“Le Otto Stagioni” di Mauricio Wainrot al San Carlo di Napoli

Teatro di San Carlo di Napoli, Autunno Danza 2014
“LE 8 STAGIONI”
Coreografia e Libretto Mauricio Wainrot
Musiche Antonio Vivaldi e Astor Piazzolla
Scene, Costumi e Disegno Video Carlos Gallardo
Videoproiezioni Silvia Rivas
Disegno Luci Eli Sirlin
Maître de Ballet e Assistente alle Coreografie Lienz Chang
Napoli, 22 ottobre 2014
Il secondo appuntamento del Festival “Autunno Danza” promosso dal Teatro di San Carlo di Napoli è tutto dedicato al contrasto dei pathe dell’animo umano, con “Le Otto stagioni” del coreografo argentino Mauricio Wainrot. Personaggio dalle importanti esperienze internazionali – dalla direzione artistica del Ballet Contemporáneo del Teatro di San Martín di Buenos Aires e de Les Ballets Jazz di Montreal, al contratto in residenza alla guida del Balletto Reale delle Fiandre (Ballet Royal del Belgio, dal 1991 al 2004), alle plurime collaborazioni internazionali e ai non pochi riconoscimenti ufficiali – fra i suoi titoli ricordiamo Un tram chiamato Desiderio (portato in scena nel 2001 al Teatro di Corte per l’unico suo altro precedente al San Carlo), Anna FranckCarmina BuranaEstaciones Porteñas.
“Le Otto Stagioni”, sua creazione risalente al 2001, è una coreografia che nasce da un “incontro” con un CD dall’omonimo titolo, nel quale Wainrot aveva trovato compresi e collegati “I Concerti delle Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi e le “Quattro Stagioni Porteñas” di Astor Piazzolla. Il fascino suscitato nel coreografo dalla realizzazione del grande violinista Gidon Kremer e dalle combinazioni stilistiche che ne erano emerse, in un contrasto tra «l’espressione della cultura europea» di Vivaldi e le immaginifiche evocazioni delle strade e della vita della sua città, Buenos Aires – dichiara Wainrot in un’intervista rilasciata a Paola De Simone – gli fecero proporre a Robert Denvers, direttore artistico del Ballet Royal del Belgio, di farne uno spettacolo, che dopo essere stato accettato fu replicato con successo sia per il Balletto del Teatro San Martìn di Buenos Aires, sia per le successive tournées in Uruguay e Spagna.
Focus della lettura coreografica di Wainrot sono i caratteri e i temperamenti umani, le situazioni cruciali della vita quotidiana. Le passioni inevitabilmente cicliche, come l’avvicendarsi delle stagioni, fra uomo e donna, fra donne e uomini. L’astrattezza del libretto e l’intenzione di cogliere le valenze universali dei sentimenti umani appaiono naturali, se non addirittura necessarie nella esplicazione coreografica di un tema molto caro alla cultura dell’umanità, ossia la trasformazione dell’essere umano nel ciclo della vita, i rivolgimenti dello spirito in consonanza/dissonanza rispetto ai mutamenti della natura, nel ripresentarsi circolare della morte e della vita che si rigenera. Un concetto classico, insomma. Un contrasto che Wainrot vuole bipolare, facendo corrispondere l’inverno dell’uno con l’estate dell’altro, in una continua opposizione chiaroscurale di quadri e musica.
L’effetto immediato, tuttavia, non appare dell’impatto che ci si attendeva. Il materiale musicale di altissimo livello si presenta impegnativo e la coreografia si dipana attraverso sequenze scontate e poco originali. Dall’incipit scolastico ai movimenti a canone delle masse prevedibili e inflazionati, la coreografia impegna il danzatore con sequenze di complicata coordinazione ma di scarso effetto estetico. Il quadro più ispirato è apparso il Sesto Movimento, in cui la danza delle tre coppie ha colto l’essenza della musica attraverso figure e sequenze dal sapore diverso, rispetto al resto della partitura coreografica. Discutibile anche l’effetto dei costumi e delle luci.
Il Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo ha dato, nel complesso, buona prova di sé, specie nelle esecuzioni dei solisti. Si sono distinti Anna Chiara Amirante, “aerea”, solare e dalle belle braccia “parlanti” nel Passo a Due con Edmondo Tucci; Roberta De Intinis, la cui maturità artistica conferisce a questi ruoli la giusta scioltezza e passionalità, la giovane Luisa Ieluzzi dalle lunghe linee eleganti e sinuose. Fra gli uomini brilla il trio dei giovani composto da Alessandro Staiano, Ertrugel Gjoni e Stanislao Capissi: tre prodotti della Scuola di Ballo del Massimo Napoletano diretta da Anna Razzi, questi ragazzi sono i portabandiera della secolare tradizione napoletana che vede nella danza maschile il proprio punto di forza. Lodevoli nella tecnica quanto nella musicalità dell’esecuzione d’insieme, come se fossero una persona sola, stanno crescendo artisticamente confermando una bella presenza scenica. Degna di nota è, altresì, la performance di Salvatore Manzo per precisione tecnica e purezza di linee.
Massiccia presenza di turisti di ogni nazionalità in platea, ma ancora poca risposta da parte del pubblico giovanile, che non approfitta come dovrebbe delle agevolazioni offerte per gli under 30 in queste occasioni. Il problema è sempre lo stesso, nonostante l’elevatissimo numero di scuole di danza che costellano il firmamento napoletano: una cultura provinciale che si fa bella di assistere agli spettacoli di tiro con nomi famosi in cartellone, ma che non si costruisce una profonda cultura della danza seguendo tutto il possibile. Eppure, le politiche messe a punto per aprire le porte del San Carlo a un pubblico sempre più vasto sono oltremodo invitanti, non solo da un punto di vista economico, ma anche sociale. Dopo lo spettacolo addirittura una milonga, per gli amanti del tango… Insomma, al di là dei gusti personali, si tratta di iniziative da apprezzare.
Ma ora ci proiettiamo sul prossimo e attesissimo appuntamento: “Anna Karenina” di Boris Eifman, con la Compagnia ospite “Eifman Ballet”. Un altro appuntamento al quale non si può mancare. Foto Francesco Squeglia

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