Gala della Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo

Napoli, Tearo di San Carlo, Autunno Danza 2013
“GALA DELLA SCUOLA DI BALLO”
“Verdiana”
Coreografia Fausta Mazzucchelli
Musica Giuseppe Verdi
Pianoforte Vincenzo Astarita
Allievi della Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo
“Bata”
Coreografia  Aida Gomez
Musica Johann Sebastian Bach
Interperte  Luca Giaccio
Sylvia Pas de deux”
Coreografia George Balanchine
Musica Leo Delibes
Interpreti  Chiara Amirante, Giuseppe Schiavone
“La morte del cigno”
Coreografia Michail Fokine
Musica Camille Saint-Saëns
Interprete Sara Ricciardelli
“La Sylphide”
Coreografia August Bournoville
Musica Hermann Severin von Løvenskiold
Interpreti  Serena Sarnatario, Alessandro Macario
“Paquita”
Coreografia  Marius Petipa, ripresa da Anna Razzi
Musica  Aloisius Ludwig Minkus
Allievi della Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo
Napoli, 27  ottobre 2013

Dopo l’apertura ufficiale della ormai consueta e benemerita rassegna “Autunno danza”, promossa dal Teatro di San Carlo di Napoli, con l’ultima recita del Lago dei cigni (allestimento del Teatro Marijnskj di Sanpietropurgo, ospite a Napoli lo scorso settembre),  il Gala della Scuola di Ballo più antica d’Italia è il primo spettacolo della trilogia ballettistica partenopea. Un appuntamento che, come auspica la Direttrice Anna Razzi, sta diventando e si spera continui a essere una costante della programmazione annuale del Teatro.
Ricordiamo brevemente ai nostri lettori di tutto il mondo – utilizzando qui le consuete notizie  in circolazione – che la Scuola el Massimo napoletano fu fondata nel 1812, grazie al compositore e ballerino Pietro Hus che, insieme a Louis Stanislav Henry e Salvatore Taglioni, diedero vita a corsi per 32 ragazzi di ambo i sessi. Con il ritorno dei Borbone sul trono delle Due Sicilie la Scuola sancarliana prese finalmente forma: un regolamento molto rigido stabiliva l’età e i requisiti dei candidati; si pensi che per l’ammissione doveva essere esibito un certificato di polizia che  attestasse la moralità dell’aspirante allievo. Entrare al San Carlo costituiva dunque un titolo di merito. Superato l’esame di ammissione, gli allievi, per completare la propria educazione musicale, dovevano imparare a suonare il violino se maschi e, se femmine, addestrarsi al solfeggio. L’allievo aveva diritto alla preferenza nella scrittura al San Carlo e, dopo sei mesi di esercizio, poteva anche partecipare agli spettacoli con una retribuzione che variava dai 2.640 ai 15.000 ducati l’anno. Come dire: un futuro assicurato. Fu subito un grande successo, tanto che l’anno dopo i francesi fondarono un’accademia simile anche alla Scala di Milano. Alla fine della guerra, nel 1944, la prima ballerina della Scala, Bianca Gallizia, decise di accettare l’invito di Pasquale Di Costanzo a ricostruire la Scuola di Ballo del San Carlo insieme a Milly Wanda Clerici e Guido Graziosi. Così il Teatro, oltre a riprendere con entusiasmo l’attività lirica e sinfonica, tornava a essere un punto di riferimento importante per la danza in Italia. Dopo più di cento anni, la Scuola – soppressa nel 1841 – tornava a vivere. Furono messi in cantiere due corsi gratuiti: uno regolare, otto anni di studio per allievi tra gli 8 e i 12 anni, e l’altro accelerato, solo cinque anni per allievi tra i 13 e i 16 anni. Accanto allo studio della danza furono inoltre inserite materie complementari quali il repertorio del balletto, la tecnica della danza moderna, la danza di carattere, la storia e la teoria della musica, il canto e  il solfeggio. Nel 1973, dopo più di ventitré anni di attività a Napoli, Bianca Gallizia lasciò la direzione della Scuola alla sua più stretta collaboratrice, Milly Wanda Clerici. Nel non facile periodo che seguì si alternarono alla guida dell’accademia di danza Tony Ferrante, Zarko Prebil e Giuliana Pensi. Dal 1990 la Scuola è stabilmente affidata alla direzione di Anna Razzi. Romana, diplomata alla Scuola dell’Opera, la Razzi è stata prima ballerina e quindi étoile alla Scala fino al 1985. Con il suo bagaglio di esperienze e un carattere reso più dolce dalle origini partenopee della madre, la Signora Razzi insegna ai ragazzi napoletani i segreti dell’arte e ha ripristinato, con caparbietà, gli spettacoli tenuti dagli allievi della Scuola.
Il gala proposto in queste due calde serate di ottobre ha sollevato il sipario su un immancabile omaggio a Giuseppe Verdi, nel bicentenario della nascita, con Verdiana,  una coreografia di stampo neoclassico di Fausta Mazzucchelli – già docente della Scuola – in cui gli allievi dei corsi superiori hanno danzato sulle note delle più celebri melodie verdiane, eseguite al pianoforte dal bravo pianista Vincenzo Astarita.
