Tadayoshi Kokeguchi, PavelTrush.
Workwithinwork

Coreografia, Scene e Luci
William Forsythe
Musica Luciano Berio (Duetti per due violini, voi. 1,1979-1983)
Costumi
Stephen Galloway
Interpreti Ruth Miro Salvador, Coralie Levieux, Julia Carnicer, Caelyn Knight, Sora Lee, Karline Marion, Elsa Montguillot, Mariane Joly, Aurélie Gaillard, Raùl Serrano Nùnez, Misha Kostrzewski, Yang Jiang, FranckLaizet, Jéròme Piatka, Alexis Bourbeau, Denis Terrasse
Quintett

Coreografia, Scene e Luci William Forsythe
Musica Gavin Bryars (Jesus’blood never failed meyet)
Costumi
Stephen Galloway
Interpreti: Harris Gkekas, Franck Laizet, Jéròme Piatka, AgalieVandamme, Caelyn Knight
Napoli, 16 ottobre 2011
Secondo importante appuntamento al Teatro San Carlo di Napoli, nell’ambito di Ottobre danza 2011, questa volta con una serata a tema dedicata ad uno dei più importanti coreografi del nostro tempo, “il più europeo degli americani” William Forsythe, i cui lavori sono stati portati in scena dal Ballet de l’Opéra de Lyon. La compagnia lionese vanta un forte repertorio contemporaneo, che va da Jiři Kilián a Trisha Brown, da Mats Ek a Nacho Duato e Ohad Naharin; dal 1998 è diretta da Yorgos Loukos, il quale si premura costantemente di ampliare il proprio repertorio commissionando nuovi lavori a giovani promettenti coreografi, oltre a proporre con successo la rilettura dei grandi classici del repertorio tradizionale.
Occasione imperdibile per il pubblico napoletano (non numerosissimo, purtroppo, vista anche la scarsa pubblicità riservata all’evento), che ha potuto assistere a tre momenti di vero genio coreografico. Il Trittico presentato nelle due recite sancarliane si è aperto con Second Detail, un quadro dalla luminosità intensa color ghiaccio, nel quale i corpi dei danzatori liberano una subitanea energia che esplode dai virtuosismi, che senza sosta si susseguono. L’architettura del balletto classico è spezzata dall’uso continuo di arditi “fuori asse” e soprattutto dalla novità concettuale nell’utilizzo delle scarpette da punta, che con Forsythe perdono l’originaria connotazione romantica di mezzo di immateriale elevazione, divenendo veri uncini che ancorano il peso della ballerina alla terra. Strumento di aggancio al mondo reale, le punte fanno da perno a difficilissime figure e diventano strumento, se si vuole, di seduzione nei Pas de deux, in cui la dialettica uomo-donna sembra acquistare la valenza di un incontro-scontro, attualissima nella società contemporanea.
I movimenti, che alternano sapientemente linee lunghe a linee improvvisamente spezzate, descrivono una tematica astratta si ascendenza balanchiniana, indurita tuttavia dalla modernità dell’impianto coreografico e dalla scelta musicale.
A proposito di quest’ultima, è di notevole interesse, a parer mio, sottolineare quanto la genialità di Forsythe risieda proprio nella capacità di creare una serie di movimenti assolutamente “musicali” anche – o, forse, volutamente proprio per contrasto!- su sonorità “stridenti”, che spesso non possono annoverarsi se non nella schiera dei veri e propri “rumori”. Ebbene, l’abilità del coreografo sta nel dipingere una musica che non esiste nella realtà; spesso i movimenti accompagnano perfettamente la durezza dei suoni, ma il più delle volte disegnano nello spazio una melodia che non si ascolta, colgono la musicalità più remota che congiunge una pausa all’altra, distrae in maniera magistrale l’orecchio affannato.
Per il secondo quadro, Workwithinwork, composto nel 1998 su Duetti per due violini, vol. 1 di Luciano Berio, vale lo stesso discorso. Un lungo susseguirsi di passi a due, a tre, soli, movimento d’insieme che, su un mutato sfondo di colore nero, sostengono con sapienza lo spettatore, la cui capacità di ascolto difficilmente è in grado di sostenere un andamento ripetitivo e alquanto noioso. Ancora una volta la superiorità della coreografia, rispetto alla colonna sonora utilizzata, è evidente anche per i non addetti ai lavori. L’intreccio dei movimenti e l’eloquenza del gesto permettono alla vista di correre in aiuto dell’udito,  quando sarebbe meglio, invece, che entrambi i sensi si esaltassero a vicenda, facilitando e amplificando la sostenibilità di uno spettacolo che dovrebbe avere come fine principale quello della presa immediata sul pubblico. Se Workwithinwork, sia pure nella sua ottima costruzione formale, appare aver leggermente tediato il pubblico in sala, l’intento di felice connubio fra percezione visiva e uditiva l’ha di certo raggiunta l’ultimo quadro della serata.
Quintett fu composto nel 1993, in un momento doloroso della vita del coreografo, come accorato omaggio alla compagna tristemente consumata dalla malattia. Cinque bravissimi giovani  danzano ininterrottamente per ben quaranta minuti, che trascorrono senza che nessuno si accorga dello scorrere del tempo. Non più scarpette da punta, non più atmosfere glaciali e astratte, bensì un quadro intimistico di sincera umanità, espressa attraverso movimenti ricercatissimi e molto ben eseguiti dagli interpreti. Una voce roca ripete di continuo il motivo accorato Jesus’ blood never failed me yet di Gavin Bryars, e la musica, benché riproponga costantemente lo stesso motivo, è questa volta molto più melodica e di immediata comprensione per qualunque tipo di orecchio, per cui sonorità e movimenti si sposano felicemente producendo un effetto “straniante” e quasi catartico sul pubblico (come vorrebbe Bertolt Brecht!), che ha applaudito con vivo entusiasmo quest’ultimo momento coreografico, dal quale è stato immediatamente rapito.
Una serata di grande danza che avrebbe meritato un pubblico di gran lunga più numeroso. Ci possiamo solo augurare che spettacoli di qualità continuino ad illuminare i nostri occhi e le nostre menti in una città oscurata da tanti problemi, ma che attraverso l’amore per l’arte sarà in grado di  risorgere dalle proprie ceneri. Serata Forsythe replica martedì 18 ottobre.
Foto di Francesco Squeglia ( La compagnia  ha autorizzato soltanto le foto di “Second Details” – prima coreografia – per i primi dieci minuti).


 

 

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