Napoli, Teatro di San Carlo: I “Carmina Burana” secondo Shen Wei

Napoli, Teatro di San Carlo
“CARMINA BURANA”
Cantiones Profanae cantoribus et choris cantandae comitantibus  instrumentis atque imaginibus magicis.
Musica Carl Orff
Ideazione, Coreografia , Scene, Costumi,  Luci e Videoproiezioni Shen Wei
Baritono Valdis Jansons
Soprano Angela Nisi
Controtenore  Ilham Nazarov
Shen Wey Dance Arts  (Sarah Lisette Chiesa, Jordan Isadore, Cynthia Koppe, Cecily Cmpbell, Alex Speedie, Kathleen Jewett, Evan Kopeland).
Orchestra , Coro, Corpo di Ballo e Coro di voci bianche  del Teatro di San Carlo
Direttore Jordi Bernàcer
Maestro del Coro Salvatore Caputo
Direttore del Coro di Voci Bianche Stefania Rinaldi
Prima assoluta. Nuovo allestimento del Teatro di San Carlo di Napoli
Napoli, 24 luglio 2013
George Balanchine aveva ragione. E come potrebbe essere altrimenti? «Guardare la musica e ascoltare la danza» è quanto è accaduto al Teatro San Carlo di Napoli, in occasione del mega-allestimento dei Carmina Burana di Carl Orff , eseguiti per la prima volta a Francoforte nel 1937,   da parte del giovane coreografo di origini cinesi Shen Wei. Una messa in scena che non si vedeva da tempo al Massimo napoletano, che ha visto impegnate tutte le sue forze artistiche: orchestra, solisti, coro, corpo di ballo e coro di voci bianche, nonché sette danzatori della newyorkese Shen Wei Dance Arts, una delle maggiori compagnie di danza sul piano internazionale. Un totale di circa duecento individui. Se lo stesso Orff scriveva: «La rigenerazione della musica deve partire dal movimento, dalla danza. Ritmo non è cosa astratta, è la vita stessa, è la forza del linguaggio, musica e movimento», ecco che la transcodificazione visiva dei Carmina di Shen Wei, artista poliedrico che ha ottenuto grande fama internazionale per aver diretto la coreografia della Cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino nel 2008 (per tacere dei numerosi incarichi e riconoscimenti internazionali), riesce a conquistare immediatamente il pubblico. «So bene che i Carmina Burana sono associati a una ricezione immediata e facile, ma io vi ho intravisto una leggerezza che vorrei restituire al pubblico. In un mondo così commerciale e povero culturalmente come il nostro, dovrebbe essere, al contrario, difficile penetrare la poesia e la bellezza di questa partitura. Direi che l’ho scelta pensando a una sfida: per restituirla nel suo sapore e nel suo contesto naturale in una grande operazione di opera – ballo, in cui mi occupo dei movimenti dei cantanti, dei loro costumi, delle scene, di tutto l’impianto visivo ma soprattutto dei  danzatori, vera guida alla musica, al canto e ai suoi testi poetici».
E, finalmente, dopo due secoli è proprio l’opera-ballo che ha mandato il pubblico in letterale visibilio. La compenetrazione di canto musica e danza non secondo gli schemi dell’opera lirica tradizionale, in cui i numeri di danza si giustappongono a quelli di bel canto, bensì un’unica veste per due forme d’arte che un tempo erano assai più vicine di quanto non lo siano oggi, in qualità di “membri” appartenenti a una «stessa famiglia» (come definisce opera e balletto la studiosa americana Marian Smith).
Giovanissimi loggionisti e anziani abbonati hanno applaudito con grande entusiasmo il lavoro di Shen Wei. Il racconto dei Carmina Burana proposto da Wei include quattro Cantiones Profanae tratte dallo stesso codice del XIII secolo proveniente dall’Abbazia di Benediktbeuren (l’antica Bura Sancti Benedicti, da cui l’aggettivo burana) e ora custodito presso la Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera, che eccitò la vena creativa di Orff. La scelta è stata operata dal coreografo e dal Maestro Jordi Benàcher, collocandole  in apertura di ogni singola sezione, in maniera da conservare intatta la struttura del capolavoro.
Il forte impatto emotivo della messa in scena deve molto all’orchestra del Teatro San Carlo, diretta con energia e precisione dallo stesso Benàcher. Con la vigorosa esecuzione del famosissimo Fortuna imperatrix mundi e grazie anche alla straordinaria acustica del Massimo napoletano, ha trasformato in dardi le note di Orff: le percussioni hanno risuonato come tuoni e il coro ha dato bella prova di sé, così collocato nel bel mezzo della immensa buca del palcoscenico, mentre il corpo di ballo si è mosso costantemente sulla parte sopraelevata dello stesso e i solisti (cantanti e danzatori) sul proscenio dinanzi al coro. Bravi il baritono Valdis Janson, il soprano Angela Nisi e il controtenore Ilham Nazarov.
I sette danzatori della Shen Wei Dance Arts  hanno guidato i padroni di casa nel mondo sconosciuto di una tecnica e un’espressività nuove, dimostrando grande fluidità e compostezza.  I giovani del corpo di ballo sancarliano (finalmente sulla strada del risanamento e del rilancio, grazie a una nuova politica di rinnovamento dell’organico) sono stati calati in un linguaggio nuovo, cólto, di ampie vedute.
Shen Wei si è affidato all’immaginario medievale e rinascimentale, portando sulla scena alla lettera l’epigrafe latina dell’opera teatrale di Orff Cantiones Profanae cantoribus et choris cantandae comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis, con un allestimento che ha offerto «figure astratte – come scrive Marinella Guatterini – in costumi che, per i danzatori, somiglieranno a una seconda pelle, mentre i cantanti saranno irrigiditi come statue a cui Wei darà un’anima». Particolarmente suggestiva è risultata la figura dell’Ombra (Jordan Isadore), quasi sempre imprigionata in morbidi spirali  tubolari, che davano l’impressione di uno strisciante attaccamento alla terra.
Ispirazione folgorante, nel corso del suo soggiorno partenopeo, è stata la visita al Museo Archeologico Nazionale, «luogo di grandezza culturale immensa», che ha generato «immote figure in marmo» elevate su alti  obelischi  alle spalle del coro, nonché l’immancabile riferimento all’acqua, altro simbolo della città di Napoli. Troppo prolisso sarebbe voler descrivere ogni scena, tanto ci sarebbe da dire. Fatto sta che, con questo allestimento creato in prima assoluta per Napoli, il piano di rilancio del Teatro di San Carlo sembra porre ottime basi. Chissà che qualcosa non inizi veramente a cambiare, anche alla luce – e mi si consenta questa piccola punta di presunzione per la nostra attentissima rivista – delle passate critiche dall’intento sinceramente costruttivo, che pare abbiano avuto non poca risonanza. Lo spettacolo, in scena a Napoli fino al 26 luglio, volerà al Teatro Marinskij di San Pietroburgo con l’allestimento del Teatro di San Carlo

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