Lo spettacolo è stato arricchito dall’intervento degli ex allievi attualmente in carriera presso le più prestigiose compagnie europee. Acclamatissimo, Luca Giaccio (Balletto Nazionale di Cuba) ha danzato in Bata, di Aida Gomez; una coreografia che, in vero, non ha reso giustizia alla sua bravura: non si è compreso, peraltro, il misterioso legame fra la musica di Bach e una versione “trans” delle più tradizionali e femminili gestualità iberiche.
A seguire, Chiara Amirante e Giuseppe Schiavone (Teatro dell’Opera di Roma) hanno portato in scena il difficilissimo Sylvia Pas de deux su musica di Leo Delibes e coreografia di George Balanchine. Molto graziosa ed espressiva lei, un po’ più impacciato ma elegante lui, in un numero coreografico – sia pure adattato alla serata – già cavallo di battaglia delle più grandi étoiles, nel quale i due giovani sono arrivati un po’ affaticati al termine. La morte del cigno di Saint-Saëns -Fokine è stato un altro numero coreutico affidato alla giovane Sara Ricciardelli (Het National Theatre), anche lei alquanto impacciata nell’esecuzione, specie nella resa stilistica.
L’impressione generale è stata quella di una esecuzione poco brillante di un repertorio che solo i grandi solisti hano realmente “nelle gambe” (per usare una locuzione degli addetti ai lavori), fatta eccezione, si ribadisce, per Macario. Serena Sarnataro (Teatro alla Scala) e Alessandro Macario (Teatro di San Carlo) hanno chiuso l’intermezzo degli ospiti con il Passo a due tratto da La Sylphide di  Løvenskiold – Bournonville, in cui il solo Macario, a buon diritto, è emerso nel ruolo da Primo ballerino, al quale è da tempo avvezzo, con le sue solide batterie e la sicurezza di chi ricopre abitualemte ruoli primari.
La serata è stata chiusa dal Divertissement di danze tratte da Paquita, di Minkus- Petipa, su ripresa coreografica di Anna Razzi, che ha visto impegnati gli allievi diplomati nel giugno 2013.  E qui ci sarebbe tanto da dire, ma la riflessione è più complessa, perché toccherebbe aspetti sociologici di altra portata. Basterà dire che, mentre assisteva alla replica di domenica, chi scrive non poteva che ripensare alla sfuriata pubblica della stessa direttrice Razzi, al termine di un saggio di fine anno degli allievi (sarà stato circa tre o quattro anni fa). Chi è stato attento la ricorderà. A microfono dal palco la Signora Razzi infuriava contro il chiasso e l’indisciplina degli allievi, proseguendo anche all’uscita, rivolta alla gran massa di genitori in attesa. Ebbene, tutto questo danzava sulle punte a Teatro l’altra sera. Pirouettes non finite o finite malissimo, port de bras scoordinati, corpo di ballo assolutamente fuori musica e mancanza di coordinazione fra gli elementi dello stesso, insicurezza  e mancanza della concezione stessa di “corpo di ballo”. Ogni fanciulla sembrava una solista attenta solo a se stessa.Teste en face invec che nelle direzioni corrette, come dire: sono davanti a una telecamera. E forse il problema è anche questo. Il rilancio mediatico della scuola attraverso il canale MTV, sembra aver fatto un brutto effetto sulla resa teatrale. Soprattutto sull’elemento femminile. Per di più ci si domanda cosa ci facciano dei fisici “robustelli” in una scuola del genere. Per carità, altrettanto antiestetica sarebbe la magrezza estrema, priva di muscolatura e armonia, ma a certe viste non si può negare che qualcosa non stia andando nel verso giusto, o comunque secondo gli standard europei. Volendola vedere diversamente, si potrebbe auspicare forse un nuovo mutamento nelle categorie estetiche della danzatrice? E perché no.
L’elemento maschile, notoriamente superiore nella scuola napoletana, è stato molto più convincente. Uscendo dal Teatro ci si domanda inevitabilmente: dal momento che corpo insegnanti è lo stesso da anni, sarà  un problema di generazioni? Possibilissimo e quasi certo. Gli allievi del San Carlo sono apparsi disattenti e di scarsa pulizia tecnica. Un campanello d’allarme per una Scuola di così alto prestigio, specie in un momento di crisi come questo, in cui l’eccellenza pare il requisito minimo nella speranza di affermarsi e di vedere finalmente la luce nell’oscura selva del mondo del lavoro. A questi giovani, ancora in tempo per tutto, basterebbe concentrarsi sul binario della disciplina e dell’umiltà, per veder fiorire un talento in germe che, se esiste, ha ancora difficoltà a venir fuori. Non è solo una questione di linee o doti tecniche. La Danza è soprattutto Arte, Sapienza, Cultura.

 

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